Sono scelte. Morire sulla propria montagna, lasciare moglie e soprattutto figli, e ancor prima decidere di mettere al mondo delle creature che, forse, dovranno affrontare in maniera prematura la morte di un padre. Parlo al maschile, ora, ma potrei declinare lo stesso discorso anche in chiave femminile ovviamente. Sono scelte. Opinabili (molto), condivisibili oppure no, egoistiche dal mio personale punto di vista, ma pur sempre scelte. E dal momento che non mi sento di dare un parere sulla figura di chi, scegliendo di morire sulla propria montagna, ha dato un esempio (positivo per alcuni, negativo per altri… poco importa) al mondo, posso invece farlo per quanto riguarda i soccorritori della Revol, dei quali ho il piacere di conoscere solo Denis. Quel Denis che l’italiano l’ha imparato, più o meno, e che ci tiene a parlarlo. Quello che se ti incontra sulla ciclabile della Val Seriana, ti corre incontro per salutarti come se fossi la sua migliore amica. Che dai tempi del Palamonti, ne è passato di tempo. Che dopo quell’improbabile incidente in palestra mi ha lasciato il numero di telefono e la mail, assicurandomi che era tutto a posto. E io che neanche sapevo che quello con cui avevo scalato era uno dei più forti alpinisti in circolazione. Io scalavo, ci provavo, e basta. “gatto gatto”, mi aveva chiamata, e poco dopo mi aveva chiesto se poteva scalare con me. Un libro regalato (tutto scritto in cirillico!!) e una intervista in esclusiva per Gazzetta dello Sport. E poi via di corsa fino a Malpensa, perchè l’aereo direzione K2 non aspetta. Che cose strane mi sono sempre capitate con Denis…

Quando è avvenuto il salvataggio, nei giorni scorsi, ero a Monaco per lavoro. Ho letto la news veloce su Planet Mountain e l’unica cosa che mi è venuto di fare è stata mandare un messaggio, in triplice copia. Sempre lo stesso, sui tre numeri di telefono che ho di lui.

“Stai Attento”. E basta. non sapevo che altro dire. Senza neppure sapere se potesse leggere.

Questa mattina mi ha risposto, chiedendomi “in che senso stai Attento” e aggiungendo “Abbiamo una vita così chiara, interessante. Auguri (saluti?) dal Pakistan”.

Il bello di Denis è che il suo italiano va interpretato. Spesso parla per sensazioni, immagini, colori. Ci ho pensato, a questa vita chiara e interessante. Ci ho pensato un po’. E ci siamo risentiti nel pomeriggio. Non abbiamo parlato del salvataggio, di Tomek, della Revol. Mi ha chiesto come stavo e dove lavorassi ora. Mi ha detto che sperano di poter volare ai piedi della montagna domani, per la LORO spedizione. Con la naturalezza di sempre, come se fosse a casa in Val Seriana, si è parlato del più e del meno.

Come pronunciarsi su Tomek? Non me la sento. Ha scelto una vita, con coraggio sicuramente, follia, forse egoismo, non so, ma ha scelto. Almeno ha scelto ed è morto esattamente dove avrebbe voluto.

Denis e i compagni sono stati assolutamente superbi. Vincitori in coraggio, determinazione, altruismo. Folli, probabilmente, ma di quella follia che, se ce ne fosse di più, il mondo sarebbe un posto migliore. Grazie. Per l’esempio dato. Perchè se l’alpinismo è raggiungere la vetta, ciò non ci preclude la possibilità di essere uomini veri, capaci di dare un valore alla vita umana. Voi siete uomini. Persone vere. Esempi da seguire. Impariamo.

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