Carie, scalare sul marmo di Carrara

Scalare nelle Apuane. Di più, scalare nelle bellissime e nel contempo mostruose cave di marmo di Carrara che si trovano nelle Alpi Apuane. Un’idea, quella di questa esperienza da climber visionari, che frullava nella testa di Marzio Nardi già da diverso tempo e che solamente nel 2019 ha trovato i modi e gli strumenti per essere realizzata. E lo ha fatto insieme a Federico Ravassard e a Achille Mauri. Ne è nato il progetto Carie, presentato al pubblico in occasione del festival Milano Montagna 2019 sotto forma di mostra fotografica, proiezione e dibattito.

Una idea bizzarra, sicuramente, e dalla realizzazione complessa, documentata nel filmato che sarà disponibile il giorno 27 aprile, per sole 3 ore dalle ore 21 fino a mezzanotte, sulle homepage degli Sponsor (Ferrino/Rock Slave, Scarpa e Sherpa Gate).

Perché proprio la cava? Nessuno sceglierebbe mai di andare a scalare in una cava. Molte falesie sono ricavate all’interno di vecchie cave ma vengono usate solamente per allenarsi, quando non si può andare sulle montagne, quelle vere…

All’inizio a muoverci è stata l’estetica unica al mondo di questi luoghi, in cui il bianco e il nero si mischiano in un labirinto di linee ortogonali creato artificialmente nel corso di più di duemila anni. Ci siamo però resi conto, in tempo zero, che la cave di marmo delle Apuane sono un laboratorio a cielo aperto, dove sperimentare l’arrampicata come forma di riqualificazione di spazi abbandonati e solo in apparenza poco interessanti a un pubblico outdoor (Marzio Nardi)

In Carie l’arrampicata è solamente un mezzo, uno strumento, un pretesto per addentrarsi in un ambiente naturale che l’uomo ha profondamente modificato per trarne beneficio. Lo stesso Nardi ci spiega che l’arrampicata è la chiave per entrare in luoghi, quelli delle cave delle Apuane, nei quali nessuno normalmente si recherebbe. Senza la pretesa di realizzare un’inchiesta ma piuttosto con l’intento di documentare la realtà della natura devastata dall’uomo, nel filmato intervengono diversi personaggi che riportano le loro esperienze con e nella cava. Dalla geologa al cavatore, fino ad arrivare al paesino di Colonnata, che se da un lato rifugge questo tipo di sfruttamento del territorio dall’altro ne è in qualche modo “dipendente” (il celebre lardo locale viene infatti fatto macerare in contenitori intagliati proprio nel marmo).

L’arrampicata è stata, come ho spiegato, la chiave per entrare in questo ambiente. D’altro canto però sono anche convinto che tra tutti gli sport outdoor quello dell’arrampicata sia l’unico che in qualche modo possa restituire dignità ad un ambiente devastato come quello della cava che in molti casi, una volta reso inutilizzabile perché totalmente sfruttato dall’uomo, viene abbandonato a se stesso.

 

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1 commento su “Carie, scalare sul marmo di Carrara”

  1. Tatiana Bertera

    Credo sia una idea originale. Da vedere e soprattutto da NON commentare prima di averlo visto!
    T.

I commenti sono chiusi.