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Piove. Per fortuna piove e “mi tocca” starmene chiusa in casa. Ho una scusa per non uscire e non sentirmi neppure in colpa. Eppure ci sono giorni in cui esco ad allenarmi anche se piove, anche se fa freddo, anche se è ancora buio (perchè è troppo presto!) o anche se è già buio (perchè è troppo tardi!). Invidio quelli che hanno sempre voglia di allenarsi, di correre, che hanno voglia di iscriversi a una gara al mese (per non parlare dei”mostri” che ne fanno due o tre!!!) e che sono costanti negli allenamenti. Io, che se non ho un obiettivo, la voglia se ne va. Io che vorrei sempre stare all’aria aperta ma non necessariamente a correre o a far fatica. Amo sciare, arrampicare, camminare. Amo fare un sacco di cose e sono davvero poco competitiva. Il mio non essere competitiva mi ha allontanata, ormai un sacco di anni fa, dal mondo delle gare (di arti marziali, nulla a che fare con la corsa o con la montagna!), nonostante gli ottimi risultati.

Ecco, io lo sport lo vivo così, a modo mio. Mi fa stare bene, mi fa sentire a posto con me stessa, scaccia i brutti pensieri ed è la mia medicina. Lo sport è uno dei modi di vivere la montagna, l’unico posto in cui mi sento davvero a casa. Quindi no, finite di chiedermelo, non credo di essere una sportiva. Finire una gara di 100K non significa essere una atleta, significa aver voglia di finirla, avere gambe resistenti e una testa che vola. E proprio perchè vola, a volte vola via per davvero e si focalizza su altro! Di solito succede quando hai raggiunto un obiettivo e dovresti fissartene uno nuovo.

Quest’anno mi è successo già a luglio, dopo la Valmalenco Ultra Distance Trail, alla quale mi sono pure classificata seconda (delle donne, intendiamoci, non assoluta!). Insomma ero abbastanza in forma per i miei canoni e… e niente: è semplicemente scappata la voglia di allenarmi. Ho continuato ad andare in montagna e a settembre ho anche realizzato il sogno di salire in vetta al Monte Bianco. Ma niente, di corsa non ho più voluto sentir parlare. Dopo la VUT ho concluso la Valtaleggio Trail (50k) a sono arrivata al 75simo km del Morenic Trail. Ho pianto sperimentando il primo ritiro e ho sorriso della mia umanità, di quella caviglia che, probabilmente per la mancanza totale di allenamento, aveva iniziato a fare male male. Male da non poterne più. Male da maledire quel pettorale… che quando me lo sono vista portare via, avrei voluto rincorrere le scope che erano appena ripartite dalla base vita, dopo essersi accertate che davvero non volessi continuare.

Fino a qualche settimana fa, a Gressoney, invitata dalla rivista Soul Running per testare le Hoka One One modello Torrent. Lì ho re-incontrato Carmela. Carmela (di cognome Vergura… che io per un sacco di tempo credevo si chiamasse Carmela Verdura… ecco, ora lo sai!!!) è una autentica forza della natura. Blondie, pazza, finisher al Tor. Abbiamo trascorso una giornata insieme e… e mi ha contagiata. Tornata a casa, con in mano le Torrent e sfruttando il rimanente clima tiepido, ho ricominciato a correre. Merito forse anche delle Hoka, delle quali mi piace l’estetica e non solo. Merito delle belle persone, anche. Perchè a volte è proprio così: le persone, quelle belle, possono davvero fare la differenza.

Cosa farò ora? Niente. Mi godrò per un po’ di tempo a questa rinnovata energia e, magari, proverò a pensare a un bell’obiettivo 2019. See Youuuu!

Hoka Torrent

Scarpa progettata con la collaborazione di atleti di alto livello, offre un mix di ammortizzazione e agilità grazie ai materiali molto leggeri ma altrettanto protettivi garantendo allenamenti performanti su terreni disconnessi.
La tomaia in mesh traspirante offre un elevato comfort nella calzata e l’intersuola PROFLY  permette un ottimo assorbimento dell’impatto ad ogni passo. La tassellatura aggressiva del battistrada consente di affrontare al meglio ogni tipo di terreno.

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