Lungh: 250 m (8 lunghezze)
Diff: VI+/A1/R3/III

E poi? E poi finalmente arriva il giorno che torni a fare una via. Quando la scalata diventa (per mancanza di tempo, di motivazione, ecc…) un lontano ricordo, non ti rendi neppure più conto di come possa essere trovarsi con 100 metri di vuoto sotto il sederino. Parlo di emozioni. Parlo di sensazioni. Cento che poi diventano 200m e così via, fino a che esci da un tettino esposto e pensi “Porca vacca ma chi me le fa fare ‘ste cose?”.
Il vuoto, quando non ci sei più abituata, fa sempre una certa impressione. Quel misto di eccitazione e paura, di esaltazione e timore, quella cosa della quale poi ti sembra di non poter più fare a meno.
E poi, quando ad un tiro dalla dalla fine, seduta su una cengia guardi prima il lago e la parete sotto di te, poi il tuo compagno di cordata fumarsi una sigaretta col sorriso stampato, allora capisci qual è il senso di “fare ‘ste cose”!

La parete sulla quale sale la via

La Parete, da sotto, è imponente e cattiva. Mano mano che ti avvicini, salendo lungo il veloce sentiero che porta all’attacco (occhio all’avvicinamento su cenge decisamente esposte), la prospettiva cambia e, sebbene incuta sempre un certo timore reverenziale, sembra più accessibile. I muri, ad un primo sguardo apparentemente lisci, appaiono ora più lavorati, e i tetti…ma sì, in fondo i tetti si possono anche aggirare no?!

La Loss è una classicissima e storicissima via della Valle del Sarca. 250 metri di storia, suddivisa in 8 capitoli (lunghezze… ma a me la metafora del libro piace!) tutti da gustare. Dal diedro, ai passaggi aerei, alla placca di movimento: su questa via marchiata 1970 c’è proprio tutto e non si corre il rischio di annoiarsi. Anzi, capita che esci da un dietro ben “ammanettato” e che ti spiattelli sulla placca ed è a quel punto che dici “ma perchè?…”.
E’ chiaramente una via di stampo alpinistico, che corre lungo la parete grigio/gialla sfuttandone i punti deboli e valorizzzandone i tratti più estetici. Spettacolari sono il grande diedro rosso del secondo tiro (VI+), oltre al driedro giallo (VI) e al tetto (A0 oppure 7a) del sesto e settimo tiro. Aerei, estetici, roccia fantastica e solida (come su quasi tutta la via) e qualche passaggio dal quale riesci, guardando giù giù, in mezzo alle gambe, vedere la sosta da cui sei partito, 200 metri sotto…

Certo che poi quando “il socio” parte in scarpe da ginnastica e calza le scarpette solo per il tiro di 7a e la placca di 6b (o 6b+?)… allora torni alla dura realtà e pensi che tu neanche se ti allenassi per tutta la vita! E dopo un tiro “in ansia” (solo da parte mia evidentemente!!) capisci che tanto non cade e via che si sale. La via è davvero bellissima… e ne vale davvero la pena! Grazie, ancora una volta, a chi se la è tirata tutta !

La sosta aerea del sesto tiro
placca, 6b
uscita dal diedro rosso del secondo tiro
diedro giallo
Mirko Biru-Corn in versione selfie (e io che faccio la parte di quella che appesa a penzoloni gli tiene l’imbrago con una mano….come dire che se cade lo tengo?? … e gli dice “non sporgerti così tanto”… conclusione: il vuoto rende folli e fa venire strane idee!)
immancabile foto in uscita (#selfieaddicted)

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