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Il Bosa è un po’ magico. Ci piace, ci fa sognare. E non solo a noi bergamaschi, che ci sembra quasi di sentirlo, il suo sangue, scorrere nelle nostre vene. Fa sognare un po’ tutti, questo Gigante dagli occhi buoni e sempre sorpresi. Gigante di nome e di fatto, prima di tutto per l’altezza e poi perchè, da quando finisci il Tor, per tutti, sei un gigante. Figurati se poi lo vinci alla tua prima gara (così) lunga, fermandoti ad aspettare che il risotto venga pronto in rifugio e col saltello finale. In altre parole se lo vinci da Bosa, provandoci ma non sapendo come andrà a finire. Ti conquisti così la simpatia della gente, bergamaschi e non.

In Valle d’Aosta, il Bosa, lo adorano. Piace perchè è semplice, perchè sorride e perchè saluta. Piace perchè non ha i modi dell’atletone da performance. Piace perchè ognuno di noi può rivedersi in lui e sognare di essere lui, almeno per un attimo. Ecco… piace perchè è vicino, terribilmente vicino alla normalità. Anche se poi normale, lo sappiamo benissimo, il Bosa non è. Ma se lo incontri sui suoi sentieri orobici riesce persino a fartelo credere. Che sta facendo un giretto, che vede se le gambe girano, che spera di far bene ma non sa. Era così nel 2015, quando l’ho conosciuto, ed è così anche ora. La differenza è che ora ha la consapevolezza di poter vincere e forse si sente anche un po’ in dovere di farlo. Per gli sponsor che se lo aspettano, per noi che lo seguiamo e sognamo con lui. Però se lo incontri per strada è sempre il vigile del fuoco che ha vinto l’Orobie Ultra Trail sbucando fuori dal nulla.

Pensa che da quando c’è il Bosa che vince, a Bergamo, quasi tutti sanno cosa sia il Tor Des Gèants… Roba che prima a saperlo erano solo gli appassionati. Sì, lasciatemelo dire, il Bosa in un certo senso ha reso (ancora più) famoso il Tor. E ha fatto sognare un sacco di gente. E qualcuno a forza di sognare ha iniziato a correre. E qualcuno lo ha fatto in montagna. Gente che prima aveva come meta più ambiziosa uno dei tanti rifugi. Il Bosa ci ha fatti innamorare, in ultima analisi, della montagna e della performance ad essa collegata. E anche se non saremo mai il Bosa, grazie a lui, abbiamo imparato a sognare. ecco perchè, che quest’anno vinca o no, nei nostri cuori il Bosa ha già vinto.

T.

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