MASCHERINA = SVENIMENTO? FACCIAMO CHIAREZZA!

La risposta è no, chiaramente. Il binomio mascherina = svenimento è stato semplicemente il pretesto, per centinaia di runner incattiviti dal lockdown, di fare polemica gratuita e, per numerosi siti, di recuperare qualche visualizzazione in più. Interpellando degli specialisti ho cercato di fare chiarezza, concludendo che correre con la mascherina può causare malesseri ma che, buona notizia, il corpo è una “macchina perfetta” ed è capace di rispondere ai nuovi stimoli, pertanto “con un adattamento graduale il corpo si abituerà autonomamente al nuovo stimolo allenante”. In altre parole, il corpo è in grado di abituarsi a correre con la mascherina. Ma andiamo con ordine:

in data 29 aprile 2020 il portale Medical Facts di Roberto Burioni pubblica un articolo intitolato “Coronavirus: fare sport con le mascherine?”, nel quale evidenzia gli effetti negativi dello svolgimento dell’attività sportiva ad alta intensità (ed es. la corsa è una di queste) inspirando un’aria con un’eccessiva concentrazione di anidride carbonica e una minor concentrazione di ossigeno e affermando, non a torto, che questa è la situazione che si verifica nel momento in cui si indossa una mascherina. A ruota siti informativi e blog hanno pubblicato articoli che, rifacendosi a quanto contenuto nell’articolo di Medical Facts, titolavano però in questo modo o in maniera similare: “Correre con la mascherina? Si rischia lo svenimento”. Un titolo decisamente incisivo, che crea un filo invisibile ma quanto mai forte tra il presidio mascherina e l’episodio svenimento. Il risultato? Tempo mezza giornata e la voce che si diffondeva era “Correre con la mascherina fa male e causa svenimento”.

Nella mia testa, a quel punto, sono sorti mille interrogativi. Il primo, è stato: “Corro (dai 5 agli 8 chilometri) tutte le mattine, spesso indosso la mascherina, che riconosco essere fastidiosa… Ma perché non sono mai svenuta? Dirò di più… neanche un capogiro…”. Per fare chiarezza ho interpellato tre specialisti: Luigi Totaro (medico chirurgo specializzato in chirurgia generale), Paolo Maggi (specialista in cardiologia c/o AO Spedali civili di Brescia e specialista in medicina dello sport) e Matteo Colombo (dottore in Scienze motorie e dello sport  specializzato in fisiologia umana degli ambienti straordinari (alta quota e immersione marina). I tre, oltretutto, sono anche runner e ultrarunner.

Luigi Totaro ci spiega, con un video (link), i meccanismi fisici e chimici che si verificano con l’utilizzo della mascherina durante la corsa.

Paolo Maggi: “Dal punto di vista metabolico, con la mascherina si verifica una maggior propensione da parte del corpo ad utilizzare gli zuccheri attraverso la via catabolica della glicolisi anaerobica; ne consegue una spesa energetica più dispendiosa (tradotto: sensazione di maggior “fatica” e minor resa  a parità di impegno) e solo con un adattamento graduale il corpo si abituerà autonomamente al “nuovo stimolo allenante”.

Matteo Colombo: “È doveroso marcare la necessità di svolgere sessioni di corsa graduali sia in intensità, sia in volume, sia in frequenza. Dove per intensità mi riferisco alle velocità/km, per volume al tempo totale di allenamento, per frequenza alle sessioni di corsa durante la settimana. Se si rispetterà la gradualità di queste condizioni, l’organismo saprà adattarsi al meglio, senza incorrere in malesseri fisici e/o scompensi fisiologici”.

Del resto, spiega Paolo Maggi, la ‘gradualità’ sta alla base di qualsiasi adattamento: la differenza inarrivabile (e ineffabilmente bella e intrigante) fra qualsiasi macchina e una qualsiasi struttura vivente (animale o vegetale), sta proprio nel fatto che la macchina si usura, l’organismo vivente invece si adatta, sempre che gli venga lasciato il tempo per adattarsi; il principio è banale nella sua intuibilità teorica, ma quasi sempre (e purtroppo) disatteso nella pratica quotidiana… Un esempio su tutti è la nota Teoria dell’Evoluzione del “signor” Charles Darwin: i dinosauri si estinsero perché il cambiamento ambientale fu repentino, quasi istantaneo. La gradualità, sta alla base di qualsiasi piano di allenamento e, di più, di processo riabilitativo, in ricovero post-traumatologico/chirurgico, da inattività comunque motivata (vedi isolamento domiciliare obbligatorio da Covid).

