“Runner è un termine maschile. Noi siamo le donne. Siamo le donne che corrono”.

Questa, forse più di ogni altra, è stata la frase che mi ha maggiormente colpita. Le donne che corrono. Già, perché essere donna è una cosa, ed è una gran cosa. Ma essere una donna che corre è ancora qualcosa in più. E questo correre, questa attività dura e faticosa, che solitamente viene attribuita al genere maschile, rende le donne che corrono speciali, libere, diverse. Ce lo racconta Vibram nel suo film Duality, girato da Alessandro Beltrame con la collaborazione di Klaus Dell’Orto, la cui prima mondiale è stata presentata in occasione della Maremontana.

“All’inizio era un sogno…”

Quello di correre, di poter essere forte, resistente, tenace e di poter fare quel qualcosa che in genere e per primi hanno fatto gli uomini, pareva impossibile all’inizio. Sono donne ordinarie, che hanno saputo rendersi straordinarie. E come loro tutte quante, da madri di famiglia, mogli, fidanzate, amanti, studentesse… Possono trasformarsi in quel qualcosa di più. Le donne che corrono, che nel film sono le atlete Audrey Bassac, Yulia Baykova, Juliette Blanchett e Uxue Fraile, si raccontano in 25 minuti di stupefacente realismo, mostrando le loro passioni, i loro punti deboli e, talvolta, anche il loro passato. Come Yulia, che è tornata al mondo delle corse dopo aver rischiato di morire per una miocardite fulminante.

“Runner è maschile ma nella nostra lingua, l’italiano, corsa è un sostantivo femminile”.

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