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Quando è arrivata la mail mi tremavano le mani. Solo la mattina, convinta di non essere stata “presa”, avevo riletto per la prima volta e a mesi di distanza il mio report sul Gran Trail delle Orobie (erano passate due settimane dall’inoltro della richiesta e mi era stato detto chiaramente “Fai richiesta subito, appena aprono gli accrediti stampa, perchè i pettorali sono pochi e ambiti, e i giornalisti che fanno richiesta sono sempre più numerosi dei pettorali…). L’avevo riletto e giunta alla fine, sulla frase “E’ il mio momento. Venti metri. Inizio a correre e arrivo tra gli applausi di chi, da diverse ore, mi attende. Un sorriso, una lacrima. Non sono una che si emozione ma questa volta, questo arrivo, questa fatica, meritano persino una lacrima“, mi ero messa a piangere. Un sacco di emozioni che sopraggiungono tutte insieme, invadenti, dirompenti, ingombranti quasi. Unite alla paura di non avere più l’opportunità di vivere quell’emozione così forte, bella e intensa.

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E poi, a qualche ora di distanza, quella mail che rileggo due volte per capire se ho tradotto bene: “Siamo felici di comunicarti che puoi effettuare la tua iscrizione alla CCC, gara facente parte del circuito UTMB”. E ricomincio a piangere. La vita mi regala un’altra splendida opportunità. Proprio a me, che fino a febbraio 2016 non avevo idea di cosa fosse la corsa, che non sono competitiva e che, paradossalmente, non amo le gare. Sì, proprio così, non amo le gare! Infatti… quante me ne vedete fare? No, niente gare, se non per lavoro (per scrivere, si intende) oppure come allenamento (grazie a Dio ne bastano pochissime) in vista DELLA GARA. Perchè la gara per me è una, una all’anno, in genere posta il più lontana possibile su una ipotetica linea del tempo, e per la quale devo prepararmi ma, soprattutto, per la quale devo sognare. L’ho capito lo scorso anno: di questo genere di gare mi piace la parte di preparazione, di allenamento, mi piace il poter sognare di farla, mi piace lo sbirciare le foto di chi l’ha già fatta e il poter dire “tra qualche mese ci sarò anche io”. Mi piace avere un obiettivo, una meta. E mi piace scrivere e raccontare tutte le piccole esperienze di vita che mi conducono, passo passo, alla realizzazione di un sogno. Sì, perchè gare così sono un sogno. Un viaggio che fai prima col cuore, poi con la testa e solo alla fine con le gambe. E per me, che di corsa so poco e nulla, è un sogno al quadrato. Sarà il mio viaggio di quest’anno e non so ancora cosa pensare. Fatico a realizzare. So solo che saranno 101 km e 6.100 metri D+. So che partirò da Courmayeur e arriverò a Chamonix (perchè ci arriverò!!!) e che toccherò tre nazioni. So che questa volta cercherò di mangiare bene ed eviterò … le pesche. Di più non so. So solo, per ora, che posso ri-cominciare a sognare.

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