Dal 29 ottobre sono aperte le iscrizioni alla Dolomiti Extreme Trail che, per la quinta edizione, conferma i tre percorsi sui 23, 53 e 103 chilometri. Già numerose le prenotazioni di atleti stranieri. Lo scorso anno le nazioni presenti furono 39. Confermato l’abbinamento con Haglöfs. La gara si svolgerà dal 9 all’11 giugno 2017. i si potrà iscrivere sul sito ufficiale della manifestazione, www.dolomitiextretrail.com

Lo scorso anno presi il via alla “corta” e fu una bellissima esperienza. Eccola di seguito riportata.

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Conoscete la Val di Zoldo? Beh, se non ci siete mai stati, se magari avete visitato i luoghi del Vajont e poi avete deciso di scendere verso Cortina, il mio consiglio per la prossima volta è quello di fare una piccola deviazione e visitare la vicina Val di Zoldo, una piccola perla nel cuore delle Dolomiti Bellunesi. Incontaminata, poco turistica, selvaggia. Sono questi i primi aggettivi che mi vengono in mente per descriverla. La strada sale e sale, tra i tornanti e il nulla, fino al paesino di Forno di Zoldo. Nei giorni delDolomiti Extreme Trail sono oltre 600 i volontari che si danno da fare per regalare ai partecipanti un’esperienza indimenticabile (indubbiamente aiutati dalla natura che qua la fa da padrona). La quarta edizione di questa bella e impegnativa competizione si è svolta lo scorso fine settimana e io ho avuto l’opportunità di correre sul tracciato più breve, quello da 23k e 1.000 D+. Ma ho avuto anche modo di vedere le super prestazioni di molti altri atleti, che si sono dati battaglia sui tracciati (durissimi!) della 53k e della 103k. Tra questi anche alcuni amici e “compaesani”: la mitica Lisa Borzani (prima classificata nella 103k), Cinzia Bertasa (seconda nella 53k), Roberto “Fluido” Beretta, Matteo Colombo, Nicola Bassi (terzo sulla 103k) e Marta Poretti (alle spalle di Lisa sul tracciato più lungo). Tutti a tagliare il traguardo affaticati, un po’ infangati ma con il sorriso sulle labbra. Pronti a scherzare e a darsi pacche sulle spalle… che sia proprio questo il vero spirito trail? Sono una neofita dell’universo running e sto ancora cercando di capirlo… Per approfondire i tracciati clicca qui.

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Il percorso della 23k è consigliatissimo per chi vuole affrontare una gara divertente e non eccessivamente impegnativa, nel complesso molto corribile. Si tratta infatti di 1.000 in salita e, udite udite, bel 1900 metri in discesa! (non è un refuso, sono proprio 1900). Si parte a Passo Staulanza (a circa 1700 metri di quota), alla base del Monte Pelmo che, con le sue pareti calcaree e imponenti, polarizza lo sguardo. Alternando salite e discese, si raggiunge quindi Passo Tamai (a km 13,5 – 1715 m e punto intermedio di ristoro) e lo spettacolare punto panoramico del Monte Punta (km 17 – 1952 m). Per poter godere di questo spettacolare “belvedere” sulla vallata, però, è necessario stringere i denti e affrontare un’ultima impegnativa salita (abbastanza breve ma decisamente ripida) ai cui piedi si trova un ironico cartello “ultima salita – se avete deciso di piangere… fatelo adesso!”. E a questo punto uno non sa più se piangere oppure ridere. Questi veneti ne sanno una più del diavolo! Gli ultimi sei chilometri sono una interminabile e divertente discesa su sentieri larghi e ben tracciati , da percorrere a passo svelto, e che portano tutto d’un fiato dai 1952 metri del Punta fino ai 920 metri di Forno di Zoldo.

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Giovanni (Bonarini, il mio attuale coach per il Gto) mi aveva detto di non esagerare e di prenderlo come un allenamento del fine settimana. Così è stato anche se, devo ammetterlo ed è la prima volta che mi capita, se senti che le gambe “girano bene” è impossibile non lasciarsi prendere un po’ dall’euforia. E così, una volta arrivata al ristoro e dopo aver fatto il mio passaggio urlando “Forza Bergamo!” (temo che i tedeschi non mi abbiano capita, ma gli altri ridevano e applaudivano davanti a cotanto ardire…ahahah!), ho deciso di fare l’ultima salita (la sopracitata “ultima salita…”) e la successiva discesa a canna. I bastoncini, che ho praticamente portato a spasso per l’intera gara, in questo tratto mi sono stati utili… benedetti siano i Fizan!). Sei chilometri di discesa sono lunghissimi e ti danno tutto il tempo per pensare. Il bello della corsa in montagna, per me, è questo: libera la testa, mi aiuta a riflettere meglio e a ripulire il cervello dal caos della settimana. Sono i momenti in cui decido cosa tenere e cosa buttare, cosa è importante e cosa, invece, non lo è. Sono i momenti in cui tutto, il bello e il brutto della vita, diventa più vicino e di colpo quasi tangibile. Sono i momenti in cui tutto appare più chiaro. Sarà l’effetto della fatica? Non ne ho idea…

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E così, in questo turbinio di pensieri, arrivi all’ultimo chilometro. Il paese è lì sotto, vicinissimo, e senti persino la voce dello speaker. Le gambe girano ancora più veloci. Una lacrima, perché ce l’hai fatta anche questa volta. Due lacrime, perché arrivi e non sei sfinita (ma allora gli allenamenti servono davvero?!). Tre lacrime, perché al traguardo non c’è chi vorresti abbracciare. Però ci arrivi, a quel traguardo, e lo tagli insieme all’avversaria che non parla la tua lingua, con la quale hai duellato silenziosamente salite e discese. Lei si gira, vi guardate e vi abbracciate. Non saprò mai il tuo nome, cara “Miss settima classificata” ma, sappilo, il tuo abbraccio è stato importante.

 

Respiro. E’ finita, anche questa volta.

 

E io? Io sono arrivata ottava (classifica femminile) e 45ma in quella generale. Conclusione: devo trovare più “gare in discesa”.

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