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Che la Valle d’Aosta mi piacesse me ne ero già accorta questa estate, facendo il mio giretto in tenda attorno al Mont Blanc e poi correndo quella immensa bellissima avventura che è stata la CCC. Altra cosa di cui sono sicura è che la prossima estate ho, tra gli obiettivi, la vetta del Bianco (sono anni che la devo fare, ma per un motivo o per l’altro viene sempre rimandata). Lo scorso fine settimana sono tornata nella bella terra in cui mi sento a casa (forse perchè tutti hanno la R come la mia?!?), per la precisione a la Thuile, e mi sono regalata una bella gita skialp fino in vetta al Bella Valletta e una mangiata coi fiocchi al rifugio Lo Riondet.

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Neve, neve e ancora neve, come non ne avevo ancora vista fino ad ora. Soffice e polverosa. Cristalli di giaccio che, lanciati in aria, si fanno nuvola bianca. Insomma, un sogno, da non voler più tornare a casa. Una meraviglia per gli occhi ma soprattutto per il cuore. Avete presente quando prendi gli sci, metti le pelli e parti. E vai senza pensare a quanto sarà lunga e a cosa ti aspetta. Vai e basta. Per il piacere di andare, di sentire l’aria frizzante che taglia le labbra e riempire gli occhi di queste immagini che ti danno da vivere per il resto della settimana? Ecco, per me è così. Ogni fine settimana la stessa storia.

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Ascesa al Monte Bella Valletta (2811 m) da La Thuile (1400 m circa) passando per La Joux .

Dislivello pos: 1400 m – Sviluppo da non sottovalutare

Siamo io e Rena. Il Menni, che mi ha regalato il febbrone + influenza dal quale ora sono appestata, è rimasto in hotel, dopo aver fatto tappa in farmacia (!!!). Il nostro trio scialpinistico ora è un duo. Ascoltando il consiglio di Alberto, amico e guida alpina della zona, si decide di partire a piedi da La Thuile e di imboccare la stradina che, immettendosi nel bosco, porta verso La Joux (indicazioni Cascate). Dopo un po’ di saliscendi e dopo aver lottato con qualche tronco, ci accorgiamo di una comoda traccia che, un po’ più in basso, si snoda lungo la valle. Già … come sempre le cose semplici a noi non piacciono. A dirla tutta la traccia è di un ciaspolatore che ci precede. Poco conta, la seguiamo. La neve ricopre i rami dei pini con il suo fare pesante. La vallata è completamente in ombra e i primi raggi di sole toccano le punte degli abeti sembrano strapparli fuori dalle coperte, risvegliandoli dal torpore della notte. E a La Joux il sole fa capolino dietro la montagna. Il panorama si apre e la nuova giornata si manifesta in tutta la sua meraviglia.

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Dal cartello che indica l’inizio del paesello di La Joux, che pende addormentato a quota 1600 m, pieghiamo a destra e iniziamo un simpatico sali-scendi nel bosco. Pare non sia passato nessuno in salita. Davanti a noi solo evidenti linee di discesa . Il freeride del Bella Valletta, facilmente accessibile anche dalle piste e abbastanza sicuro anche quando il rischio è abbastanza elevato, è molto frequentato. Una volta usciti dal bosco ci troviamo dinanzi ad una serie di “panettoni” da risalire e poi al vallone (tutt’altro che valletta!) che si apre immenso. Sbagliare è quasi impossibile.

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La salita al Bella Valletta è tecnicamente semplice ma lo sviluppo non è da sottovalutare. In cima niente croce di vetta, ma il caratteristico cippo in in pietra. Per giungere alla cima si sale una bella dorsale, attenzione alle possibili cornici.

E ora? E ora che siamo in cima? Beh… ora non resta che togliere le pelli e lasciare letteralmente scivolare le lamine, andando a riprendere la via di discesa oppure spostandosi sulle piste (dopo un bel tratto di appagante freeride) visibili sotto.

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Golosi… si nasce. E come avrebbe detto Totò “E io modestamente lo nacqui”. Come andarmene da La Thuile senza prima aver fatto tappa al Rifugio Lo Riondet? Famoso anche per aver partecipato ad una puntata del programma televisivo “Quattro ristoranti” di Alessandro Borghese, Lo Riodet è per me il rifugio dei sogni. Come ve lo racconto? Amore a prima vista, mi verrebbe da dire. Per tutto. Per lo stile, la cura di ogni singolo dettaglio, il sorriso e l’ospitalità (tanto apprezzati quanto mai scontati!) dei gestori, la cucina davvero ottima! Per i vestiti di Babbo Natale appesi (stesi!) in bella mostra, per l’angolo degli zoccoli, le tendine alle finestre e il pellicciotto caldo sui divanetti. Per gli chalet esterni e per… il costato di maialetto alla senape con le patate. Per le castagne al miele, la frutta secca nella grappa, la polenta valdostana. Il tutto cucinato dalle sapienti mani di mamma Paola, che è la cuoca. Con le ciaspole oppure con le pelli di foca, raggiungibile da Pont Serrand salendo il Sentiero dei caprioli oppure sulla pista 7 (variante Riondet).

Ringraziamenti: ABB Sace per l’organizzazione della gita, Alberto Miele per i consigli, Lo Riondet per l’ospitalità, Rena per avermi accompagnata in queste intense giornate (compreso l’accompagnamento speciale a Lo Riondet!!!), Menni per avermi attaccato questa bella influenza che se non l’avessi… forse ora non starei neppure scrivendo. Sarei al Vodala, a fare qualche risalita… e invece no, sono qua, febbricitante, che ricordo il fine settimana. Grande Menni!

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