Questa è la storia di una mezza idea, nata nel cuore, formalizzata nella mente, realizzata dal corpo.
Cuore, mente e corpo: eh sì! Sono proprio necessari tutti e tre per andare in montagna!
Il cuore, che corrisponde alla passione e ai sentimenti che permettono di svegliarsi alle 4 di mattina e iniziare a camminare che è ancora buio;
la mente, che formalizza i desideri, ragiona e valuta ciò che è fattibile (distinguendo da quello che invece è meglio rimanga un sogno),
il corpo, perchè senza quello.. gli altri due sarebbero inutili.

Sveglia alle 4 dunque e partenza alle 5:30 da Passo della Presolana, temperatura alla macchina: -9.
La mia auto è la prima a occupare il parcheggio adiacente alla chiesetta del Passo. Lo zaino è già pronto, la frontale in testa.
Il bosco è buio, nonostante in cielo la luna sia quasi piena. Silenzio assoluto. Unico rumore: i miei passi.
All’inizio provo un po’ di paura, poi la mente si distende e quel buio diventa il mio mondo e, strano a dirsi, mi sento a mio agio. Mi fermo, di tanto in tanto, e ascolto. Immaginavo che il bosco riservasse un sacco di rumori notturni, ma non è così. Un silenzio irreale.
Immaginavo che schiarisse presto, invece il sole si farà attendere a lungo e mi sorprenderà (anzi lo dovrò aspettare!!!) una volta arrivata al Bivacco Città di Clusone. Immaginavo un sacco di cose insomma, forse troppe…
I raggi purpurei colpiscono prima la neve, poi le pareti.
La Regina giaceva addormentata mentre mi inerpicavo sul suo manto bianco, accorgendosi di me solo al risveglio.
“Sveglia Regina!” Urlo. Urlo perchè sono sola, qua. E perchè sono felice. Urlo perchè questo posto mi apre il cuore. Urlo perchè Lei mi deve sentire. Urlo per ricordare Alberto e la mia prima via sulla Bramani Ratti. Già. Guardo le pareti. Urlo ancora “Ciao Alby, hai visto che non ho mollato?!”. Una lacrima, ma questa volta di gioia.

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