Due generazioni e due modi diversi di vivere l’arrampicata, ma un’idea in comune. Si sono ritrovati a condividere lo stesso sogno a quindici anni di distanza l’uno dall’altro, hanno unito le loro forze e, guadagnando metro dopo metro, ce l’hanno fatta, dando vita al più severo di tutti gli itinerari d’arrampicata che costellano il Pinnacolo di Maslana. “La Fiamma” è la nuova figlia del monolite che, slanciato e possente, svetta su Valbondione. Ad aprirla l’alpinista Fulvio Zanetti di Albino ed Ernesto Cocchetti, guida alpina di Castione della Presolana. Sono saliti sulla parete est di questo obelisco roccioso incastonato tra i toni smeraldini delle foglie e i lampi giallo intenso dei maggiociondoli in fiore. La roccia del Pinnacolo, sebbene ricordi il granito, è frutto di un piccolo scherzo della natura: il verrucano, conglomerato residuo di una orogenesi antecedente la nascita delle Prealpi. Una sorta di mostro preistorico, idra o dinosauro, partorito dalla terra proprio lì, nel cuore delle Orobie.
Questa linea che sale, diretta, le asperità della parete, è rimasta lì inesplorata e si è fatta sognare per quindici lunghi anni. Chissà in quanti l’hanno guardata, forse di soppiatto, e desiderata. Chissà… Ma il destino, o forse il caso, ha voluto che le strade di questi due “valligiani doc” si incontrassero proprio qui, in quel di Maslana.

Qualche anno fa avevo immaginato una possibile linea diretta che salisse la parete est del Pinnacolo e, due estati fa, cominciai a scalarla assicurato da Valentino Cividini e Guido Valota, due cari amici – racconta Fulvio Zanetti. – Dopo i primi due tiri, finii su un vecchio tentativo, abbandonato, che terminava nel nulla una ventina di metri sopra. Mi sorpresi nel pensare che qualcuno mi avesse preceduto. Successivamente tornai con l’intento di sostituire i vecchi spit e, prima di continuare, mi informai su chi avesse chiodato quel tratto. Era curioso che qualcuno, a mia insaputa, potesse aver inseguito il mio stesso sogno e che, come dimostrato dai fatti, non fosse riuscito a portarlo a termine. Fu così che conobbi Ernesto Cocchetti, il quale aveva tentato la salita 15 anni prima. Pensai di informarlo circa la mia intenzione di proseguire da dove lui si era fermato e, subito, mi propose di continuare insieme”.

Un obiettivo comune e condiviso, il loro, guadagnato un metro alla volta, con la stessa trepidazione di un bambino ai suoi primi passi. Quando lo vedi da vicino Fulvio, quando ti racconta di questi passetti mossi su cliff, è lampante che non sta nella pelle. E gli occhi si fanno sbarrati come quelli di chi vede un fuoco d’artificio, e il sorriso largo come quello dell’innamorato che sogna la sua donna.

La via ci ha impegnati per una decina di uscite. Sole o pioggia poco contava, dal momento che la parete è strapiombante e si è “a tetto” – ironizza Fulvio. – Abbiamo chiodato salendo dal basso, usando i cliff solo per posizionare le protezioni. Per cinque lunghezze di corda le difficoltà sono state alte e c’era sempre la paura di finire su tratti non superabili in arrampicata libera, soprattutto nella seconda metà, dove la roccia è liscia e strapiombante. Fortunatamente è capitato il contrario: una successione di tacche e fessure ci ha aiutati a progredire lungo un percorso tortuoso ma logico, che segue il facile nel difficile, con tratti di estremo interesse dal punto di vista arrampicatorio”.

Arrivano in vetta a fine ottobre, giunge l’inverno e “La fiamma” torna ad essere un sogno, anche se più tangibile ora. La linea c’è, è stata salita. Otto lunghezze di corda, di cui quattro non ancora liberate, che attendono solo la primavera. Primavera che, manco a dirsi, tarda non poco ad arrivare. Fulvio attende con ansia il momento in cui potrà salirla nuovamente e, con lui, alcuni amici.

Quest’anno, nonostante il tempo spesso piovoso, con Maurizio Tasca, solo 21enne ma già forte scalatore, siamo saliti con l’obiettivo di liberare il terzo tiro, una fessurina di grado 7c, molto fisica e tecnica allo stesso tempo. L’assalto finale alla parete ha avuto luogo invece sabato 11 e domenica 12 maggio, sempre con Maurizio e con la collaborazione di Mauro Gibellini e Diego Pezzoli di Clusone. Per guadagnare tempo, abbiamo deciso di bivaccare sulla piccola cengia battezzata solarium, che si trova esattamente a metà via. Anche grazie a loro “La fiamma” è stata interamente salita in arrampicata libera. L’arrampicata è così, un’esperienza tra fatica, sogno, estasi e lavoro di squadra. Un grazie di cuore a tutti gli amici che sono stati coinvolti. Chi più e chi meno, tutti hanno contribuito. Chi ha portato il materiale, chi ha provato a liberare i tiri, chi li ha riprovati e chi alla fine è riuscito a liberarli, chi ha incoraggiato gli altri, chi ha fatto le foto, chi ha portato l’acqua, chi ha sopportato il freddo e il vento, chi ha raccontato barzellette, chi ha ballato, ma più semplicemente chi alla fine di tutto ha sorriso”.

…BRAVO FULVIO, BRAVI TUTTI!!!!!

Ta’

Condividi