Un libro? Non credo di aver mai recensito (forse meglio dire “parlato”, le recensioni le lascio a chi le sa fare!) di mia sponte un libro! E’ capitato, per lavoro, ma che decidessi di farlo io, mai! Eppure mi ritrovo qui, ora, nel letto, con il pc sulle gambe e una gran voglia di raccontare! Perchè, lavoro a parte, scrivere rappresenta una delle mie passioni, oltre che uno splendido “calmanima” (sì, quando scrivo per me, mi prendo pure licenze poetiche!). Perchè a me piace raccontare storie. E nelle mie storie, in quelle che preferisco, non c’è il grande eroe, o il campione di turno, ma un uomo normale. (Che poi, diciamocelo, se vedi una persona e vuoi raccontarla, allora questa persona tanto “normale” in fondo non è!).
Dietro questo libro si nascondono un uomo, una vicenda divertente e, scoperta postuma rispetto al momento del fatto qui descritto, un’ottima scusa per leggere.
Allora, da dove comincio? Semplice… comincio da un posto semplice. Locanda Italia. Sono lì seduta al tavolo di legno. Alle mie spalle una sfilza di guide di arrampicata, bike, trek, naturalistiche… e una vetrinetta tipo teca, con i sacrissimi numeri di Alp e Pareti. Non so dove guardare. Sto aspettando e mi guardo le dita. Lo trovo un atteggiamento un tantino stupido e decido di accaparrarmi qualcosa tipo libro o rivista, per ingannare il tempo e non essere costretta a guardarmi le dita.
D’istinto prendo quello con la copertina gialla, sintomo del mio buon umore del momento, il bimbetto sopra e il titolo in dialetto. Mi risiedo e inizio a leggerlo. Salto l’introduzione. Tanti dicono che è importante, ma io la odio, perchè se prendi un libro significa che vuoi leggerlo, e se vuoi leggerlo l’introduzione ti allontana dal momento in cui inizierai la vera lettura.
Mi piace subito. Il linguaggio è semplice, schietto e diretto. Lo senti che ti parla, l’autore, e invece no, lo stai leggendo. Sono le ultime ore della giornata e la lettura scorre veloce. Alcuni aneddoti poi sono davvero simpatici. E te le vedi le cose. Questo bambinetto che vive in questo mondo di non molti anni indietro, lo stesso in ci vivo io, ma così diverso dal mio. E la vedi la corsa in ospedale della mamma partoriente, e lo zio frate che un giorno compare con una donna accanto (e non è più frate). E i ragazzetti che in oratorio giocano a giochi dai nomi a me sconosciuti.

Leggo e leggo, fino a pagina 14, quando scoppio a ridermela da sola. L’uomo seduto dinanzi a me mi guarda e chissà cosa pensa… Allora, mi viene naturale, lo guardo e gli dico: “No, sai, rido perchè questo libro è troppo bello, mi sto scompisciando. Pensa che qua il tipo dice di essere nato davanti alla portineria dell’ospedale, perchè la mamma non aveva fatto in tempo a raggiungere la sala parto, e quindi per questo ha l’imprinting del vagabondaggio… Perchè è nato davanti a una porta. Ora scrivo un messaggio a mia mamma, la informo dove sono di preciso e le chiedo se mi ha partorita davanti a una porta”.
L’uomo sorride e mi sembra sorridere proprio di gusto. Allora tento la mossa da intellettuale e incalzo (andando a vedere la parte biografica): “Mmm, Paolo Perini, di Bassano del Grappa…uno scrittore locale. Lo conosciamo?”. (Riferendomi al fatto che nel locale ci fosse, a disposizione degli avventori, questo libro).
Lui mi guarda, il sorriso sembra allargarsi e mi risponde “Beh, sì, sono io…”.
Scoppio a ridere, piegata in due sul tavolo, e probabilmente anche in modo rumoroso. Rido e dico “Oh, solite figure che faccio, non sapevo…”. E rido.
“Non preoccuparti, questi sono i complimenti veri, quelli sinceri, non quelli che ti arrivano da chi sa e che magari deve farti i complimenti”.
E niente. E poi si va avanti e si parla un po’, fino a che non arriva per me il momento di andare. Alla fine Paolo, il libro, me lo regala. E a me sembra di aver ricevuto un dono preziosissimo. Un libro direte… No! Ho ricevuto in dono 154 pagine di carta stampata, una sana risata, una nuova persona conosciuta, un ricordo e la possibilità di rivivere un mondo un po’ vecchio (non me ne voglia Paolo, se mai leggerà… non si tratta di un vecchio nel senso “anagrafico” del termine) e un po’ nuovo, che difficilmente può tornare a rivivere. Una realtà di provincia, descritta con gli occhi di un bambino, la lingua di un adulto e il cuore di chi ha vissuto non tanto, non poco, ma il giusto.
E ora sono qua, nel mio letto, che leggo, sorrido e ricordo l’uomo dagli occhi inteneriti che mi ha salutata con un bacio sulla guancia.
Source: New feed

Condividi