A VOLTE QUANDO SI VINCE, SI PERDE

Cosa siamo diventati, chi siamo diventati? Il Venti-Venti ci ha cambiati. Il 2020 sarà ricordato nei libri di storia, rammentate, e non so se gli effetti di questa pandemia (a livello economico, a livello sociale) saranno più light di quelli che ebbe, sulla popolazione mondiale, la Spagnola. 50 milioni circa di morti per la Spagnola, mentre per il Covid-19 se ne contano un milione e mezzo. Molti, molti di meno, merito anche delle cliniche e del sistema sanitario, decisamente diversi da quelli di inizi 1900. Ma al numero relativamente esiguo di morti fisiche si aggiunge (si dovrebbe aggiungere) quello della mortalità dell’etica sociale.

Se da un lato credevo (speravo?) che il distanziamento ci potesse rendere più sensibili agli affetti (cosa che non riescono più a fare le brutte pubblicità copia/incolla della Barilla anni ’90), dall’altro temevo che ci avrebbe resi ancora più egoisti. E così pare sia stato. Pare. Chi fa da sé fa per tre, oggi penso per me stesso dell’altro chi se ne fotte, il Dpcm non ha senso (per me, non ha senso) quindi me ne frego e mostro al mondo (attraverso i social, che tanto fare i leoni da tastiera è semplice!) quanto sono figo. Vado in montagna sparandomi millemila chilometri, che tanto non creo assembramentI; faccio festini privati, che tanto ci conosciamo tutti; me la rischio che tanto se la rischiano tutti… Il punto è che questo è il tipico modo di ragionare e di fare “all’italiana”. Italia, pizza, spaghetti e mafia… stereotipi? Naturalmente. Ma poi, quando il popolino (volutamente provocatorio, con riferimento universale) si comporta in questo modo, non sorprendiamoci se l’Italia è agli occhi del mondo rappresentata da questi stereotipi. Tanto lo fanno tutti, tanto sono tutti così… Già, e noi non ci teniamo ad essere i primi a fare diversamente vero? Pecore, pecore tutti. Siamo diventati giudici degli altri quando invece dovremmo solo essere giudici di noi stessi. Perché giudicare gli altri è più semplice rispetto all’atto di guardarsi dentro e auto-giudicarsi. Le regole esistono, sono sempre esistite, sono parte della società. Fin dall’antichità l’uomo ha potuto vivere “insieme” dandosi una autoregolamentazione. Una volta vi erano regole dure, incomprensibili, severe, ingiuste … Una volta. Che la donna non avesse diritto di voto era ingiusto e che Dio mi fulmini se provassi a dire che quella lotta non fu giusta e corretta e lodevole.

Il punto, l’ennesimo punto, è che forse non abbiamo più idea cosa sia importante e cosa no, non abbiamo più la capacità di dare un ordine di priorità “oggettivo” alle cose. Vince la soggettività: è importate realmente solo quello che per me, singolo individuo, è importante. È il trionfo dell’individualismo. Lo shopping natalizio è importante, andare a farmi un giro nel fine settimana è importante, uscire con gli amici è importante. Mancavano pochissimi giorni alla “zona gialla” .. pochissimi.. Non era nulla attendere fino a sabato, nulla. Eppure l’individualismo ha prevalso, ha vinto. E via, a raccontarlo su tutti i canali social che possiedo. Credendo di aver vinto (vinto che cosa?). A volte quando si vince, si perde. E noi, molti di noi, oggi hanno perso.

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