Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.cordadoppia.com/home/wp-content/themes/Divi/functions.php on line 5763

Risale a ieri la notizia della morte di Gert Boyle, carismatica chairwoman di Columbia Sportswear. E quando mi è stato chiesto di scrivere qualcosa in merito, ho risposto che ci avrei dovuto pensare un attimo. Per non fare il tragico copia e incolla di un comunicato emanato dall’azienda che, per quanto bello, rimane per l’appunto aziendale.

I morti sono sempre buoni, sempre bravi e sempre belli. Questo ho imparato nel tempo. E quindi mi sembra assurdo se non scontato scomporre e ricomporre il comunicato stampa e le notizie da esso diffuse. Se volete leggerlo basta andare su Google e digitare Gert Boyle. Vi esce immediatamente quel comunicato, più o meno rimaneggiato, su una moltitudine di siti di informazione, tutti uguali e tutti con un giusto dovere di cronaca. Ne ho pubblicato anche io uno, ieri, di quei comunicati, su uno di quei tanti siti (leggi qui). Ma io non faccio informazione, almeno non sempre, io sono io e questo è lo spazio in cui sono libera di fare e di dire quello che mi va, senza per forza dover piacere (o far piacere) a nessuno.

E quindi ieri sera mi sono messa a pensare quel che so di Gert Boyle. Nulla di certo, mica era mia nonna! Tutte cose dette, lette, sentite, passate di bocca in bocca. E allora proviamo a immaginare come potesse essere questa donna d’acciaio di cui già una volta avevo scritto (leggi qui per scoprire il video e cosa avevo scritto!). Perchè mi aveva impressionata, a modo suo. Perchè le donne con le palle mi affascinano sempre. Riguardo ora il video che si concludeva con la domanda “Cosa pensi per il futuro”, con una Gert ultranovantenne che rispondeva “I will survive”. Eh no, cara Gert, alla fine sei partita pure tu, ma quel che è certo è che non sarai dimenticata. Perchè hai lasciato il segno e a questo mondo sono davvero in pochi a poter dire di aver lasciato il segno.

Come non amare una anziana signora che, ultraottantenne, continua a metterci la faccia, in Tv, per pubblicizzare i propri prodotti, sostituendosi a giovani e avvenenti modelle?

“Born to nag, nata per tormentare”.

Come non amare una che scrive una autobiografia intitolata «One tough mother: success in life, business and apple pies» (Una madre tosta: successo nella vita, negli affari e nelle torte alle mele) ?

E come non amare una che a 86 anni ha sventato un furto nella sua abitazione? Che dopo la morte del padre e quella prematura del marito prende in mano l’azienda e non la molla più, portandola a fatturati inimmaginabili? Tante cose si dicono, sono state dette e si diranno ancora. Niente fiori sulla tua tomba ma donazioni a un istituto per la ricerca per curare il cancro. L’immagine di donna forte che hai dato per tutta la vita è bella e spero davvero corrisponda alla realtà. Col sorriso, sempre, con sguardo superiore, talvolta. Chissà se qualche volta, in segreto, hai anche pianto.

Si dice che hai “cucito” il primo gilet prodotto da Columbia. A me piace pensare che ci sia un po’ di te anche nelle scarpe con cui ho corso esattamente tre giorni fa. E nel mio anti-pioggia, e nello zainetto marchiato Columbia. Che quella forza sia entrata nel tessuto, nei filati, e che passi per osmosi anche a chi indossa i tuoi capi. Mi piace pensarlo, anche se so che forse non è così. Grazie per questo e per l’immagine che hai dato al mondo allora. Grazie perchè da una Gertrude Boyle c’è tanto da imparare.

 

Condividi