ALTA QUOTA? DUE OCCHIALI CHE “FUNZIONANO” DAVVERO

La scelta del materiale tecnico (attenzione dico “tecnico” non “alla moda”) è importante. Da donna, spesso, sono portata a guardare il lato estetico di un prodotto senza soffermarmi troppo sulle caratteristiche dello stesso. È così che mi è capitato, più di una volta, di ritrovarmi su ghiacciaio con uno stilosissimo paio di occhiali lente 2 oppure di non mettere la crema solare sulle labbra perché troppo… bianca. I risultati ve li lascio immaginare. Insomma, dopo anni di errori e settimane di occhi di bragia e labbra infuocate che manco nella celeberrima opera dantesca, ho imparato a valutare con maggiore attenzione la mia attrezzatura. E, quando questa funziona, a farci caso.

In Nepal ho trascorso molti giorni a quote comprese tra i 4000 e i 5000 metri, alcuni soleggiati e altri di maltempo. I raggi UV innescano una produzione eccessiva di radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare, provocando arrossamento degli occhi, lacrimazione e ipersensibilità alla luce. L’esposizione del cristallino e della retina al sole può causare nel peggiore dei casi danni permanenti. Inoltre man mano che ci si alza di quota si assiste a una intensificazione dei raggi UV, così come importante è la superficie di rifrazione (il fenomeno della riflessione delle radiazioni è pari all’80% sulla neve). In generale, ma soprattutto in montagna, le nubi o la nebbia non schermano i raggi UV. Questo per dire che, anche se è visibilmente nuvoloso, è bene usare degli occhiali idonei. Secondo la norma europea NF EN ISO 12312-1 2013, sugli occhiali da sole vi sono cinque categorie classificate secondo una scala che va da 0 a 4, in base alla percentuale crescente di luce filtrata.

In Nepal, sapendo di essere per lunghi periodi di tempo in quota e non escludendo la presenza di ghiaccio e neve, la categoria prescelta prima di partire è stata sicuramente la lente 4. I due modelli testati sono stati Cebè Jorasses M (adatti ai visi piccoli come il mio) e Everest. Due nomi che la dicono lunga sulla loro destinazione di utilizzo.

Il modello Jorasses (Cat.2-4) è caratterizzato da tecnologia Variomatic, che permette alle lenti di adattarsi automaticamente alle condizioni di luce, scurendosi o schiarendosi all’istante a seconda della luce. Everest invece è un occhiale scuro Cat.4.

Entrambi hanno una buona vestibilità (nasello morbido e flessibile) e sono molto resistenti, adatti per l’attività in montagna e le escursioni.

Plus: i paraocchi laterali (nel caso di Everest sono anche amovibili) che schermano anche la luce che proviene di lato e creano una maggiore protezione anche in caso di vento e neve.

Su venti giorni di trekking di cui tre si neve e vento, mai un problema!

Voto generale: 8.5/9

Protezione sole: 10

Protezione vento/neve: 9 (presenza paraocchi laterali)

Vestibilità: 8.5

Comfort: 9

 

https://www.cebe.com/it/

 

Jorasses
Everest
Condividi