BLEISURE: LAVORARE IN “VACANZA”

 

Una vita in vacanza
Una vecchia che balla
Niente nuovo che avanza
Ma tutta la banda che suona e che canta
Per un mondo diverso
Libertà e tempo perso
E nessuno che rompe i …

Così la band Lo Stato Sociale, a Sanremo 2018, ci faceva sognare promettendo una vacanza lunga una vita. E se questo strano 2020 ha fatto sì che molti italiani, le vacanze, le vedessero (come dicevano le nonne) con il cannocchiale, l’esperienza dello smart working pare abbia aperto gli occhi ai lavoratori. Almeno a quelli a cui è possibile lavorare a distanza, da remoto. Perchè lo smart working non è “smart”, come credono alcuni ottusi datori di lavoro, ma è lavoro vero e proprio, con il vantaggio però di poter essere svolto in location e contesti più piacevoli rispetto al palazzone della grigia periferia. E così lavorare dalla casa di campagna, dalle colline dell’Oltrepò Pavese o vista mare, non è più un sogno. 

“Molti professionisti sono come nomadi a livello lavorativo e cercano sempre più di combinare i loro impegni lavorativi con il tempo libero. Questa attitudine ha dato origine al termine “bleisure” (business  +  leisure) che indica che non c’è più divisione tra  lavoro e tempo libero, ma piuttosto perfetta fusione”. 

Uno degli impatti del COVID19 è che i lavoratori mettono in dubbio la necessità di essere in ufficio, quando hanno dimostrato di poter essere efficienti e produttivi anche lavorando da casa o da un hotel. Conseguentemente ci si aspetta che nei prossimi due anni aumenteranno le persone che prenoteranno soggiorni di piacere, garantendo la propria professionalità a distanza.

È quanto emerge dalla ricerca della dottoressa Barbara Czyzewska – Head of Luxury Marketing and Brand Management Specialization presso Glion Institute of Higher Education.

E se in Italia il telelavoro (non continuiamo a chiamalo smart, per favore!) è una delle (poche) piacevoli scoperte indotte dall’emergenza Covid, in altre nazioni è una pratica già abbastanza comune. Sono diversi gli studi che testimoniano come un lavoratore a cui è permesso di la propria mansione dalla sua location d’elezione (sia essa il mare, la montagna oppure la campagna) sia più efficiente oltre che indubbiamente più felice e soddisfatto. 

D’altra parte questa scelta da parte di aziende (e dei lavoratori) contribuirebbe anche ad alleggerire traffico e ridurre l’inquinamento nelle grandi città, solitamente molto congestionate.

Una scelta vincente, ritengo, se vissuta da entrambe le parti in maniera intelligente… Saremo pronti? Quel che è certo è che mai fino ad oggi siamo stati testimoni della necessità di un cambiamento. RIPETO… Siamo pronti?

 

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