img_20160730_214545

Ironizzo, perchè è l’unica cosa che mi conviene fare. Ironizzo e rido. Il GTO è stato concluso. Eureka, obiettivo raggiunto! Ma pensare di essersi allenati per quasi sette mesi e stare male dal 15mo km poi… per una pesca!!! Rido!!! Esatto. Arrivata al rifugio Alpe Corte, accaldata come pochi e super assetata, incurante dei consigli di Gigi e compagnia bella, mi sono mangiata una bella pesca. Grande, fresca e succosa. Tre morsi e poi via verso il Branchino… Ehm… Come non detto! Cioè, al Branchino ci sono arrivata e anche nella Conca di Corna Piana ma, proprio sul ghiaione che porta al Rif.Capanna 2000, la pesca si ripropone in maniera pesante. Cammino, mi fermo un attimo, continuo. Incontro Eleonora, venuta a fare il tifo per noi di Obiettivo GTO ma non riesco ad essere con lei festosa come dovrei. Sul sentiero una bionda sta scattando foto a raffica e immortala questo momento che… la faccia la dice lunga! (Ph. Cinzia Galvanetto).

cinzia-galvanetto

Ma questo è il gran giorno e, mal di stomaco, mal di unghia o di capello, io ho un appuntamento con Bergamo Alta. L’ho promesso a tanti e, primi tra tutti, a Luigi Ferraris e Giovanni Bonarini che, coadiuvati da Stefano Punzo, mi hanno offerto l’occasione di allenarmi per raggiungere questo ambizioso obiettivo. E ce l’ho messa tutta. Con i miei tempi, con il mio “non essere precisa”, con le mie trovate, ma ce l’ho messa tutta, pertanto oggi, questa gara, si chiude! Quei numeri: 70 km e 4200 D+, che all’inizio erano solo grafici ed altimetria, questa sera saranno finalmente realtà. Anche Pino, il mio maestro di karatè (parliamo di epoche mooooolto passate) sarebbe orgoglioso di me. Costanza, sacrificio e determinazione mi sono state insegnate proprio da lui. E poi devo arrivare per mio zio Mauri, che mi guarda dal cielo, e per la mia giovane guerriera Carlotta, che ha combattuto, continua a combattere e si sta trasformando in una splendida donna. Per i miei genitori, entrambi emozionati per me. Per tutti quelli che in questi mesi hanno creduto in me. Il caldo non aiuta, la pesca neppure, ma le gambe non fanno male e posso continuare. La salita nella conca è lunga e un po’ noiosa ma poi, in cima, sarà tutta discesa fino al Rifugio e da lì, di volata, fino al Zambla (Km 28). Arrivo al rifugio e qualcuno mi riconosce. “Sei Tatiana? Quella che scrive?”. Rispondo ma il mio stomaco urla vendetta. Mentre salivo nella conca una ragazza, vedendomi ferma e appoggiata ai bastoni, mi ha offerto della Coca Cola, che però non ha sortito i risultati sperati. Ora è la volta del the caldo con il limone. Ingurgito mezza barretta e trovo Stefano Punzo, in gara come me, che mi consiglia di magiare qualcosa di solido. Ci provo. Riparto. Le salite, così come le discese, sono tecniche e poco corribili. Il tempo sembra non passare mi. Guardo il telefono. Niente linea. A Zambla, lo so, ci sono i miei genitori che mi aspettano. Ci sto mettendo troppo e saranno preoccupati. Più veloce, più veloce. E poi di colpo termina il bosco. Non sono sola, dietro di me c’è il gruppetto che ho appena passato. Non so quanta gente ho davanti, non so quanta ne ho dietro, ma neanche mi importa. Penso a Mauro che, quando mi ha vista sul sentiero tra i Gemelli e l’Alpe Corte, mi ha detto: “Guarda che bella fresca lei, che sembra che stia facendo una scampagnata, dai che stai andando bene!”. E io gli sono saltata addosso per abbracciarlo e ringraziarlo della sua presenza sul sentiero. Se mi vedesse ora…
Sento le voci che provengono da Zambla e le gambe si fanno più leggere. La fatica e la nausea diminuiscono di colpo. La base vità è vicinissima.

