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Federica Mingolla (Sì, proprio lei, la bioda Fede!!!) sarà presente sabato alla serata organizzata dal Gruppo Alpinistico Presolana a Scanzorosciate. Il GAP, che lo scorso anno aveva invitato il Ragno Matteo Della Bordella, torna anche per il 2016 con un appuntamento davvero TOP. Federica, torinese, ventun anni compiuti da poco e tanto (anzi, tantissimo!) entusiasmo, ha tra i sogni nel cassetto quello di diventare guida alpina ed è stata protagonista lo scorso luglio della prima ripetizione femminile in libera e in giornata della via Attraverso il Pesce in Marmolada. Anche se non siete degli alpinistoni o dei fissati di storia dell’alpinismo, anche se non conoscete tutte le salite dei Cento Nuovi Mattini… la via del Pesce non è una di quelle che passano inosservate! Sarà inoltre mostrato in anteprima assoluta in Lombardia “Fish! Climbing on the grey ocean wall!”. Il film, le cui riprese sono state girate e montate da Opencircle, è andato per ora in onda solo al Climbing Festival dell’Aquila.

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Un’impresa da non sottovalutare, riportata da moltissime riviste di settore sia italiane che estere, così come dal quotidiano nazionale Gazzetta dello Sport. La via del “Pesce” in Marmolada è una classica estrema delle Dolomiti, aperta nell’agosto del 1981 in 35 ore da Igor Koeller e Jindrich Sustr. Nel team della prima ripetizione, nel 1984, anche il mitico Manolo.

Di seguito quanto era uscito su Gazzetta dello Sport per l’occasione. Informatevi e venite numerosi. Vi aspetto!!!

Dopo l’apertura (ad opera di IgorKoeller e Jindrich Sustr, 1981), la prima ripetizione (Luisa Iovane, Heinz Mariacher, Bruno Pederiva, Maurizio Zanolla, 1984) e il primo free solo (Hansjörg Auer, 2007), la via Attraverso il Pesce in Marmolada vanta ora anche la prima libera femminile, realizzata dalla climber torinese Federica Mingolla nella giornata di domenica 17 luglio. Una salita alpinistica importante per la bella 21enne dai capelli biondi e dagli occhi azzurro cielo, che nasce come arrampicatrice sportiva ma che ha da poco deciso di tentare la strada del grande alpinismo. E il primo step, potremmo dire, è stato superato con successo. Federica ha scalato da capo-cordata e in libera i 900 metri di parete verticale che sovrasta la Val Ombretta, sbucando in vetta dopo 18 ore e 27 minuti. Partita alle ore 5,22 di domenica mattina dalla base della parete, Federica è stata accompagnata durante la scalata da Roberto Conti, alpinista bresciano classe 1989, che le ha fatto da secondo di cordata. 32 tiri in tutto, saliti interamente in arrampicata libera. E’ stata ad un pelo dal poter dichiarare non solo l’ascesa in libera, ma anche “a vista”, se non fosse stato per quel volo avvenuto sul travesro di 6c, proprio quello che porta alla nicchia del Pesce.

“Mi è dispiaciuto – ha raccontato la Mingolla telefonicamente il giorno successivo – Si tratta di un traverso di soli sei metri e neppure complicato, seppur sempre delicato. Ho piazzato il friend in un buco che, aimè, copriva il piede che avrei dovuto utilizzare per l’attraversamento. E sono volata, sbottonando il friend e arrivando in prossimità della sosta. Proprio dalla sosta sono quindi ripartita e, utilizzando quell’appoggio prima nascosto, sono sbucata nella nicchia”.

Sia per Federica che per il compagno di scalata questa è stata la prima volta non solo sulla via del Pesce, ma addirittura in Marmolada. La particolarità è inoltre, se vogliamo, che i due non avevano mai scalato insieme prima di questa avventura e neppure si conoscevano.

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“Il fatto di non conoscere Roberto mi ha spinta ad impegnarmi ancora di più. Scalare con qualcuno che non potesse darmi indicazioni circa la direzione da prendere mi ha fatta sentire quasi come in apertura di una nuova via. Insomma, è stato necessario leggere la roccia, interpretarla e cercare di seguire la relazione. Non è stato facile, la Marmolada è un immenso mare di roccia, dove è facile perdersi”.

Ed effettivamente un momento di smarrimento, nel tratto finale, i due l’hanno anche avuto.

