AUTUNNI OROBICI (dal Rifugio Longo al Calvi – sentiero alto)

Lunghezza: 23,8 km  Dislivello: Circa 1.600 D+  Starting Point: Carona (Bg)

Il giro ad anello, avendo un tracciato quasi sempre esposto al sole, è consigliato soprattutto in Primavera e Autunno. Occhio allo sviluppo: non eccessivamente lungo ma richiede, comunque, un minimo di preparazione e allenamento.

Perchè non appena tutto questo finirà, non appena finirà l’emergenza e potremo muoverci liberamente tra un comune e l’altro, non avrò bisogno di andare lontana da casa… Mi basterà andare qua. Le Orobie sono le mie montagne del cuore. Si intenda, a me le montagne piacciono tutte. Che siano lombarde, italiane, europee, nepalesi, sudamericane o marziane, mi piacciono punto e basta. 

Che poi, per essere felici, ci vuole davvero poco. Perchè talvolta non è neppure necessario fare la prestazione, ma basta “prendere e andare”! Fare quei piccoli gesti che ti danno l’idea di essere libera e che per me sono: mettermi alla guida, alzare la radio a palla e cantare mentre mi avvicino alla meta, fare colazione al bar, parcheggiare, scendere e accendere il Gps e, mentre attendo che prenda il segnale, sistemarmi lo zainetto in spalla, chiudere la macchina, schiacciare Chrono>Start e partire. Sono questi i piccoli gesti che mi dicono che sta per iniziare una giornata (talvolta, come in questo caso, una mezza giornata) di libertà.

Anche questa volta è andata così. Sveglia alle 6,00, faccia, denti e Suzy (Suzukina, la mia auto… Sì, non sono pazza, le ho dato un nome! Alle amiche si dà sempre un nomignolo pieno di affetto). Direzione Val Brembana. Colazione a Branzi da “La tavernetta di Juri e Marzia” (un grande classico, il bar che speri di trovare per le tue migliori colazioni, che già alle otto meno venti brulica di allegri nonnetti di paese ai quali interessa MOLTISSIMO sapere dove stai andando!). Auto posteggiata a Carona e via.

Bastoncini che picchiettano sul terreno, di buon passo (fin troppo buono, poi rallenterò!), mi incammino sulla strada carrozzabile che attraversa il piccolo, bellissimo borgo di Pagliari. Passata la Cascata di Val Sambuzza (sempre uno spettacolo!), proprio sopra il secondo dei tre tornanti, un cartello indica la deviazione per il P.sso del Publino. Anche da qua, dopo una mezz’ora, è possibile prendere una deviazione che porta verso i rifugi Longo e Calvi. Abbandono lo stradone asfaltato e mi inerpico su per il bosco. Il sole spunta alle mie spalle prepotente e all’improvviso, e illumina il paesaggio di toni forti a accesi.

 

Dopo qualche tornante in salita, all’altezza della Casera di Val Sambuzza, si stacca il sentiero Cai n. 208, che prosegue con un bel traverso nel bosco verso il Rif. Baitone e da qua, per sentiero Cai n. 224, si prosegue seguendo le indicazioni verso il Rif. Longo. Il sole è armai alto, invade il sentiero, la mente, il cuore, i polmoni. Tutto si riempie di sole, di “vida”. E di colpo le labbra si distendono in un sorriso, le tensioni della settimana defluiscono lentamente dal corpo, le gambe si fanno più leggere e persino il dolore alla gamba ora sembra più leggero. Il Longo si avvicina velocemente e, alle sue spalle, troneggia il Monte Aga.

Arrivata al Longo sono presa dalla terribile voglia di fermarmi a mangiare. Il profumo di brasato che riempie l’aria è davvero invitante. Sono lì lì per cedere quando, aprendo la taschina dello zaino, mi accorgo di essere completamente squattrinata. E’ destino… io questo giro me lo devo proprio fare! Imbocco il sentiero che sale dietro il rifugio in direzione Passo Selletta e Rifugio Calvi (sent. Cai 246/248). Salgo per 40 minuto buoni tra rocce grigio verdi, in un paesaggio davvero incantevole. Davanti a me, imponente, si erge l’Aga. Il lago del Diavolo è quasi completamente asciutto.

Arrivata al Passo rimango letteralmente a bocca aperta. Mancano le parole. Quella che mi si apre dinanzi agli occhi è una vallata immensa e selvaggia, ora tinta di un bel giallo oro. Da qua il cartello segna due ore per raggiungere il Rif. Calvi e indica un bel sentiero che scende dolcemente verso sinistra (sent. Cai 246). In giro non c’è un’anima, il sole è caldissimo e il cellulare non ha rete. Sono nel nulla e la cosa mi elettrizza! Comincio a scendere di corsa e proseguo per una buona mezz’ora.

I paesaggi si intervallano uno più bello dell’altro, uno più selvaggio dell’altro. ogni tanto mi fermo perchè certe cose meritano uno scatto! Il rifugio Calvi è sempre più vicino e ben segnalato.

Da questo punto è tutta discesa, ma per davvero. Avete presente quando, disperati, vi chiedete “Quando spiana?”. Ecco questo è il pezzo che sì, finalmente spiana. Spiana e addirittura si va in discesa. Si può cominciare a sognare il the caldo (o la birra) una volta giunti a Carona. Prima però è d’bbligo il passaggio al Calvi… che lo vedrete proprio così, se sarete fortunati, mentre, vanitoso, si specchia nel suo lago…

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