“Come un topolino in un santuario”. Nonostante fatichi ancora un po’, a volte, ad esprimersi in italiano corretto, Denis Urubko è capace di sorprenderti con frasi che rendono l’idea di quello che intende comunicare quasi fossero un’immagine, un dipinto, una fotografia. Parole che entrano vive dalle orecchie e fanno breccia nel cuore, soprattutto se dette con l’emozione di chi, da qualche tempo, ha iniziato non solo a sentirsi (finalmente!) italiano, ma addirittura bergamasco. Ed è l’ex abitazione di Mario Curnis, a Nembro, il posto in cui ha deciso di piantare radici e dove vorrebbe trascorrere i prossimi anni della sua vita e, perché no, anche della sua vecchiaia. Con la moglie e i figli, che attualmente risiedono ancora in Russia. Li vorrebbe vedere nel giardino di casa, giocare nel prato, arrampicarsi sugli alberi.

Parla con quella semplicità che lo contraddistingue e quello sguardo acceso da mille piccole luci, forse le stelle che si possono rimirare a quota 8.000 metri, sul tetto del mondo. E si definisce proprio così: un piccolo topolino in un santuario. La casa di Mario, alpinista e amico di vecchia data, è per lui un luogo sacro. Una specie di tempio dell’alpinismo classico. “Da qui – racconta – sono passati alcuni dei più grandi alpinisti dell’epoca. Questo è il letto in cui ha dormito Renato Casarotto, uno dei più forti alpinisti italiani degli anni settanta/ottanta, morto sul K2 nell’86. Questo il tavolo su cui ha cenato, insieme all’amico Mario e alla moglie, pasteggiando con pane, salame nostrano e del buon vino, sognando vette lontane e inesplorate. Uomini d’altri tempi, che amavano l’avventura sopra ogni altra cosa, che volevano vedere, esplorare, scoprire. Personalità che sento così vicine al mio modo di essere e di fare alpinismo. Lo stesso spirito che vorrei trasmettere e che, soprattutto qua nella bergamasca, in quella che sento di poter definire la mia Valle Seriana, vedo in alcuni promettenti giovani. Per questo motivo la casa di Mario Curnis rappresenta, per me, un’eredità molto importante. Bergamo mi ha accolto a braccia aperte, mi ha adottato. Ora vorrei poter dare anche il mio contributo alla comunità di alpinisti e amanti della montagna che qua è particolarmente florida”.

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Alpinista Kazako oriundo Russo, classe 1973, Denis Urubko passa da un locale all’altro dell’abitazione con fare orgoglioso. Ottenere il permesso di soggiorno, anche se ti chiami Urubko, non è stato facile. La sua “storia italiana” inizia tra il 1999 e il 2000, quando conosce Simone Moro e Mario Curnis. Fra i tre nasce un feeling immediato e si instaura un rapporto di stima reciproca. A dicembre del 2000, ospite per alcuni giorni presso l’hotel San Marco in centro a Bergamo, Denis si innamora non solo della Città dei Mille, ma anche della sua gente. Racconta di quando, partendo proprio dall’albergo, usciva a correre verso Bergamo Alta e poi, dalle mura, si fermava a guardare la città dall’alto, estasiato. Per diversi anni ha fatto la spola tra il nostro Paese e la Russia, sfruttando un permesso di soggiorno che, a intervalli regolari, lo costringeva ad andarsene e ad attendere il rinnovo. Anche grazie all’amico e sponsor Franco Acerbis, che lo ospitava in un appartamento presso l’azienda con sede ad Albino, si è costruito la sua vita in Italia e ora, con una casa, sente di aver fatto grandi passi in avanti. Ora si allena a correre nei boschi sopra Nembro, sulle montagne della Val Seriana, arrampica nella vecchia cava (sempre a Nembro) e sulle pareti di Valgua. Ma Denis è anche uno che sa sorprendere e riesce a trovare, praticamente ovunque, il modo di allenarsi. Partendo dalle trazioni e ai vari esercizi propedeutici all’arrampicata, che può svolgere direttamente in casa, fino alla corsa, nei boschi che sorgono proprio dietro l’abitazione. Non è raro trovarlo in bicicletta, che pedala a “mille all’ora” sulla ciclabile della Val Seriana, in direzione della Acerbis.

“Ma Denis, non sarebbe più comodo avere una macchina?”. “Una macchina? Non mi serve! La casa di Mario è perfetta: in posizione centrale, vicina alla stazione ma nel contempo ai margini del bosco. Al lavoro ci vado con la bicicletta, che considero un ottimo allenamento, tanto per iniziare. Poi, una volta a casa, posso decidere di correre oppure di arrampicare, a seconda dei periodi e degli obiettivi. Vicino a casa c’è anche un muro, a lato strada, su cui alleno, ad un metro da terra, la resistenza di dita e avambracci. Lo trovo di grande utilità per l’arrampicata ma, chissà come mai, sono l’unico. Nessuno ci ha mai pensato…”.

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Denis ci racconta che è stato lo stesso Curnis, venuto a conoscenza del suo desiderio di acquistare una casa in Valle Seriana, a proporgli la sua.

“Denis, se vuoi casa mia è in vendita. Perché non vieni ad abitarci tu? Quando Mario ha pronunciato queste parole mi sono sentito subito onorato, – racconta Urubko. – Vivere in quella casa, dove tante volte ero stato ospite, sarebbe stato speciale, lo sapevo, e ho fatto di tutto perché fosse mia. Costruita da Curnis, pezzo per pezzo, ora mi appartiene. Ho lavorato molto la scorsa estate, nel tempo libero, per risistemarla e per questo la sento mia più che mai. Mi piace anche pensare che Mario possa continuare a viverla, cosa che, se la casa fosse andata in mano ad uno sconosciuto, non sarebbe stata possibile. Mi piace pensare che tra venti o trent’anni in quella casa, esattamente come Mario ora, potrei essere lì seduto ad un tavolo, con alcuni buoni amici ed un bicchiere di vino tra le mani, a raccontare delle grandi imprese alpinistiche di ieri, di oggi, di domani.

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