Correre è un po’ come mangiare i pop corn. Ma non quelli classici, salati. Intendo quelli dolci, glassati, ricoperti magari di cioccolato. A me è sempre piaciuto vederci chiaro nelle cose: o sei dolce o sei salato, non puoi essere entrambe le cose. E i pop corn dolci invece ribaltano la mia scala di certezze. Non sono dolci e non sono salati, sono dolci salati. Li metti sulla lingua e ti si scioglie lo strato di glassa (o cioccolatoso), allora li mordicchi, e sono salati. Non capisci se ti piacciano oppure se la cosa ti disgusti, eppure il sapore che lasciano sul palato è eccezionale. E metti in bocca il successivo, e così via, fino a barattolo finito. Quelle cose che, quando te li ritrovi davanti questi maledetti pop corn dolci, non sai se acquistarli o meno. Se non li acquisti, puoi farne tranquillamente a meno, ma se per sbaglio ne metti in bocca uno… è finita.

Ecco per me la corsa è così. Non è stato amore a prima vista. Soffro, anche se so soffrire bene e so farlo perfino truccata con il rossetto no transfer. Forse ha davvero ragione chi mi ha detto “Non è il tuo sport”. Però, se ci penso, nessuno allora “è il mio sport”. Non sono particolarmente brava in niente. Però lo faccio e, in genere, è laddove soffro di più che traggo maggiore soddisfazione.

Allora forse non è la corsa, nello specifico, ma è “il come mi sento dopo aver raggiunto un obiettivo”. Quel senso di soddisfazione, quel “tutti dicevano che non ce l’avrei fatta e invece, sono qua”. Forse è questa la droga. Forse è questa sensazione…  il mio personale pop corn dolce!

E quindi, anche per il 2017, un solo grosso obiettivo, leggermente più lungo (non è detto più impegnativo) di GTO. Chissà se mi prendono… preiscrizioni in attesa di essere confermate. Incrociamo le dita.

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