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L’idea quando ancora non esiste… (vedi alla fine)

La nascita è, di fatto, un aborto mancato. Le idee vengono partorite (in maniera cruda: espulse, in maniera poetica: vengono alla luce). Ergo, ne consegue che ogni idea, ogni singola intuizione, ogni parola messa nero su bianco, poteva non esistere oppure essere diversa da come è. Noi stessi potevamo essere diversi, perché quello spermatozoo, proprio quello, poteva innanzitutto appartenere ad uno sconosciuto che non aveva gli occhi di nostro padre. Perché i geni avrebbero potuto combinarsi in maniera diversa. Insomma, nel calcolo delle probabilità  sarei potuta nascere alta, bionda, gnocca e con gli occhi azzurro cielo, avrei potuto avere la voce di una sirena, la grazia di una gazzella e nel contempo essere veloce come il più veloce dei ghepardi. Avrei potuto essere mille e mille cose. Sono Tatiana, e tanto mi basta.

Ma proprio quello spermatozoo ha deciso, proprio in quel momento, di corteggiare quella pallina insignificante e rosata che si chiama ovulo, e i geni di combinarsi in quel dato modo, e le basi azotate si sono messe a braccetto adenina con timina e guanina con citosina. Non hanno fatto casino. E sono nata io.

Per le idee è esattamente la stessa cosa. C’è il momento giusto. C’è l’attimo in cui ti rendi conto che ti devi mettere e scrivere. Perché in quel momento, solo in quello, potrebbero venire fuori le cose migliori. Uno stesso testo, in un altro momento, costituirebbe un aborto. Non verrebbe proprio alla luce. O non verrebbe come deve venire.

Il mio ultimo parto è avvenuto in Grignetta. Venerdì: l’azienda mi chiama a rapporto e mi spiega che ci sono tre oggetti da pubblicizzare e che non sanno ancora bene come fare. Di pensarci e di tornare lunedì con delle idee. Panico. Non ho l’idea. Devo avere l’idea. Insomma devo rimanere incinta al più presto! Chiamo l’amico più fidato, quello che non mi direbbe mai di no e gliela butto lì. “Zaino e sacco a pelo, partiamo tra un’oretta e passiamo la notta fuori, ti va? Altrimenti vado da sola. Qua bisogna staccare!”. La risposta è pronta e mi piace “Figata! Ora preparo lo zaino…Ma la meta si può sapere?”. “Sì certo, saliamo questa sera in Grignetta, si cena e si dorme su in cima nel bivacco di ferro, domani si scende (che bisogna lavorare)”. Così è stato: Pian dei Resinelli, partenza, arrivo giusti giusti per mangiare il tonno e stappare il vino, temporale da paura, mattino.
Durante la discesa la mente era leggera, libera. Un sacco di ispirazione. Un sacco di idee. Un parto insomma! Quello era il momento giusto. Perché a me certe cose ispirano. La montagna mi ispira. Succede sempre, ogni volta, ormai lo so e ci posso fare affidamento, sulla montagna.

Tempo di mettere il piedino in casa e stavo scrivendo. Bello, a volte alcune cose servono proprio.

… L’idea che diventa reale (parto avvenuto con successo!)

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