img_20160730_170619

La gente inizia a fare il tifo. Un coro di “dai” e di “Brava”. E poi compare Ricky, si affianca a me e iniza a correre. E io che avevo pensato che non sarebbe venuto! Invece è qui e lo vedrò per il resto di questa lunga giornata. Sulla destra arriva anche mio padre. Inzio a raccontare dello stomaco, mentre corriamo in tre, fino ad arrivare quasi al punto di ristoro e di check, dove mi sta attendendo anche mia madre. Sono tutti qua per me e io non li devo deludere. Mi viene controllato velocemente lo zaino e poi prendo qualcosa da mangiare. Dove sono loro? Gente che mi saluta, che mi parla, ma io ora voglio loro. Li vedo e finalmente posso raggiungerli. Le sole parole che mi escono sono “E’ dura, è lunga e dura. Sono stata male e siamo solo al km 28, ed è dura”. Mi appoggio a terra, un boccone, mi rialzo. Da dietro compare Roberto che, assistito dalla sorella Loredana, sta correndo la 140. Un eroe. Lo abbraccio. Sono felice di vederlo. Una stretta, un abbraccio. Un abbraccio anche a Loredana e… e incredibile sono carica! Obbligo mia madre a impugnare il cellulare e canto la “Canzone della Felicità”.
Perchè? Perchè a me piace così. Quando ti senti e decidi di fare certe cavolate, non credo ci sia un perchè! Le fai e basta!

img_20160730_170913

Va bene. Crisi finita. Metto la canotta asciutta e si riparte. Mi aspettano l’Alben (a – iu- to), il Poieto (di nuovo a – iu – to) e poi, se Dio vuole, Selvino. Durante la lunga salita verso il Monte Alben lo stomaco sembra essersi rimesso a posto, complice anche la temperatura che si sta gradualmente rinfrescando. Sasso, sasso, sasso… ma un po’ di sentiero comodo mai vero? Dalla cima si vede il sole ormai basso nel cielo…. troppo basso. Tra non molte ore sarà buio e io voglio arrivare a Selvino senza la frontale. Tira un’aria fresca che alleggerisce gambe, cuore e testa. Le gambe girano, la mente “frulla idee in un mix confuso”, come quando tiri fuori ingredienti a caso dal frigorifero e li metti nel frullatore, senza sapere bene quale sarà il risultato. Non voglio sapere da quante ore sono in giro. Qualcuno da dietro dice 10, quasi 11. Rifletto, faccio girare le rotelle, un breve calcolo… Sono tantissime. Per me, che al massimo sono stata in gara sei ore e mezza (Tecnica Maxi Race Annecy, 42k, 2300 D+), sono davvero tante. Il Poieto è un mostro. E’ un mostro che ti inghiotte, nel suo bosco senza fine. “Roba da poco” mi avevano detto, “Dopo l’Alben il grosso è fatto”… Sì, ma se alle spalle hai circa 43 km, anche la salita più banale (che comunaue banale non è!) appare difficile!
Arrivo a Selvino tardi, verso le 21,30 e col buio, e mi tocca fare lo zig zag tra la folla che passeggia in centro, che guarda “noi atleti sporchi e sudati” come mosche bianche. Mi chiedo come mai Selvino non si sia preoccupato di transennare una corsia a lato strada per gli atleti.

