Si chiama Invite Adventure ed è la mia bici. No, a dirla tutta si chiama oLIViaMi pareva un buon nome da dare ad una bicicletta, tutto qua. Inusuale, non banale, senza troppe (ed eccessive) pretese. Come me in fondo. Avere un mezzo che mi rispecchiasse e che potesse accompagnarmi più lontano rispetto a dove posso arrivare con le mie sole gambe, era diventata una esigenza. Il ragionamento in fondo è semplice: le gambe (così come la bicicletta) devono essere semplicemente un mezzo, uno strumento che mi renda capace di fare qualcosa. E quel qualcosa per me è viaggiare, visitare, conoscere utilizzando le mie sole forze e in maniera 100% green.

Prediligo quei viaggi che si possono riassumere in una tenda e uno zaino in spalla, il cui unico svantaggio è la lentezza della progressione. Mi spiego: con tenda e zaino (parlo per esperienza) non riesco a percorrere più di 40/50 km al giorno e ciò è limitante. Se in montagna, dato anche il dislivello, le mie gambe rimarranno il mio mezzo preferito di locomozione, per i viaggi in ambiente non troppo impervio (pianura, collina, montagna su strade asfaltate o strade bianche) ho pensato di affidarmi ad una bici gravel.

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Se siete curiosi di sapere cosa è una gravel vi rimando a questo sito, illuminante e completo (clicca qui).

Cicloturismo è la parola nuova da inserire nel vocabolario 2018. Certo bisogna partire un po’ da zero, esattamente come ho fatto per la corsa due anni fa. Ma considerati i risultati ottenuti in due anni con il running, credo di avere qualche possibilità di fare qualcosa di buono anche con la bike!

Se ho programmi, progetti, tabelle di allenamento? No, nulla di particolare per ora. L’obiettivo di quest’anno è quello di conoscere il mio mezzo e capire quali sono le possibilità che mi offre. L’idea di attaccargli due borse ai lati e di partire mi piace, mi piace moltissimo! Tra le mete che per ora ho individuato ci sono la Toscana e la Corsica. E’ tempo di piccoli-grandi progetti da sognare, vivere, raccontare.

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