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Il 7 e 8 dicembre, mentre a Milano si festeggerà Sant’ambrogio e più in generale l’Italia sarà indaffarata con il tradizionale abete, sull’isola dove è nato Cristiano Ronaldo si corre la seconda edizione del Madeira Maxi Race. A 500 km dalla costa nord-occidentale dell’Africa e a 900 da quella di Lisbona, lascerò l’inverno orobico per ritrovare, almeno per qualche giorno, il tepore della primavera. E il verde delle foreste. Perché a nord dell’isola di Madera si trova la foresta di laurisilva più vasta del mondo, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1999. L’azzurro del mare, anzi dell’Oceano, e il verde della vegetazione qua si fondono in un ambiente che viene descritto come unico al mondo. Da non molto anche meta di turisti alla ricerca di paesaggi ancora autentici, selvaggi e il più possibile incontaminati. Sarà forse per questo che lo scorso anno l’isola è stata scelta come nuova tappa del circuito Maxi Race e quest’anno ne costituirà quella finale, facendo seguito alle competizioni di Sudafrica, Francia, Ecuador, Cina e Italia (Sicilia).

Quella dello scorso anno fu una prima edizione, una “prova” per valutare se l’isola, i tracciati e i paesaggi, fossero “all’altezza” del prestigioso circuito. Prova superata visto che, nel 2019, i percorsi sono passati da tre a quattro, ed è aumentato anche il numero dei partecipanti. Così avrò la possibilità e la fortuna di partecipare alla seconda edizione e di vedere, anche di questo sono curiosa, come ci si prepari a festeggiare il natale ì sull’isola Portoghese che, così narra la leggenda, faceva parte del mitico regno perduto di Atlantide.

Fondatore dell’intero circuito Maxi Race è il francese Cyril Cointre. Neanche 40 anni Cyril, eppure pare averne già fatte di cotte e di crude (in senso sportivo ovviamente!) e tra le tante imprese, idee e iniziative figura anche la paternità del circuito, nel 2015 con la prima gara ad Annecy. Io quella gara la feci un anno dopo, nel 2016, e fu la mia prima volta sulla distanza dei 42 km. Ricordo solamente la pioggia, il fango e la felicità di vedere mio padre all’arrivo, che brillantemente andava a sostituire un fidanzato mai arrivato ad Annecy per vedermi tagliare il traguardo (https://www.cordadoppia.com/tecnica-maxi-race-annecy-fango-e-felicita-in-42k/ ).

 Cyril Cointre è prima di tutto un amante dell’avventura, e lo è a tutto tondo. Solamente poi, un runner. Non è un caso che il motto del circuito sia Time to explore (da cui anche l’hashtag #timetoexplore). Nel suo palmarès ci sono: un 5 ° posto all’UTMB 2010, 4 ° e 1 °Campionati mondiali di Raid Multisports Francia nel 2012, 2 ° nella TDS 2015 o 5 ° nell’Ultra-Trail World Tour 2015. Cyril è un viaggiatore, con o senza pettorale. Dal 2005 ad 2007, con il suo progetto “I tetti del mondo in bici”, ha attraversato 22 paesi in due anni (naturalmente in bici) scalandone la cima più alta di ognugno. Mont Blanc, Kilimanjaro, Aconcagua ed Everest, da dove ha tentato un decollo in parapendio con Clément Latour… Questi sono solo esempi, tanto per dare l’idea del personaggio.

Il pettorale come pretesto per viaggiare, esplorare, conoscere. In questo mi ritrovo, mi ritrovo tantissimo. Un motto, quello del #timetoexplore, che condivido da anni e chi legge il mio blog probabilmente lo sa. Non corro per correre (anzi, se devo dirla tutta la corsa in sé non mi entusiasma per nulla!) ma corro per vedere posti nuovi. Da sempre scelgo le gare a cui partecipare non in base al percorso e alle sue caratteristiche, ma per il dove. Dove si corrono, il paesaggio, le persone, la cultura… e infine anche per provare a me stessa qualcosa, anche se in fondo credo di non aver ancora capito cosa. Forse lo scoprirò sabato strada facendo, durante i 60 km di tracciato e i 4000 metri di dislivello positivo. Oppure no, non lo scoprirò e, semplicemente farò quello che ho sempre fatto: partire, vivere, arrivare.

Sito della gara, per maggiori info: http://www.maxiracemadeira.com/

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