COULOIR DELL’H AL MONTE NERO (PRESANELLA)

I protagonisti di questa avventura sono Alessandro Fiori e Lorenzo Dell’Amico di The Hard Rock Team, che hanno sfruttato al meglio l’ultimo fine settimana prima della famigerata zona arancione ;). Ecco il racconto, redatto interamente da Lorenzo. 

“Alle! Da Domenica diventiamo zona arancione e non possiamo più uscire dalla regione! Oh cavolo, sai se qualcosa è in condizione in Presanella?”.
“Sì, il couloir dell’H dovrebbe essere in buono stato, ho visto delle foto…. Fai lo zaino Lori che partiamo domattina!”.

È iniziata così la nostra prima e ultima (speriamo di no!) via di ghiaccio di questa stagione. Era un tranquillo giovedì pomeriggio quando ci è arrivata la notizia che sabato notte sarebbero entrate in vigore le norme della nuova zona arancione. Questo voleva dire comuni chiusi e divieto di spostamenti, e per noi di Reggio Emilia, sarebbe coinciso, con lo STOP alle gite in montagna! Confesso che ìera ormai da qualche settimana che la voglia di stringere tacche in falesia stava lasciando spazio a quella di impugnare le picche o calzare uno scarpone da scialpinismo, ma … haimè, vivendo in pianura nel 2020 di neve per il momento ne avevamo vista veramente “poco e niente”! Tuttavia non ci eravamo sporcati ancora abbastanza le mani di magnesite e soprattutto avevamo solo due giorni, da sfruttare al massimo.

E prima di andare all’attacco della via… Una sosta in falesia – “Lori, ma se venerdì mattina, mentre saliamo, ci fermassimo ad Arco a scalare un po’ al Pueblo?”. “Non vedo perché non dovremmo!”. La giornata era bellissima, il clima perfetto, tant’è che Alle è riuscito anche a chiudere un suo “progettino” di 7c+! Io invece ho ragliato come al solito, ma va bene anche così. Dopo un paio di tiri, un panino e due chiacchiere con alcuni amici incontrati lì per caso, eravamo più che soddisfatti e una volta buttato in macchina lo zaino da falesia  ci siamo rimessi in strada, direzione parcheggio estivo del rifugio Segantini!

Avvicinamento al Segantini – La nostra strategia era quella di dormire al bivacco invernale del rifugio, in modo da accorciare l’avvicinamento all’attacco della via la mattina dopo. Parcheggiamo l’auto alla fine dei tornanti, scendiamo per aprire il baule eh… UAO! Che vista spettacolare! Dietro di noi si apre, in un insieme di luci e colori del tramonto, l’intero skyline del Brenta… Sembrava di essere in una cartolina! Per noi piansani (residenti del comune di Piansano) non è uno spettacolo che si vede tutti i giorni, e nonostante ogni anno veniamo più e più volte a scalare o sciare su questo massiccio, la sua vista è sempre un’emozione incredibile!

Ridestatici da quello splendore, scambiamo lo zaino da falesia con quello da ghiaccio e ci incamminiamo verso il bivacco. Era ormai pomeriggio inoltrato ma la neve all’ombra presentava già un ottimo rigelo! Buono auspicio! In quattro balzi raggiungiamo il rifugio Segantini e sistemato il sacco a pelo ci mettiamo ad armeggiare con il fornelletto per la cena. Visto “l’affollamento” di macchine giù al parcheggio decidiamo di puntare la sveglia verso le 3 per essere sicuri di attaccare per primi la via e non avere nessuna cordata davanti che rischi di buttarci in testa del ghiaccio.

Bi-bip-bi-bip! Non è sempre facile uscire dal calduccio del sacco a pelo e mettersi a raccogliere della neve gelata per il thè, ma la vista in lontananza di due frontali che salgono nel buio ci dà la motivazione giusta per darci una mossa!

Il rigelo è perfetto, calziamo i ramponi subito fuori dal bivacco e cominciamo l’avvicinamento. Non è scontato riuscire a beccare il couloir al primo colpo se è la prima volta che si viene in questo posto! Di tanto in tanto spegniamo le frontali e cerchiamo di orientarci guardando le sagome scure delle montagne, immensi giganti che sembra ci scrutino dall’alto… ti fanno sentire davvero piccolo! 

Attacco della via – Altre due frontali compaiono poco sopra di noi, qualcuno deve averci preceduti. Scaviamo due buche nel ripido pendio e cominciamo a sistemare l’attrezzatura. Parte Alle sul primo tiro e scompare poco dopo, io rimango giù a cercare di schivare, con scarso successo, i pezzi di ghiaccio che arrivano dal buio. La corda finisce e mi strattona, è il momento di partire, anche se non sento cosa dice a causa del ghiaccio che cade e degli spindrift. Le condizioni sono perfette! La goulotte si insinua in una specie di ripido canale alternando  tratti con Fern ottimo e tratti poco più ripidi con ghiaccio. Arrivo in sosta; dietro alle nostre spalle incominciano ad intravedersi le cime del Brenta. Prendo i rinvii e le viti e parto per il secondo tiro: la prima parte è simile alla lunghezza appena percorsa, poi il canale si allarga e la pendenza diminuisce. Faccio una sosta su friends in una fessura a lato e comincio a recuperare la corda.

