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La massa di atleti è al via. Tutti scalpitanti, eccitati, con la voglia di dare il massimo e la speranza di arrivare. Là davanti ci sono i big, quelli che partono in testa perchè vanno più forte. Tanti uomini e qualche donna. I muscoli tesi, quasi fossero già in gara. Al segnale si scatena l’inferno. La mandria si riversa lungo la strada e poi su, fino ad imboccare il sentiero. Il silenzio. La quiete dopo la tempesta. Lo striscione è solo in mezzo al niente, così come lo speaker che fino a pochi minuti fa “caricava” gli atleti, e il pubblico lentamente si zittisce.

Sono ore di attesa. In cui si aspetta di vedere i primi atleti fare capolino in fondo alla via. Il volto rigato dallo sforzo, il sorriso stampato a fuoco. Perchè la fatica, quella vera, quella che si prova quando si corre in montagna, è uguale per tutti. La montagna non risparmia nessuno e non fa differenze, nè di età nè di sesso. La montagna è democratica, lei.

Peccato che quando salgo sul podio io, prima tra le donne, ricevo un premio un po’ inferiore al mio collega uomo, anch’esso primo nella sua categoria. Sgrano gli occhi. Perchè? Abbiamo corso sullo stesso tracciato, abbiamo versato lo stesso sudore, questa sera saremo entrambi stanchissimi e non vedremo l’ora di toccare il materasso, anche se probabilmente l’adrenalina ancora in circolo non contribuirà a favorire il sonno. Sono qua, su questo podio, dovrei essere la donna più felice del pianeta e invece mi sento piccolina. Lo trovo un po’… quantomeno ingiusto. Non reclamo, non urlo con nessuno, ringrazio e torno mesta al mio posto e guardo il mio collega #primouomo mentre, giustamente, gioisce della sua vittoria. La mia però, di vittoria, è amara.

Questa storiella, che potrebbe essere realmente accaduta oppure no, per raccontare che a oggi esistono gare in cui il montepremi maschile è superiore a quello femminile. La giustificazione sarebbe, semplicemente e se vogliamo superficialmente, che sono gare in cui le donne partecipano in percentuale minore rispetto agli uomini. Traduco: ci sono meno donne, quindi il primo posto categoria femminile vale di meno rispetto al primo posto categoria maschile.

Non sto parlando delle gare più importanti e famose, non di UTMB, di LUT o di Ultra Trail World Series, ma di gare “minori”, preferirei dire locali. Minori per fama forse, minori per numero di iscritti, ma non minori come storicità visto che una di queste vanta 37 edizioni (come dicono loro, di successo). Mi è venuto il dubbio che il regolamento fosse stato stilato prima del diritto di voto… Beh, direi che è ora di aggiornarlo.

Ho esposto il problema a più personaggi, organizzatori di gare e amatori. Qualcuno mi ha detto che le donne sono numericamente inferiori e che quindi gli uomini faticano maggiormente a raggiungere l’obiettivo. La risposta, suggerita non da me ma da un organizzatore (cosa che molti già fanno), è di avere perfetta parità di valore dei premi a podio, o top five o top ten, e poi allungare la lista di premi minori per gli uomini, questo in virtù del fatto che i partecipanti uomini sono di solito sensibilmente di più (tipicamente all’intorno di 80/20). In questo modo si riconosce la partecipazione maschile di livello numericamente maggiore e si incentiva comunque la partecipazione delle donne in quanto la percentuale di premiate sul totale delle donne è comunque superiore alla percentuale di premiati tra gli uomini. Tutto il resto è inaccettabile discriminazione. 

Vero è che il livello delle donne sta crescendo e anche il numero delle partecipanti del gentil sesso, ma mai si potrà pretendere che il gap uomo / donna venga appianato e questo per ragioni squisitamente fisiche e di performance. Ci sono poi casi (Federica Boifava docet) che ribaltano la teoria, ma non possiamo certo prendere queste eccezioni come la regola.

È vero anche che il numero delle donne è di molto inferiore a quello degli uomini e pertanto sarebbe sbagliato premiare lo stesso numero di donne e di uomini. Quindi mi pare assennato e democratico premiare, in pecentuale, un tot di donne e un tot di uomini (ex 5 donne e 20 uomini?) ma con premi di ugual valore.

Le gare che ho riportato, di cui per ora non faccio il nome, sono due competizioni lombarde abbastanza famose. Il mio consiglio: quando vi iscrivete a una gara chiedete o guardate (dovrebbe essere a regolamento) il valore del montepremi e fateci un pensierino. Boicottare le gare discriminanti è l’unico modo per far cambiare le cose (forse non l’unico ma un modo!), visto che le soluzioni intelligenti, come riportato sopra, esistono.

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