Lunghezza: 18k circa
Dislivello: 1400D+ circa

E niente. Per me la stagione inizia…a fine stagione. Quando le gare stanno per finire! Strana io, vero? Strana tanto direi. E se non avessi trovato quel bel gruppo di matti della Carvico Skyrunning probabilmente non avrei mai partecipato. Che poi partecipato è una parola grossa, dal momento che non avendo una visita medica per attività sportiva agonistica ho corso come “fuori gara”. Niente pettorale, niente chip per misurare gli intermedi e il passaggio al traguardo, ma questo non mi ha tolto la voglia di godermi fino in fondo quelle 2 ore e 53 minuti di sali-scendi per i boschi che fanno da cornice al comune di Strozza. Il fatto è che dopo il Valtellina Wine Trail mi è venuta un’improvvisa voglia di mettermi alla prova e di vedere fino a che punto le mie gambette (che poi tanto “ette” non sono!!!) potessero arrivare. In settimana, tra un giro al Rifugio Longo e un’altro al Passo del Branchino, mi è balenata per la testa una pazza idea, che però per il momento rimane ancora top secret. Fatto sta che, galvanizzata dalla follia che nella mia testa galoppa veloce, ho contattato Ale Chiappa, presidente della squadra di “runner a fil di cielo” di Carvico.
“Voglio venire a correre con voi una sera in settimana”. “Benissimo, noi ci troviamo il giovedì. Se ti va domenica c’è una gara”. “Va bene, ci sono, ma non ho il certificato per iscrivermi”. “Al massimo non ti iscrivi e la fai lo stesso”. “Affare fatto”.
E’ andata così. Dopo aver dato la mia conferma sono corsa su internet per verificare di che morte dovessi o potessi morire. Trovo quindi questa Pico Trail: 18k circa, 1400D+, ultima tappa del circuito Lombardia Skyrunning by Valetudo.  Scopro che è la finale del challenge, che si compone di 5 appuntamenti per un totale di 116k e 8230D+. Ne deduco che troverò gente che corre, mica scherza. Mi accorgerò durante la gara che, per me che mi sto avvicinando a questo affascinante sport, il livello è alto. Quindi pronti, partenza, via. Alle 7,15 di domenica mattina mi ritrovo al punto di incontro, in mezzo a una marea (anzi una montagna mi pare più a tema!) di gente che non conosco ma che si presenta simpaticamente, senza lasciarsi scappare l’occasione di accogliermi con la zeligghiana battuta “Chi è Tatianaaaa!?!?…”.
Si parte. A Strozza il clima è abbastanza polare ma a riscaldare l’atmosfera ci sono le risate dei 250 runner che, oggi, si sentono un po’ come se fosse l’ultimo giorno di scuola e vogliono fare festa. I miei nuovi “soci” non mancano di farmi sentire a casa e, proprio per farmi sentire dei loro, mi fanno indossare una maglietta, che mi fa un po’ da camicia da notte, ma d’altra parte sono io che sono un bonsai e pertanto non posso certo fargliene una colpa!!!

Foto di gruppo, qualche giro di corsa nel campo sportivo e, dopo il doveroso minuto di silenzio in memoria della strage di Parigi, si parte. Il percorso, lo si capisce da subito, è abbastanza impegnativo: dopo aver corso i primi quattro chilometri circa si arriva alla salita al monte Ubione. In 700 metri di sviluppo si sale di 230m, per arrivare ad una prima cresta con alcuni passaggi su roccette e ad una mini vertical di quasi 200 metri che porta alla croce di vetta. I cartelli mi dicono che non siamo neanche a metà, ma la salita è una cosa che mi viene abbastanza bene e non mi spaventa. Quando si inizia a scendere, su gradini di roccia e su sterrato, mi accorgo di essere, rispetto agli altri che mi passano in volata, una vera lumaca. I miei piedini saltellano da un sasso all’altro e, sebbene a me sembrino veloci, non lo sono per niente. Comincio a desiderare di nuovo la salita, che non tarda ad arrivare. Tra salite e discese, arrivo a 12k, poi a 13 e a questo punto penso che sia finita. invece no! Una mulattiera preannuncia una nuova salita in un bosco che… “ma da dove diavolo spunta questo bosco???”. Si sente la voce dello speaker che annuncia i primi arrivi… La voce si allontana sempre di più, o meglio sono io che mi allontano, inerpicandomi per il bosco. Incontro un paio di runner e nel sorpassarli scambio due parole. “Ma ci sarà prima o poi la discesa? Siamo già a 16 chilometri e stiamo salendo nel nulla!”. Uno mi guarda sconsolato e, con la goccia di sudore che gli avvelena l’occhio, mi risponde “Guarda, non ne ho idea”.
E si va. Le gambe spingono ancora e questa volta niente crampi. Passo un ponticello, salgo e poi scendo di nuovo e finalmente becco il cartello “Ultimo chilometro”. Figo, sono arrivata. Le gambe rinascono sotto l’influsso dell’euforia, mi guardo attorno e vedo che non c’è nessuno, lancio un urlo e cerco di spingere il più possibile. E finalmente eccolo lì, il gonfiabile del traguardo, accompagnato da un profumo di casoncelli che, in questo momento, non ha eguali. comincio a sognare di tuffarmi in una vasca di casoncelli e, con questa immagine ancora negli occhi e nella testa, taglio il traguardo!
E’ stato bello, bellissimo. Aria fresca, il mio respiro, i miei piedi, e un’altra esperienza da raccontare.
Grazie agli amici della Carvico, che mi hanno permesso di vivere questa bella esperienza e che, matti un po’ come lo sono io, continuerò sicuramente a frequentare. La prossima volta però, lo prometto, avrò il certificato medico.

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