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La pioggia cadeva fitta fitta sopra il castello. Dalla stanza, oltre i tendoni in raso pesante, potevo sentirne l’eco. Così come risuonavano ancora, a mezzanotte inoltrata, le voci degli ospiti intenti in chissà quale conversazione.
La tenda gialla era sempre là, nel parcheggio, vicino alla mia auto. Quasi in una pozza d’acqua corrente.
Il vento fischiava. La pioggia scrosciava. E le urla del diavolo, quella notte, straziavano l’aria e solcavano il crinale delle alpi marittime a cavallo dei lampi furenti.
Ne uscì, la mattina seguente, sotto delle gocce che sembravano di cristallo, un ragazzo sulla ventina. Non alto, non muscoloso a prima vista. Il volto fresco e un piercing al lobo dell’orecchio. I pantaloni larghi e scavallati lo facevano sembrare un folletto sorridente.

Scesi nella sala da pranzo per fare colazione. L’aria odorava di caffè e di pane tostato. Una voce roca proveniva dalla cucina. Il ragazzo si era materializzato proprio lì, dinanzi ai miei occhi. Con lo sguardo vivido e scintillante abbozzò un sorriso e poi un saluto. Non era italiano. Scherzava e rideva con Paolo. Parlavano di scalate, di gradi.
Accanto a lui, il suo amico, il cui aspetto era ancora più strano. Gli occhi chiari, il pizzetto, un grosso anello al naso. Lui, invece, al contrario del folletto sorridente, aveva dormito nel furgone. Partecipava al discorso in maniera animata.
Le loro voci erano allegre e piacevoli, calde. Un buon risveglio. Mi allungarono una scatola di cioccolatini. Anche questi accompagnati da un sorriso cordiale. “From Belgio” disse il folletto.
Quasi spiazzata sorrisi e ne presi uno. Lo misi in bocca e notai i loro sguardi su di me, quasi in attesa di un sacro responso…
Mmm.. veeery good.. deliciousss” dissi con la bocca piena, e una risata sonora, compiaciuta, riempì la stanza.
Da dove erano usciti il folletto e il suo amico? Non si sa.. ma erano piacevoli e trasmettevano serenità.
Terminata la colazione, mentre ero intenta a mettere le tazze nel lavello, incrociai Paolo in cucina. Il folletto, in sala, si era seduto sulla sedia e faceva delle inalazioni con uno strano marchingegno che sputava vapore. La scena era curiosa e al momento pensai avesse il raffreddore.
Ha 22 anni.. viaggia sull’8a 8b il ragazzo” mi disse a bassa voce Paolo, tanto da non farsi sentire dagli altri ospiti della casa… Feci per rispondere con un cenno di grandissima ammirazione, ma Paolo mi interruppe e continuò “tanto di cappello, ci dà dentro, ce la mette tutta…. è malato di (…)… questo a 45 anni muore”.
Le parole, le esclamazioni, tutto… mi si bloccarono in fondo alla gola.
Dalla sala da pranzo il folletto parlava con l’amico e sorrideva…

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