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Oliviero, 47 anni e originario di Gandino, è quello che mi piace definire “un atleta sui generis”. Ho avuto l’opportunità e la fortuna di seguirlo durante la 100 miglia d’Istria, alla quale si è classificato secondo, e ne sono rimasta affascinata. Di più di quanto già lo fossi? Sì, di più. Beh… Tengo a dire che per me Oliviero era già un mito. Un mito fin dalla prima volta che lo vidi. Due anni fa per la precisione, nel 2015, quando si classificò secondo all’Out, alle spalle dello “Zancone” Marco Zanchi. Io ero inviata per L’Eco di Bergamo e nessuno si aspettava il Bosa all’arrivo. Insomma… non era tra i favoriti, era un mezzo sconosciuto! Chiamai la redazione e diedi la notizia che il secondo classificato era … un vigile del fuoco di Bergamo! Il nome non diceva nulla a nessuno. Oliviero era uscito dal nulla praticamente!

“Scusa… ma tu correvi anche prima?” – fu la mia domanda, stupida, quando lo intervistai. “Sì, su strada, ma io una gara così non l’avevo mai fatta. Ci ho provato. E’ andata”.

Caxxo se è andata!! Che ridere. Neanche lui sembrava essere consapevole di quanto avesse appena fatto. Sicuramente non poteva immaginarsi che era solo l’inizio di una grande avventura. Mi viene da dire che da allora Oliviero “continua a provarci” e continua a vincere! Ache con il Tor, la scorsa estate, ci ha provato. Mi ha chiamata circa due orette dopo l’arrivo. Credevo di sentirlo con “la voce morta”, invece pareva pimpante ed euforico. Mi ha chiamata per la solita intervista.

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La sera prima della 100 miglia d’Istria siamo stati a cena insieme: io, lui, Nadia, Graziana, Renzino e Fabio. Ha mangiato primo, secondo e tiramisù (nella foto: la dieta del campione), quasi il giorno dopo non dovesse correre!! Diceva: “Ci provo, ma questa è una gara veloce, non so. Poi ho guardato quelli che ci sono. Pota sono gente che spinge”.

“Dai Oli, ma anche te non scherzi!”… gli dicevo io.

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E’ partito e non si è più fermato, fino al traguardo. Al km 89 gli hanno proposto una RedBull, ma lui avrebbe preferito una birra (che però non c’era). E io nel sacco a pelo in palestra, per terra, cercando di chiudere gli occhi almeno una mezz’ora, perchè mi addormentavo al volante e la povera Nadia rischiava la vita (e Elleerre il mezzo!). E Nadia a riempirgli le borracce. E Fabio… beh Fabio lasciamo perdere cosa diamine ci faceva al km 89!

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Oliviero non ha un allenatore e neppure un nutrizionista. Al traguardo tutti glielo chiedevano. Non segue specifiche tabelle di allenamento e non una dieta particolare. Durante il Tor des Geants 2016 si era alimentato “come a casa” (citazione dello stesso Oliviero) preferendo pasta, riso, formaggio, frutta e, perché no, anche qualche birretta, alle più tradizionali barrette energetiche.

I fan stravedono per lui tanto da eleggerlo nel 2016, in base ad un sondaggio lanciato da Mountlive.com, l’atleta dell’anno. “Oli” piace per la sua semplicità, per quel suo prendere le cose “con leggerezza” pur dimostrando poi di avere la determinazione di un campione con la C maiuscola. Piace perché una volta tagliato il traguardo, anche dopo i 330 chilometri del Tor, si ferma a scambiare due parole con tutti, come se non avesse fatto neanche un po’ di fatica! Piace perché preferisce il luppolo di una birretta ad una RedBull!

Ecco, questo mi sentivo di scrivere oggi. Così. Senza stare troppo a pensare. Perchè certe cose vanno scritte, se non si vuole dimenticare. 

 

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