ID.EIGHT, LE (bellissime!) SNEAKERS ECOSOSTENIBILI

Foglie di ananas, torsoli di mela, vinacce derivanti dalla lavorazione dell’uva. Chi lo avrebbe mai detto che questi materiali di scarto potessero essere utilizzati per realizzare beni di consumo come un paio di comode (e stilosissime) sneakers? Oggi vi racconto la storia di ID.EIGHT, le sneakers ecosostenibili nate dalla creatività della startup ID LAB S.r.L..

La segnalazione mi è arrivata dal negozio-amico Pesavento Mountain Store di Asiago, che è stato il primo in Italia ad avere questo prodotto!

Ma chi c’è dietro a questo progetto? Come sempre, dietro a cose grandi e di valore, si nascondono persone che si sono prese a cuore un qualcosa. Dong Seon Lee – eco-fashion esigner coreano – e Giuliana Borzillo – product manager di Napoli – hanno unito le forze per ideare delle sneakers realizzate con scarti dell’industria alimentare e materiali di riciclo.

Unisex, sono disponibili in 22 colorazioni, dai più sobri ai più modaioli, e un design ispirato agli anni Novanta che, manco a farlo apposta, sono quelli della mia adolescenza… Sarà per questo che mi piacciono così tanto? Un prodotto ecologico e made in Italy, che fa bene all’ambiente e al nostro Paese, in particolar modo in un contesto come quello attuale, in cui credo sia importante valorizzare ciò che viene prodotto nel nostro Paese. Inoltre, nella confezione (anch’essa realizzata con materiali di riciclo) una piacevole sorpresa.

Facciamo due parole con Giuliana, la “mamma” delle ID.EIGHT.

Partiamo dal nome, perché le avete chiamate in questo modo?

Lo abbiamo creato dalla sintesi di due parole inglesi: “Id” proviene dalla parola intera “Identity”, “identità”; “eight” è il numero otto. L’otto è il simbolo della circolarità e della transizione in varie culture orientali; in matematica, adagiato in orizzontale, viene usato per indicare l’infinito. Ci sembrava quindi l’entità perfetta, tanto nel nome quanto nel logo, per comunicare il concetto di economia circolare, una forma di impresa che genera valore dal recupero e dalla trasformazione intelligente degli scarti derivanti da altre filiere produttive. “Identity” esprime l’impegno a mantenerci fedeli e coerenti ai nostri valori e la voglia di affermarci e distinguerci come individui, attraverso uno stile colorato, esplosivo, a tratti eccentrico.

Come avete fatto a sviluppare il progetto e quanto tempo avete impiegato?

Io e Dong, mio marito e co-fondatore di Id.Eight, siamo professionisti delle calzature da una vita. Io product manager da nove anni, lui stilista da quindici anni. Ci siamo conosciuti proprio attraverso il lavoro e insieme all’amore è arrivato anche il sogno di metterci in proprio. Se parliamo del momento in cui si è fatta avanti l’idea, è stato esattamente un anno fa, nel luglio 2019. Quando invece siamo passati alla fase concreta, abbiamo impiegato circa 6 mesi per sviluppare il progetto, dal disegno su carta delle prime calzature a settembre 2019 al lancio della collezione a febbraio 2020. La fase che ci ha richiesto più tempo e impegno è stata sicuramente la ricerca dei materiali da usare per la tomaia. Dovevano rispettare tutti i nostri standard: sostenibilità della filiera dimostrata da opportune certificazioni; circolarità e quindi un processo di produzione che inglobasse degli scarti; produzione il più possibile locale; resistenza e bellezza del risultato finale.

Quali sono i materiali utilizzati per la loro produzione? Dove vengono reperiti?

Immaginiamo di “spaccare” la scarpa nelle tre parti visibili a tutti: la tomaia, che è tutto il rivestimento esterno, la suola e l’interno. La tomaia è composta da due tipologie principali di materiale: i sintetici derivanti dalla polimerizzazione degli scarti dell’industria agricola e alimentare e i tessili riciclati. I sintetici da scarti, che suscitano la curiosità di chiunque scopra il nostro brand, sono apple-skin, Vegea e Piñatex. Apple-skin è ricavata da bucce, torsoli e semi avanzati dalla produzione di succhi e marmellate di mele in Sud Tirolo. Vegea trasforma bucce, raspi e semi d’uva scartati dalle aziende vinicole presenti in Toscana. Piñatex è prodotto in Spagna con le foglie degli ananas coltivati nelle Filippine. È l’unico dei materiali usati finora a non essere prodotto in Italia, ma occupa un ruolo molto importante nello sviluppo della moda sostenibile internazionale, sia perché fornisce una fonte di reddito aggiuntivo nelle regioni in cui l’ananas è il prodotto tipico e locale, sia perché sfrutta le potenzialità di uno scarto agricolo che altrimenti verrebbe bruciato, generando al suo posto un tessuto che non necessita di ulteriori coltivazioni per essere creato. Abbiamo selezionato dei tessili in poliestere riciclato per il resto degli inserti, per esempio la parte in mesh, ovvero quel tessuto dall’aspetto traforato, indemagliabile e traspirante, che potete osservare sulla punta e sui laterali di diversi modelli Hana Mix Color. La suola contiene il 30% di gomma recuperata dagli sfridi di produzione, la più alta percentuale tecnicamente consentita. A questo punto vi facciamo una piccola rivelazione: stiamo lavorando sulla possibilità di inserire una suola in materiale biodegradabile! Infine la fodera interna è composta completamente in morbido e spugnoso cotone riciclato, eccetto che per la parte rinforzata dietro il tallone, che è in cotone biologico certificato Gots. La certificazione di sostenibilità Gots (Global Organic Textile Standard) è la più affidabile e completa, perché prende in esame non solo l’impatto ambientale delle coltivazioni ma anche le condizioni di lavoro della manodopera.

Possiamo dire che le ID.EIGHT siano scarpe 100% sostenibili?

Come si sente ripetere spesso fra i promotori della moda sostenibile, la scarpa o l’indumento più sostenibile è quello che non ancora esiste. Tutto ciò che produciamo impiega risorse e lascia una traccia sul pianeta, più o meno pesante che sia. Il nostro progetto ruota attorno all’idea di usare come materia prima ciò che è già esistente e che risulta dallo scarto di un’altra attività: che siano le tonnellate di vinaccia accumulate dopo la pigiatura dell’uva, o il pezzo di gomma difettoso che viene rituffato nella mescola. Riteniamo di avere una base di partenza ottima, ma siamo aperti al miglioramento e pronti ad accogliere ulteriori novità nel settore. Ci teniamo ad aggiungere inoltre che la manifattura è totalmente italiana e questa scelta, che può apparire difficile, è anche la migliore garanzia di controllo sulla filiera e sulle condizioni di lavoro. Avere la possibilità di visitare personalmente il calzaturificio e stringere amicizia con chi ci lavora è un modo di vivere l’impresa completamente diverso da quello che avviene con le grandi produzioni dislocate in Asia.

Cosa è la “bomba” di semi che si trova all’interno della confezione?

Si tratta di una pallina di terra, compost e argilla che contiene dei semi di fiori facili da far germogliare. Le ha preparate per noi il Parco dei Cinque Sensi di Vitorchiano e si possono piantare dove lo si desidera. Lo scopo è fornire un po’ di nutrimento alle api e agli insetti impollinatori, che nelle nostre città calano drasticamente, contribuendo inoltre a rallegrare le aiuole e i terreni spogli.

Condividi