300 chilometri sono sempre 300. Sono tanti in auto, figuriamoci cosa possono essere a piedi. Il Tor… Ecco il Tor des Géants misura più di 300 chilometri e nei miei sogni c’era, e c’è ancora, l’idea di farlo e di finirlo. Mai mi sarei aspettata, però, di percorrere la medesima distanza (con meno dislivello!) in bicicletta. Io, che non sono una ciclista. Io, che nel 2018 ho percorso più chilometri a piedi che in bicicletta. Io, che però sono anche una testona e che se mi metto in testa una cosa… è quella e basta. Io che ci tento fino alla fine e che amo sentire il dolore salire dalle punte dei piedi e farsi strada nel cervello, insinuarsi tra i pensieri  negativi e, infine, essere scacciato da quel cuore che, nonostante tutto, ha ancora voglia di vivere e di portare a termine l’avventura. Io che sempre quest’anno, per la prima volta, ho avuto l’opportunità e l’occasione di aggiungere la bicicletta ai miei allenamenti. Nulla di impegnativo, intendiamoci, solo qualche giretto defaticante nelle mie zone, prevalentemente in piano, per sciogliere la muscolatura affaticata. E così, sull’onda dell’entusiasmo, mi sono lasciare trascinare in questa avventura.

Pedalando nell’Unesco, appunto, è il nome dell’iniziativa nata dalla mente del giornalista e ciclista Giancarlo Perazzi, alla scoperta del Piemonte e del suo patrimonio. Una ricchezza naturale e culturale che si fregia del sigillo dell’Unesco e che si è rivelata, alla fine di queste intense e impegnative giornate, anche di grandissimo valore umano. 

Un viaggio in bici di tre giorni, lungo 328 chilometri circa (con 3.500 metri di dislivello positivo), organizzato dalla Bicicletteria racing team e Radio Acqui Vallebormida Monferrato in collaborazione con Regione, Comuni, i siti Unesco interessati e la Federazione ciclistica italiana.

Pedalare insieme, perchè?

Perchè pedalare è un modo per conoscere gli altri e se stessi, e attraverso le altre persone anche imparare a riconoscere i propri limiti oppure, al contrario, le barriere immaginarie che ciascuno di noi decide, consapevolmente o meno, di porsi. Le barriere: un tema importante. Perchè le barriere sono davvero un limite imposto, dalla società o da noi stessi. E c’è chi, invece, queste barriere riesce ad abbatterle. Come i ragazzi che ci hanno accolto nel nostro pernottamento presso l’albergo etico: una realtà sorprendente, forte, dirompente, che ti prende il cuore. Una realtà in cui ragazzi normodotati … Mi interrompo un secondo per auto-commentarmi e auto-criticarmi: che brutta parola, mi viene ora da dire!… Cosa è, poi, la normalità?… Ma oggi mi tocca usarla, questa parola, per raccontare il mondo normalmente-speciale (o specialmente- normale?) in cui mi sono trovata immersa durante il mio soggiorno in hotel. Comunque, tornando a noi, dicevo che nell’albergo etico ragazzi che possiamo definire come normodotati collaborano, in perfetta integrazione, con ragazzi affetti da disabilità intellettiva (molti con sindrome di down ma non  solo ed esclusivamente). E portano avanti una realtà alberghiera, dalle camere alla cucina, il tutto con un ordine, una pulizia e una perfezione davvero encomiabili. (Per saperne di più su come nasce questa realtà: www.albergoetico.it. Il modello dell’albergo etico di Asti sta ora per essere esportato non solo in altre città italiane ma anche in alcuni paesi esteri).

In questo viaggio ciclisti amatori hanno convissuto con ciclisti professionisti (e anche con non ciclisti come me!), pedalando insieme per lanciare un messaggio, legato sia alla promozione e valorizzazione del territorio, sia alla valorizzazione del capitale umano che, proprio in questo territorio, affonda le sue radici.

Le tappe del viaggio

Scortati da due bus-navetta e preceduti da un’auto ammiraglia (come quelli veri!!!), tutti con lo stesso completo tecnico sponsorizzato e accomunati da un obiettivo comune, abbiamo pedalato per tre giornate, su un percorso suddiviso su tre tappe: Acqui Terme-Bra, Asti-Stresa e Superga-Oropa. E toccando i paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato, il sacro monte di Crea, la bellissima basilica di Superga, il santuario di Oropa, il lago di Viverone, aziende agricole e vitivinicole locali… Che poi, la pancia è la pancia e, inutile nasconderlo, sono arrivata a casa con 9 chili di riso, 6 bottiglie di vino e 5/6 barattoli tra confetture e composte (il tutto acquistato direttamente dai produttori…). Accolti da amministrazioni locali, sindaci e assessori, siamo stati trattati come dei piccoli Vip, ambassador del Patrimonio Unesco e delle bellezze del Piemonte.

Dalle bici più tecniche fino a tre mezzi a pedalata assistita, tutti hanno trovato il loro posto. A volte incitati, altre volte coccolati, dagli amici della Protezione Civile che ci ha accompagnati e dalla Croce Rossa che ci attendeva nei punti strategici.

Che mezzo ho usato:

Liv Invite (clicca qui per andare alla pagina con la descrizione del mezzo)

 

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