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Non tutti hanno la fortuna di poter avere a disposizione, per andare in montagna, una intera giornata. A volte capita di averne solamente mezza… e allora? E allora bisogna sapersi adattare e trovare una meta capace di soddisfarci anche se il tempo non è molto. Un luogo magari un po’ sconosciuto, lungi da quelli più blasonati. Questa domenica, complici il sole e la giornata ridotta a metà (ebbene sì, sono una che guarda sempre il bicchiere mezzo pieno e riesce a vedere in una domenica lavorativa l’occasione per scoprire un posto nuovo!), sono stata a scalare alla falesia del Lago Neroche si trova un migliaio di metri sopra Valgoglio.

Partenza dal parcheggio alle ore 12,30 circa, con i nostri zaini belli carichi (corda da 50 metri, imbraghi, scarpette, 12 rinvii e gri-gri, costume, guscio, frontale, crema da sole…) e un border collie al seguito. Indie è diventata ormai per noi una super compagna di avventure. La portiamo ovunque possa arrivare, con qualche limitazione sulla lunghezza (fino a 40 km circa, oltre inizia a dare segni di forte stanchezza), sull’esposizione (ha paura quando ci sono creste o passaggi esposti) e per quanto riguarda la neve (solo scialpinistiche facili e non troppo lunghe perchè, soprattutto in discesa, noi possiamo sciare ma lei, che ci deve seguire correndo, fa decisamente fatica). Mi ricordo che, in occasione della skialp del Pizzo Scalino, abbiamo dovuto portarla alla macchina in braccio (e sciando ovviamente!!!). E lei si dimostra entusiasta di partecipare a tutte le nostre uscite.

Ovviamente la partenza a mezzogiorno, ad agosto, non è una “genialata” ma fortunatamente la nostra falesia si trova a circa 2000 metri di quota e, sebbene esposta al sole,speriamo sempre nelle foschie passeggere e nell’avvicinarsi della sera. Peccato per la condotta dell’acqua, che corre come un serpente verde dalla diga fino a valle, e ai tanti tralicci che rovinano un po’ questo pezzo di Valseriana, che senza di essi sarebbe spettacolare. In un’ora e mezza siamo comodamente alla Capanna Lago Nero (per i più pacifici anche un paio di ore). Al contrario di quanto si potrebbe pensare l’omonimo bacino d’acqua (la cui profondità nella parte centrale, così ci dice il rifugista, arriva fino a 60 metri!) si trova sopra il caseggiato ed è delimitato da una diga artificiale. Il laghetto, scuro e verdastro, che si trova davanti alla capanna, invece, prende il nome di Lago Canali.

La falesia si trova proprio dietro/sopra al rifugio. Chiodata dal Cai di Alzano su dei bei  torrioni (e uno spettacolare muro su cui corrono le vie più impegnative) di sana roccia grigio-gialla, presenta difficoltà sempre contenute (si arriva al 6c,ma la maggior parte dei tiri va dal 5c al 6b) su tiri sempre interessanti e mai banali. L’ideale anche per neofiti o per chi, come nel mio caso, vuole ricominciare a scalare senza troppi spaventi. la chiodatura è onesta e le soste hanno sempre un comodo moschettone che evita manovre di calata. Tutti i tiri hanno la loro piastrina con nome e grado, non è quindi fondamentale avere una guida stampata.

Si scala vista lago e, i più avventurosi e temerari, si concedono anche un bagno. Noi preferiamo evitare perchè l’acqua, sebbene sia pulita, è scura e non invoglia. Quattro tiri e una pausa birra al rifugio (la reidratazione è una cosa fondamentale) per poi tornare a fare altri 4 tiri.

La scelta top? Fermarsi a cena alla capanna e poi scendere con le frontali, con la pancia piena. La cucina è buona, l’ambiente familiare e le torte superano di gran lunga le aspettative 😉

 

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