 

Il passo chiave – Procediamo per un lungo tratto legati in conserva “protetta”, la neve è molto buona ma offre poche possibilità di proteggersi, le difficoltà però sono molto basse e quindi avanziamo veloci. Il crux della via è nella suo seconda metà superiore e consiste in due salti un po’ più ripidi che in assenza di buon innevamento sono segnalati come passi di misto (sopra e sotto, in foto). Parte Alle da una buona sosta su ghiaccio che ho costruito e supera agilmente il primo. A me tocca fare il secondo, mi proteggo con una vite e in un attimo sono sopra. Non manca molto alla cresta, riesco ad intravederla una settantina di metri più su, il terreno qui è decisamente più facile quindi decido di non fare sosta e urlo ad Alle di partire dopo aver protetto la conserva con qualche friends. L’uscita è sempre un momento spettacolare (nella foto sotto, con le mani levate al cielo): dall’altra parte l’intero massiccio dell’Adamello ci dà il buongiorno in tutta la sua maestosità e sulla destra si mostra la cima della Presanella, nascosta fino a quel momento. “Finalmente un po’ di Sole!” La via essendo un couloir è interamente all’ombra.

Ci fermiamo un momento, per mangiare due barrette e bere un pò di thè caldo dal thermos fatto la mattina. La via normale alla cima della Presenalla passa a poche decine di metri da noi. È ancora presto e non siamo per nulla stanchi, quindi, lasciati gli zaini al sicuro su un sasso, decidiamo di fare un salto sulla vetta. La via è tracciata e sicura, quindi decidiamo di non legarci. Incontriamo alcune cordate in rientro dalla normale, e in poco tempo arriviamo anche noi alla croce! Da lassù il panorama si apre ancora di più e ci permette di vedere tutta la retrostante val di Sole e il gruppo del Vioz e del Cevedale, sopra di loro il cielo è blu e il sole splende alto! Dalla parte opposta il Brenta è sempre lì, imponente come sempre.

La via di discesa non è difficile in quanto i tratti più critici sono protetti con alcuni cavi di acciaio. L’unica scomodità è la neve che ormai ci ha mollato e diventa pesante in alcuni punti. In poco tempo siamo di nuovo agli zaini e in un’oretta abbondante di nuovo al rifugio. Mentre scendiamo, con lo spettacolo delle Dolomiti davanti a noi, iniziamo già a fantasticare sulle prossime vie e sulla bellezza di quelle montagne che non smette mai di stupirci.  Quella giornata ci ha regalato delle belle emozioni e dei bellissimi ricordi, non è facile camminare verso valle sapendo che si torna verso casa, in un lockdown programmato. Non sappiamo quando mai potremo tornare in quei posti fantastici. Saliamo in macchina facendo un’ultima foto, è stata veramente una giornata bellissima… ma già un po’ di nostalgia e tristezza ci accompagna.

CONSIDERAZIONI E CONSIGLI

Il couloir dell’H è una via classica con difficoltà generalmente molto contenute. Tuttavia non è da sottovalutare per l’impegno fisico globale richiesto (a maggior ragione se si pensa di arrivare fino in cima alla Presanella) e per l’altitudine (più di una cordata quel giorno ha rinunciato non essendo stati bene per l’altezza).

Il nostro consiglio è, se possibile, di dormire al bivacco del rifugio Segantini (1 ora da dove si lascia la macchina) il giorno prima, in modo da abituarsi alla quota, e soprattutto per precedere le altre cordate sulla via. Questo ultimo dettaglio è molto importante, essedo una classica quando va in condizioni è possibile trovare molta gente  nei weekend, e il rischio di farsi male per il ghiaccio staccato da quelli sopra è molto alto.

La via è stata recentemente attrezzata con un anellone ogni 60 metri, noi ne abbiamo usati solo due, il resto lo abbiamo fatto in conserva o decidendo le lunghezze sul momento a seconda della difficoltà. Molto utili un paio di viti da ghiaccio corte, oltre alle altre viti e qualche friends.

La via di discesa è la stessa della salita alla normale delle Presanella, ve la ritroverete, una volta sbucati sulla cresta, una quarantina di metri sulla destra in una evidente selletta. Come già detto i tratti più difficili sono attrezzati con un cavo da ferrata. Fare attenzione alla prima parte della discesa (prima parte in discesa da quando uscite dalla via, non dalla cima) in quanto soggetta a caduta sassi! E anche appena più avanti una volta saliti sopra al colle per scendere, in alcuni brevi tratti il cavo si interrompe.

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