img_20160730_215353

Seduta per terra, con il mio the, cerco di riprendermi. Sono stanca, ma non stanchissima. Venti chilometri, nelle gambe, li ho ancora. Ma lo stomaco ha da poco ricominciato a far male. Cerco di rassicurare i miei, che sto bene e che ci vedremo al traguardo. Mio padre è convinto, mi conosce. Sa che arriverò, strisciando ma arriverò. Mia mamma è un po’ più incredula, ma pare comunque in fibrillazione. Dietro la transenna c’è Andrea, venuto anche lui apposta per me. Quando sono sbucata dal bosco, sulla strada, l’ho salutato con un abbraccio accennato e volante. Mi fermo almeno venti minuti a Selvino. Ricky mi piazza in testa la frontale che, prontamente, cade al collo. Queste frontali, mai una volta regolate come dovrebbero.

img_20160730_220951

Da Selvino i chilometri sono ancora venti e la nausea riprende a mille, impedendomi definitivamente di mangiare cose solide. Il fisico non è più così performante, per cui da ora saranno testa e cuore e condurmi in Piazza Vecchia. E di testa ce ne vorrà tanta, in quei tratti di bosco al buio, illuminati solo dalla mia frontale. Filaressa, Forcella di Nese, Canto Basso, Forcella del sorriso, Maresana. Sul percorso incontro Cinzia Bertasa, che ha creato il suo piccolo ristoro abusivo. Seduta a terra, su una coperta, ha disposto qualche bottiglia di acqua, qualche birra, un po’ di cioccolato e frutta secca. Che gioia vederla qua. Le dico che non sto poi così bene, ma che sono carica per arrivare. Mi rincuora, mi dice che inceve lei mi vede “bene” e mi esorta a ripartire! Grazie di cuore Cinzia!

img_20160730_221013

Il bosco sembra interminabile. Mi godo il buio. Da un po’ non ho più nessuno nè davanti nè dietro. Punto la frontale a terra e rido un po’ da sola. Ogni 5 km mando un messaggio ai miei, tanto per fargli capire che non arriverò a Bergamo tanto presto! Ho sete, ho fame e nel contempo la nausea. Ci vorrebbe del limone, basterebbe uno spicchio! Maresana e poi Valmarina. Ci siamo. Da qui mancano solo 5 km per giungere a San Vigilio. Mando un sms a mio padre… La nausea è troppo forte e ho bisogno di uno spicchio di limone! Mi viene incontro con: due spicchi di limone, aqua e una bustina di zuccherto, accompagnato dall’amico Marco. Fantastico, c’è anche lui… ma quanta gente mi sta aspettando, a notte fonda, in Piazza Vecchia? Il limone è miracoloso e mi toglie per mezz’ora il fastidioso dolore allo stomaco. Grazie ai miei due angeli salvatori!
Città alta è lì. Strada in salita, come sempre. Ormai cammino, non riesco più a correre, anche se il passo rimane buono. Meno un chilometro. Mi appoggio ai bastoni, forza che è l’ultimo strappo! Mi guardo le gambe e le scarpe infangate. Comicio a sentirmi agitata. E’ fatta. Non ci credo ma è fatta. Sono le tre di notte e sono trascorse 17 ore dalla partenza. La discesa da San Vigilio la faccio di corsa…. sarà l’emozione ma le gambe sono ripartite! Il traguardo è lì, lo vedo davanti a me. E’ il mio momento. Sei mesi e ora è il momenro. Dicevano che avrei pianto. Avevo detto “Ma figurati che piango”. Venti metri. Dieci. Inizio a correre e arrivo tra gli applausi di chi, da diverse ore, mi attende. Un sorriso, una lacrima. Non sono una che si emoziona ma questa volta, questo arrivo, questa fatica, meritano davvero una lacrima. Alzo i bastoni al cielo e mi godo il momento. Quante cose, quanti momenti, quante emozioni… e quante volte, ripensandoci, sorriderò. Scendo dal palco con una salto (l’adrenalina fa fare di tutto, penso, persino saltare!!!) e mi indirizzo verso la family. Incontro Pablo (Criado!) che mi festeggia prendendomi in braccio! Mi dice “Brava, sono i tuoi primi 70!”. Ora ho la maglia finisher, bellissima. Ora ho i ricordi. Ora mi chiedo, “a quando la prossima?”.

img_20160731_030426

Condividi