Sorge spontanea la domanda: come ci possiamo allenare con gradualità? Ci fate qualche esempio pratico?

Paolo Maggi ci spiega che: “E’ da tempo che fortunatamente la cultura del movimento è diventata una realtà sentita e pregnante: LIFE IS MOVE & MOVE IS LIFE!!! Questo ha sensibilizzato i medici clinici a fare proprio il concetto che da tempo i medici dello sport hanno sposato: la “somministrazione” di attività motoria secondo “quantità” né più né meno come si fa con i farmaci; è attuale il concetto della proporzione:

attività motoria: farmaco = piano d’allenamento : posologia farmaco

Per quantificare la quantità di attività motoria da somministrare si fa il test di valutazione funzionale (TVF), che forse in tanti conoscono come test del lattato(*).

Una spiegazione più semplice per capire come riprendere ad allenarsi, senza fare una prova scientifica come il test sopra citato, è quella che prende in considerazione le soglie che sicuramente molti di voi conoscono:

1) lavoro aerobico-lipidico (che corrisponde grosso modo al lavoro mediamente fino all’ 85% della Fc max) = lavoro che, durante lo svolgimento, permette di avere il fiato di parlare con un interlocutore reale o fittizio; zona confort (non ci si accorge di respirare)

2) lavoro “in soglia” (anaerobica) cioè intorno all’ 85% della Fc max:

quando durante il lavoro, il fiato x parlare inizia a venire meno (si inizia a “cercare” l’aria)

zona di inizio disconfort

(si inizia ad avere coscienza del proprio respiro)

3) lavoro anaerobico/sopra soglia:

lavoro sopra l’85% della Fc max e fino al 100% della medesima:

non c’è più fiato per parlare (e tanto meno qnt + lo sforzo tende al massimale); zona disconfort con max coscienza che si deve respirare

Le soglie descritte ai punti 1 e 2 sono quelle che devono essere utilizzate x un adattamento progressivo

 Un esempio pratico (per il runner non occasionale, consapevole quindi dei suoi valori soglia) ci arriva da Matteo Colombo: se un runner è abituato a correre ad una media di 4′ al km per un’oretta a sessione di allenamento tutti i giorni della settimana, con la mascherina dovrà  portarsi più verso i 5’/km per 40/45 minuti a sessione da ripetersi 3/4 volte alla settimana. Gradualità in intensità, volume e frequenza intendo proprio questo.

Per concludere, Luigi Totaro fornisce qualche consiglio utile per il runner occasionale, che non si allena in maniera costante, o che magari non ha svolto nessun tipo di attività motoria ad alta intensità per tutto il periodo della quarantena: un buon modo per ricominciare può essere quello di abituarsi alla mascherina dapprima con la camminata e la camminata sostenuta, successivamente si potranno alternare 5 minuti di camminata a due di corsa, con l’intento si aumentare gradualmente la corsa e ridurre (fino a eliminare) la camminata.

(*) Test di valutazione funzionale: si fa eseguire uno sforzo (ue treadmill o su cicloergometro) che da intensità zero raggiunge intensità 100 (il parametro che si utilizza per valutare l’intensità è la frequenza cardiaca (Fc); contemporaneamente di preleva dal lobo dell’orecchio una goccia di sangue ogni 4′ (appena prima di ogni aumento di velocità del treadmill o di resistenza alla pedalata) e si fida istantaneamente la concentrazione [C] di acido lattico (lattato); in base all’andamento della curva di incremento della Fc e della [C] di lattato, si individuano i due valori di Fc che identificano rispettivamente la Fc di soglia AEROBICA e di soglia ANAEROBICA e, sulla base di questi valori, si QUANTIFICA il lavoro per quel soggetto nelle CONDIZIONI di allenamento (training) o de-allenamento (detraining) che il soggetto presenta nel momento del test, prescrivendo (come si fa con una ricetta farmacologica) la qualità (lungo lento, medio, corto veloce, interval training, lipidico, ecc) e la quantità (70% 85%, 90% 95%, ecc della Fc massima misurata durante il TVF.) del lavoro da svolgere; il TVF viene ripetuto con periodicità (tri-quadri-semestrale) per valutare se il soggetto si è attenuto alla prescrizione (non con intento giudicante, ma soltanto valutativo) e modificare la prescrizione, se necessario, in modo da consigliare al soggetto come comportarsi fino al controllo successivo, per ottenere i risultati desiderati.

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