… porta con te la voglia di non tornare più.

Lo diceva Irene Grandi, nel 2003. Me la sono sempre tenuta nel cuore questa frase. Me la sono tenuta dentro quasi fosse un tesoro, un qualcosa da ripetersi quando tutto sembra andare male. E ogni volta che riempio lo zaino, anche se non si tratta di un lungo viaggio, mi sento un po’ così. Le mie cose, la mia vita, tutto dentro a quello zaino. Il bene e il male, il brutto e il bello. I sogni, i desideri, tutta quella voglia di vivere che non ce la fa più a stare dentro ad un corpo troppo piccolo. A orizzonti troppo piccoli.

E spesso la volontà di andare rimane schiacciata dalla paura, dal senso di inadeguatezza e da quello di “responsabilità”, così come trasmesso dai nostri genitori. Perchè non si fa. Perchè non sta bene. Perchè mollare tutto… poi chissà cosa dicono gli altri. E chi sarebbero gli altri? Voi vi lasciate fermare dai cosidetti “altri”? Vorrei rispondere NO, fiera di me stessa. Vorrei dire che la paura di fare un passo “troppo grande” e gli “altri” non mi limitano. Invece oggi vi racconto che è terribilmente difficile alzare la testa, emergere dal mare di piccoli preconcetti, costrutti, modus operandi in cui la società ci ha cresciuti.

Un mese fa, un conoscente, mi ha mandato un messaggio su FB:

“Ei ciao Tati! Ti scrivo perchè sono un po’ in paranoia e cercavo un po’ di pareri e informazioni. Taglio corto, mi son rotto il cazzo di lavorare 10 ore al giorno, vorrei dedicare più tempo alla montagna! Dannazione, ma come potrei fare secondo te? Io così …un po’ a naso pensavo che un lavoro stagionale da qualche parte sarebbe un primo passo per ricavarsi un bel po’ di tempo libero. Sia chiaro non ho nessuna intenzione di diventare un alpinista professionista e campare solo di montagna, mi sembra piuttosto infattibile. Così come la guida alpina. E quindi che faccio? Ci sarà un modo per coniugare lavoro e montagna immagino. Vabbè …delirio delle 22.40. Se rispondi son contento. Ciao!”

Uno di tantissimi, come me, giovani e meno giovani, che qua si sentono stretti. Che cercano, che vogliono di più. Forse che vogliono cose vere, concrete, che possono vivere e toccare. E quindi si mettono in spalla lo zaino della loro esistenza, fanno tesoro di quel che hanno appreso sino ad oggi, e vanno. Mi guardo in giro e sono tanti, tantissimi, quelli “in viaggio”, che vivono “alla ricerca di”. Qualcuno arriva ad un punto, si ritiene soddisfatto e smette di cercare. Altri, di cercare, non smettono più. Ma VIVONO. Intanto VIVONO!

La vita è corta, effimera, è un filo esile. È seta ruvida. Urge viverla.

Cosa ho risposto a questo mio conoscente? C’è bisogno di chiederlo?!?…

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