Perchè certi ricordi, che arrivano vividi e prepotenti anche in piena notte, proprio non li puoi controllare, e tantomeno cacciare. E allora eccomi lì, sull’altipiano boliviano, in quel villaggio fatto di terra e di mattoni essiccati al sole, a raccontarmela con quel piccolo mangiabiscotti dagli occhi neri. Me lo ricordo bene, il fetentello. 

Piccoletto, carnagione scura e cappellino calcato in testa. Si è avvicinato con le mani in tasca e fare spavaldo, incuriosito da questo strano essere dai capelli rossi e la pelle troppo chiara. Un sorriso? No, mica si regala qualcosa per nulla. Palpo le tasche. Qualcosa sfrigola e a lui si accende l’occhietto. E’ un pacchettino di biscotti, quelli che ti danno in aereo per far sembrare il viaggio meno lungo. Non pare affamato, anzi è rotondetto (ma qua tutti lo sono), però i biscotti ben confezionati nella loro carta scintillante sono belli e, chissà, magari fanno anche gola. Eccolo il ponte invisibile, la chiave per aprire il dialogo. Fatto di sguardi ovviamente, di gesti pacati e di sorrisi, perchè a lui la mia lingua pare una bestemmia. Ma va bene così. Si parla con gli occhi. I biscotti se li intasca subito. Sgattaiola in una di quelle casupole terrose e forse mostra a qualcuno il ricco bottino. Ne esce con il pacchetto aperto e se ne sgranocchia un pezzo. 


Buono? E a me? No, non è più mio. Un dono è un dono, e non si chiede indietro. Sono diventata la sua dispensatrice automatica di piccole cose belle. Una piccola gomma, una matita dell’Ikea. Cose belle, cose preziose. Siamo amici ormai. Siamo amici fino a che avrò nelle tasche qualcosa. I ponti, per ora, sono crollati. Le distanze annullate. Dei biscotti. Bastava così poco!

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