Ore 23,57. Sono alla Corte di San Ruffillo, un piccolo paradiso situato nella cosidetta Romagna Toscana, angolo silenzioso e poco noto dell’entroterra collinare della provincia di Forlì-Cesena. Scrivo ora, nel cuore della notte, perchè certe cose vanno scritte subito e di getto, prima di addormentarsi. Perchè domani probabilmente non sarà più la stessa cosa. Perchè domani mi riempirò gli occhi e il cuore di nuovi panorami e nuove emozioni. Fuori solo il gracchiare lontano di alcune rane che, come me, non riescono a prendere sonno. L’azienda agrituristica, la cui produzione spazia da vini e affettati fino alla frutta e alle conserve, si trova in un fascinoso e curato edificio di interesse storico artistico vincolato dalle Belle Arti di Ravenna, edificato per volere di Leopoldo II de Medici nel 1781 e ristrutturato nel 2013 in maniera il più possibile conservativa. Il comune di Dovadola, di cui San Ruffillo è una frazione, è un punto d’appoggio strategico per esplorare questo angolo di territorio una volta appartenuto al Granducato di Toscana.

La sorte mi vede, questa volta, in viaggio con un solo giornalista italiano e con un gruppetto di simpatici e rumorosi stranieri, appassionati di viaggi e con la mia stessa voglia di raccontare, una volta tornati in Germania, in Irlanda o nella Repubblica Ceca, questo angolo di mondo.

Colline verdeggianti e isolati centri abitati, nel medioevo nodi nervralgici degli scambi commerciali tra la Romagna e la vicinissima Toscana. Che giriamo in bicicletta, grazie alle bici che ci vengono fornite dal simpaticissimo Luigi di BikeTo asd.

Tre, due, uno… parto di slancio e per poco non mi ribalto, spinta dalla forza (a cui non sono abituata!) della bici elettrica. Ci vogliono tre minuti o poco più per intuire le potenzialità che questo mezzo può offrire ai fini turistici. Fatica ridotta, ma non inesistente, e agilità negli spostamenti. La e-bike rende la pedalata accessibile davvero a tutti, anche ai meno allenati, che sfruttano il motore a seconda della necessità. I più allenati, invece, lo tengono in modalità Eco e, vi assicuro, mi sono ritrovata più volta combattuta tra la voglia di “fare un po’ di gamba” e la sensazione di passare alla modalità Touring!…

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Il tour parte da Portico di Romagna, borgo medievale galeotto dell’innamoramento di Dante per la bella (sarà stata poi così bella?!) Beatrice. Tanto bella da essere la musa ispiratrice della Divina Commedia. E un po’ te lo immagini ‘sto povero Dante, col naso stortino e la corona di alloro (sul mio libro di letteratura del liceo era rappresentato così, che io manco fosse stato l’ultimo uomo sulla faccia della terra ci sarei mai uscita!), a morire dietro a ‘sta ragazzetta e neppure ricambiato! Il pensiero del povero Dante svanisce presto offuscato dai panorami collinari che si aprono davanti ai nostri occhi. Si sale e si sale, su strada asfaltata, anche se la fatica è ridotta dall’aiutino del motore e possiamo permetterci di buttare l’occhio attorno.

La prima tappa è quello che viene scherzosamente definito il vulcano più piccolo del mondo. Una cinquantina di centimetri e una bocca di fuoco che ora funge solamente da attrazione turistica. La guida spiega che nel medioevo questa sorgente naturale di gas metano, perchè di questo si tratta, era considerata alla stregua di una stregoneria, anche se non ci sono prove che qua venissero fatti riti o cerimonie simili. In un passato decisamente più recente prima Mussolini e poi due compagnie americane hanno cercato, con ben pochi risultati visto la scarsità del giacimento, di sfruttarlo economicamente.

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E si riparte, con una lunga discesa, in direzione del Ponte della Brusia (nella frazione di Bocconi), con la sua pozza di acqua verde considerata, sempre ai tempi del buon Dante, un po’ come “le Maldive di noaltri”. Oggi la location riveste un po’ la stessa funzione durante i fine settimana estivi, in cui i local si radunano per tuffarsi, fare il bagno e prendere il sole (e magari anche trovare la loro Beatrice!), anche se, ormai anche qua l’hanno capito, le Maldive sono tutta un’altra cosa! Unico esempio in zona di ponte a schiena d’asino a tre arcate risalente al XIV secolo, prende il nome (Brusia) dall’omonima cascata.

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Da Bocconi, proseguendo sulla strada statale (deserta!! Ma qua una macchina ogni tanto ci passa?!) in direzione Firenze, si raggiunge l’ultimo paese della Romagna. Si tratta di San Benedetto in Alpe, sovrastato dalla sua abbazia, una volta importantissima e imponente. Si dice fosse la più importante dell’intero Appennino, caduta in disgrazia per la cattiva gestione dei monaci e per la penuria di vocazioni. Fatto sta che ora sia la chiesa che parte della cripta originaria sono visitabili e a noi non rimane che lasciare volare l’immaginazione, attraverso il bellissimo giardinetto interno, e cercare di visualizzare che cosa dovesse essere e rappresentare in un passato lontano. E anche di qui passò in nostro Dante, rimanendo folgorato dalle imponenti cascate dell’Acquacheta che, manco a dirlo, le infila un Canto (il numero XVI) del suo inferno. Rifiutato dall’amata e pure un po’ visionario, per farsi tutti i film su Inferno/Purgatorio e Paradiso e metterli pure per iscritto! Come dire… ho bisogno di un TSO e lo grido al mondo, anzi ci faccio un’opera letteraria in modo che così se lo ricordino bene anche i posteri!

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Lasciamo stare Dante e ci fermiamo a mangiare un boccone (e che boccone, altamente consigliato!) presso l’ostello Il Vignale. Come per la sera precedente, in cui abbiamo cenato alla Corte di San Ruffillo, anche questa volta la cucina romagnola non delude. Per fortuna, per tornare a Portico, c’è ancora qualche chilometro, che ci permette di smaltire un po’ tutto il ben di Dio che ci siamo mangiati!

E ora niente, sono qua che vi scrivo e che vi racconto, e che mi si chiudono gli occhi perchè ho tirato le ore 01, 35. Domani il giro continua (questa volta a piedi) nel cuore delle Foreste del Casentino. E se oggi lo zaino è rimasto alla Corte, domani mattina riparte con me in direzione… in direzione? Ho troppo sonno… non me lo ricordo… facciamo che ve lo racconto domani sera, ok?

Ps: alla Corte, oltre all’ambiente top e ai gestori davvero ospitali, trovate tutta serie di prodotti BIO che si possono anche acquistare. Le marmellatine ad esempio sono speciali, così come i vini, per non parlare dei salumi. Se siete curiosi io vi lascio il link.

E Dante?!? Dante poverino lo lasciamo stare ora, che starà riposando anche lui e chissà… magari nei suoi sogni la Bea se la sposa pure!

Buona notte!!

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