Gli occhi dicono tutto!!!

Chiusa. Blindata nella sala stampa. Per tre giorni intensissimi. Io, che la sala stampa di Rock Master l’avevo vista solo da fuori (e sinceramente mi sono trovata più di una volta ad invidiare le persone che ci stavano dentro!), quest’anno ho potuto provare l’emozione di entrarci per davvero. Per seguire in qualità di addetta stampa ufficiale, attenzione attenzione, le gare Speed e le finali Lead dei CampionatiMondiali Giovanili di Arrampicata Sportiva e il leggendario Duello che, da quasi 30 anni, è l’appuntamento più atteso del Rock Master Festival. Mi sono sentita parte di qualcosa di grande, cosa che non è stata solamente un’impressione perchè l’evento è stato veramente di portata mondiale. Basti pensare che nell’arco di nove giorni sono stati quasi 1.200 gli atleti che, provenienti da ogni parte del mondo, si sono messi alla prova sulle strutture del Climbing Stadium. Chi partecipa, così come probabilmente chi assiste, non ha neppure lontanamente idea della complessità organizzativa che un evento di questo tipo presuppone. Per lo meno, io non me lo sarei mai immaginato prima di vivere l’esperienza in prima persona. Oltre al discorso organizzativo, importante è anche la mole di lavoro e la tensione. La paura di aver commesso qualche errore (sovente dovuto più a stanchezza che a incompetenza) nel comunicato stampa ufficiale emesso ed inviato alle maggiori testate italiane.

La sala stampa: una finestra sul Climbing Stadium


Lavorare come addetto stampa o giornalista significa non avere orari, non avere pause, cenare dopo le 23, non godersi le gare. Perchè quella che facciamo “noi” giornalisti è una corsa contro il tempo. Non c’è tempo per le emozioni, non c’è tempo per gioire per la vittoria di un connazionale o per commentare la prestazione di un atleta, perchè quello che conta (l’unica cosa che conta, in realtà!) è avere la classifica e prepararsi a comunicare i risultati (e la cronaca di gara, il tutto ovviamente corretto!) nel minor tempo possibile. Il tutto va incastrato, ovviamente, con i tempi dei fotografi che, sempre facendo a gara col cronometro, devono scaricare e lavorare le foto da allegare al comunicato il più velocemente possibile. Insomma, a volte mi sono chiesta se i Mondiali di Speed li hanno fatti gli atleti oppure io!!!

John Ellis e Adam Ondra nel Casinò di Arco, mentre attendono di essere chiamati sul palco

Emozione grandissima l’applauso andato a John Ellis, ideatore di CAC – Climbing Against Cancer. Un applauso infinito, lunghissimo, per una platea che si inchina davanti alla forza e alla tenacia di John, uomo che si adopera di giorno in giorno, che ce la mette tutta, per continuare a lottare nonostante la malattia. A lui, la Giuria ha deciso di asegnare l’annuale Dryarn Climbing Ambassador by Aquafil, merito che va al personaggio che, in qualche modo, ha saputo dare un contributo importante, unito ad una visione “un po’ speciale”, al mondo climbing. E chi meglio di lui che, ha saputo coinvolgere una cosa come 25.000 persone (sia climbers che non), che hanno acquistato, indossato le coloratissime magliette CAC e contribuito alla causa? Tutto il ricavato (ad oggi circa 500.000 euro) è andato alla ricerca contro una malattia che, possiamo dirlo, tocca in maniera più o meno ravvicinata, davvero tutti. 
Gli Oscar dell’arrampicata, ovvero il Salewa Rock Award e La Sportiva Competition Award sono andati, rispettivamente, ad Alex Megos ed Adam Ondra. 