“Nei primi tiri lunghi, da 40 m, siamo stati bravi e veloci, sia nella progressione che nell’individuare le soste. Un ovvio rallentamento è avvenuto sui tiri successivi e siamo arrivati nella nicchia del Pesce verso le 13, con circa un’ora di ritardo sul nostro programma di marcia. Una barretta, due chiacchiere e poi via, ancora verso l’alto. I tiri successivi, che sono anche i più duri della via, sono stati saliti in circa tre ore e alle 17 eravamo in cengia – ha commentato Federica. – Mancavano gli ultimi 300 metri circa, che salgono lungo una serie di camini di grado relativamente semplice. Pensavo fosse fatta e ho anche mandato un messaggio via WhatsUp avvisando che saremmo arrivati in cima, indicativamente, intorno alle 20. In realtà ci abbiamo impiegato molto di più e non solo per via del buio. La roccia era bagnata, non compatta e a volte ghiacciata, e le soste difficili da individuare. Ci siamo mantenuti sulla linea della via, sempre, ma magari facendo soste intermedie (su clessidre ad esempio) e non come da relazione. Come se non bastasse mi sono anche ritrovata, ad un certo punto, a dover aggirare una stalattite ghiacciata che pendeva dalla strozzatura di un camino, facendo la massima attenzione per non toccarla e non farla cadere sulle corde o ancor peggio in direzione del mio compagno. In un’altra occasione, sull’ultimo dei tanti camini, ho dovuto optare per disarrampicare un tratto completamente marcio e instabile. Tornata alla sosta e, controllata la relazione alla fioca luce delle frontali, abbiamo realizzato che il camino di uscita era quello successivo!”.

La cordata è sbucata a Cima Rocca alle 23 e 49 minuti, avvolta dal buio e dalle temperature gelide. Inutile cercare la tenda che li attendeva poco distante, nascosta dall’arrivo della funivia. I due, stanchi e assonnati, hanno bivaccato qualche ora con l’unico sacco a pelo a disposizione su una cengia in leggera pendenza, ancora imbragati e assicurati per non cadere. Con il sorgere del sole e il sopraggiungere delle prime luci dell’alba hanno quindi individuato la tenda e si sono messi al riparo, festeggiando la salita con “un goccio” di limoncello che si sono portati nello zaino per l’intera salita.

Avventura per i due alpinisti ma non solo! A seguire l’impresa, infatti, anche una troupe di operatori con tre fotografi e filmmaker specializzati in riprese in alta quota, che hanno lavorato per più giorni tra la parete, la Val Ombretta e i ghiacciai della Marmolada, due campi base con tenda e un ufficio stampa a Sottoguda/Malga Ciapela. Dal lavoro di tutti queste persone prenderà vita un cortometraggio che documenterà la salita.

Biografia e Curriculum alpinistico

Torinese di 21 anni, Federica Mingolla è già entrata nelle cronache verticali per esere la prima donna italiana salita in libera su Tom et Je Ris (Verdon) e Digital Crack sul massiccio del Monte Bianco. Nella vita è una studentessa di Scienze Motorie a Torino (SUISM) oltre che arrampicatrice sportiva professionista, atleta e tecnico federale FASI. Federica con i suoi 56 chili di peso e un metro e sessantotto di altezza, un fascio di muscoli e robuste spalle, è una delle donne italiane più interessanti nel panorama dell’arrampicata sportiva.

Curriculum:

– Atleta in Coppa Italia dal 2011 al 2014 : campionessa italiana giovanile , vicecampionessa italiana assoluta , diversi podi in Coppa Italia

– Atleta di interesse nazionale dal 2011 al 2014 : coppa europa giovanile , campionati europei , coppa del mondo , mondiali giovanili

– Arrampicatrice professionista su roccia dal 2014 : prima donna italiana e terza al mondo a scalare Tom et je Ris , 8b+ di 60 m nelle Gole del Verdon- Francia; prima donna italiana e seconda al mondo ad avere scalato una delle pareti più difficili sul Monte Bianco, Digital Crack 8a – Arete des Cosmiques ; prima donna al mondo ad aver scalato una parete verticale molto difficile in Val dell’Orco di grado 8b; diverse FA femminili sempre sul grado 8b in tutta italia .

– Alpinista dal 2015 (aspira a diventare guida alpina)

 

 

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