Intervista a Gianluca Pandolfo, sales director emea di Patagonia, che ci racconta qualcosa di più delle battaglie ambientaliste che l’azienda conduce (pubbl. su Outdoor Magazine 11/2018)

Per sapere di più su Patagonia (ne vale la pena, ve lo assicuro!!!) vi rimando a questo bell’articolo scovato qualche tempo fa su Business Insider e apro la lettura con questa citazione:

“Ho una definizione del male leggermente diversa dalla maggior parte delle persone. Quando hai l’opportunità e la capacità di fare del bene e non fai niente, è male. Il male non deve sempre essere un atto palese. Può essere semplicemente l’assenza di bene». La cura, indipendentemente dal risultato, rimane sempre l’azione” (Yvon Chouinard )

Ci raggiunge nello store di Corso Garibaldi in jeans, felpa e un bel sorriso stampato in volto. Semplice, pulito, un po’ come il messaggio dell’azienda di cui fa parte. In maniera convinta, orgogliosa, certo che ognuno di noi, nel suo piccolo, possa contribuire al cambiamento globale, Gianluca ci racconta della sua esperienza presso l’Università Statale, dove il pomeriggio stesso ha presentato l’azienda, i suoi valori e la sua mission, agli studenti. L’intervista parte con una chiacchierata su una Milano che sorprende, più avanti di testa rispetto al resto del Paese, più aperta al cambiamento e ricca di quelle che chiama “nuove generazioni eco-progressiste”.

Come rivista stiamo seguendo da vicino la campagna milanese e ci pare stia andando alla grande. Sei soddisfatto di come reagisce il pubblico qui a Milano?Assolutamente sì. L’evento dedicato al surf ha avuto un successo oltre le aspettative. Perché non ha visto solamente la partecipazione di fan e sostenitori di Patagonia, e quindi persone che già apprezzavano e sostenevano il marchio, ma anche di persone provenienti da realtà diverse, magari anche molto lontane da quello che è il panorama outdoor nel quale l’azienda affonda le sue radici.

Londra, Berlino e ora Milano: pensi che questa campagna sia in grado di trasmettere i valori, la mission e i messaggi chiave di Patagonia al pubblico? Sì, è assolutamente evidente. Si vede dalla partecipazione alle persone agli eventi. C’è da osservare, come dicevo, che Milano è un terreno fertile su cui coltivare, molto più recettiva. E questo si rispecchia anche nelle vendite, maggiori a Milano rispetto che nel resto del Paese.

Patagonia è probabilmente l’unica (o almeno la prima) azienda outdoor che assume una chiara posizione politica sul governo USA. Quindi, pensi che comprare una certa giacca potrebbe essere inteso come una presa di posizione politica?Estremizzando, certamente. Quello che però ci tengo a sottolineare è che la presa di posizione di Patagonia non è, solamente, nei confronti degli Usa e della politica dell’attuale presidente. Patagonia prende posizione in maniera forte nei confronti di qualsiasi governo che non rispetti il Pianeta e che neghi la sua conservazione. Patagonia è una azienda che utilizza se stessa come mezzo per combattere battaglie ambientali. È il suo presedente, Yvon Chouinard, il quale non ricalca certamente l’immagine del classico business man a cui si è abituati, a volerlo. Il brand viene quindi usato per lanciare messaggi ambientalisti. E nel caso di Patagonia non si tratta solamente di parole, ma di fatti, date le numerosissime azioni e campagne, dalle più piccole e locali fino a quella più globale di destinare almeno l’1% del ricavato totale ad associazioni ambientaliste.

Potrebbe essere possibile in futuro immaginare un angolo per riparare i propri capi usati in ogni negozio Patagonia? Ci stiamo lavorando. Quello che già è stato fatto è dare appuntamento a cadenza fissa negli store e mettere a disposizione, appunto una volta ogni tot tempo, i macchinari e le persone per la riparazione dei capi. In questo modo, con una cadenza sempre più regolare, le persone che utilizzano Patagonia (ma non solo!) sono chiamate a ritrovarsi tutte insieme, nello stesso giorno, per riparare (anziché buttare) i propri capi d’abbigliamento usati. E così il tutto si trasforma, da semplice gesto di attenzione e sensibilità nei confronti del pianeta, in messaggio globale, nonché in un importante momento di aggregazione sociale.

fonte: ecopolproject.blogspot.com

Viviamo in un mondo in cui, spesso, è più economico ri-acquistare qualcosa invece di ripararlo. Come potremmo cambiare questa impostazione mentale comune?Bella domanda. Partendo dal piccolo, dal singolo. Non è un caso che Patagonia non comunichi attraverso grandi campagne globali, che vanno a parlare a tutti e nel contempo a nessuno, ma attraverso interventi molto più locali. Ne è un esempio l’intervento che io stesso ho condotto oggi, presso l’università Statale, dove ho raccontato ai ragazzi cosa è Patagonia, come nasce e come lavora. Dimostrando loro che è possibile creare un modello di business profittevole ma nel contempo fedele ai propri valori. E questo è un messaggio vincente, che va contro a quello che la società del business ci insegna, che spiazza e che lascia a bocca aperta. Che entusiasma, se vogliamo. Patagonia punta sulle nuove generazioni, quelle che andranno a loro volta ad alimentare le aziende del futuro, nella speranza che si innamorino del modello-Patagonia: profittevole ma fedele a dei valori. Credo che solo il cambiamento del singolo possa poi avere quell’impatto positivo capace di dare il via alla catena del cambiamento.

Come interpreti i valori di Patagonia nella tua every day life? Attraverso tanti piccoli accorgimenti che, sommati, fanno la differenza. Dal controllo del proprio fornitore di energia fino alla diminuzione degli sprechi domestici e, per concludere, riparando i miei capi ancora belli in modo da poterli riutilizzare.

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