Ashima Shiraishi
Nome: Ashima. Cognome: Shiraishi. I lineamenti del viso, così come la corporatura, le fattezze chiaramente asiatiche non fanno certo pensare ad una “born in the Usa”. Timida, riservata, quando arriva con imbarazzante disinvoltura a mettere la corda in catena (parlo delle finali Lead), gesto che la consacra campionessa del mondo U16 sia nella specialità Lead che nel Boulder, non esulta in maniera smodata. Si fa calare, composta, e guarda con quei due occhietti luminosi qualcuno che sta sotto di lei (compagni di squadra? Famiglia? Allenatori?). E noi, in sala stampa, a guardarla progredire con la bocca aperta (Noi, ovviamente! Lei, leggiadra e serena). A vederla superare come se nulla fosse quei passaggi che, poco prima, avevano mandato in crisi le avversarie… Ashima, un altro pianeta, un altro mondo. Ashima, una che il titolo se lo è decisamente meritato.

Ondra Vs. McColl


Il Climbing Stadium illuminato, durante il Duello
Il “Rock Master Duel” è la gara esclusiva inventata quasi trent’anni fa in quel di Arco, nella quale gli 16 migliori climber a livello mondiale (8 uomini e 8 donne) gareggiano in un testa a testa, ad eliminazione diretta. Vederli è emozionante. Sono i migliori e non sai bene per chi fare il tifo. La tua testa dice “Per l’italiano/a!!!” ma poi vedi che lì ci sono i tuoi miti, quelli che da sempre vedi nei video di Planet e di Up, quelli che chiudono i tiri “monster”… e allora finisce che fai il tifo un po’ per tutti. Ho fatto così anche lo scorso anno, attaccata alla diretta tv. Quest’anno, da dietro il vetro… beh… può parere strano ma mi sembrava di stare ancora davanti allo schermo della televisione! Immagino, anzi ricordo, l’emozione di starci sotto, in mezzo alla folla… indimenticabile. A darsela di santa ragione, a tenerci lì sulle spine, Adam Ondra e Sean McColl. Salgono alla velocità della luce i due (il tiro è gradato tra il 7c+ e l’8a ma loro lo scalano come fosse un 5b… e già lì dici, vabbè, son marziani!), passano il lancio che si trova nella prima parte della via, poi il movimento delicato (o almeno lo sembra) e d’equilibro che cambia il ritmo di scalata. McColl è più fluido e ne ha decisamente più del velocista. Ondra invece sale a scatti. Per un attimo lo dico ad alta voce “Ma è davanti McColl, guarda, sta andando più veloce, vince lui!”. In parte a me Vinicio di Planet Mountain, uno che ne sa di gare, di alpinismo, di arrampicata. Da una vita segue il mondo della montagna e, insomma, ne sa. E dall’alto della sua esperienza, gli occhi fissi al vetro, mi risponde: “Guardalo, che tigre. Ondra vuole, vincere. Non vuole perdere. Non può.” E pronuncia che quei “vuole” e quei “non” con un’enfasi tale che mi zittisce (e zittire me, ci vuole tutta!!!). Nulla da fare, Vinicio ne sa! Sotto il tetto McColl è ancora in vantaggio. Il passaggio richiede un movimento tecnico: si arriva, addominali tesi, ci si gira, con eleganza ,e poi si riparte. McColl lo fa, con la fluidità che lo contraddistingue. Ondra invece sembra capire che quel movimento, tecnico e bello, è solo una perdita di tempo. Passa via dritto. Fuori il braccio. Una spinta poderosa, uno scatto verso l’alto, poi le gambe. E via. Tocca il top per primo. Vinicio ne sa. E Ondra è un campione… questa si chiama tattica di gara

Fiesta!!!
E poi, va beh, arrampicata e climbers fanno rima con festa. La festa dell’arrampicata, dello stare insieme, del condividere una passione, dell’essere lì. Ancora, come sempre. Tra chi conosci e stra chi non conosci. Ma quel che conta è essere lì, tra chi ha vinto, chi ha perso e chi si cimenta in un improbabile “Gam Gam Style”. E io, quest’anno, al Rock Master Festival, al party, a tutto, ci sono stata.

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