SHITSTORM (A SFONDO SESSISTA) SULLA MINGOLLA

Desidero condividere, su Corda Doppia, un articolo scritto per la rivista Outdoor Magazine . Il pezzo prende spunto dall’episodio (spiacevole) che ha coinvolto l’alpinista Federica Mingolla dopo la partecipazione al programma televisivo “I Soliti Ignoti” e si pone come occasione per fare una duplice riflessione: da un lato quanto il binomio donna e alpinismo crei ancora (incredibilmente!) qualche “difficoltà” tra il grande pubblico, dall’altro l’importanza delle aziende e dei brand (di cui le alpiniste come Federica sono testimonial) nella creazione del sentire comune. Il senso dell’articolo è che la montagna, l’alpinismo e le professioni a essa legate possono essere canali attraverso i quali comunicare il concetto di parità di ruoli e responsabilità tra i generi. Quale è il ruolo delle aziende in tutto ciò? 

Donne e montagna, un tema che negli ultimi anni si trova sempre più sotto la luce dei riflettori. Le donne che vanno in montagna, che si rendono protagoniste di grandi imprese, che lavorano come Guide Alpine o che ricoprono cariche una volta riservate solamente agli uomini. Grandi conquiste che ci fanno pensare a un passato molto lontano? Non proprio se pensiamo che ancora nel 1911 Paul Preuss definiva la donna come “la rovina dell’alpinismo”, che ancora oggi le Guide Alpine donna in Italia sono solamente il 2%, che si è dovuti arrivare al 2017 perché il ruolo di vice presidente del Club Alpino Italiano fosse ricoperto da una figura femminile (si tratta di Lorella Franceschini). A novembre dello scorso anno ad Arco di Trento si è svolto il primo meeting delle Guide Alpine donna: incontro fortemente voluto da Anna Torretta, paladina della causa femminile che ha radunato le sue colleghe italiane per discutere sulla rappresentanza di genere nelle professioni di montagna.

IL CASO – Che la figura della donna, quando si parla di montagna, sia ancora offuscata dall’esistenza di un gran numero di pregiudizi, derivanti da un retaggio culturale maschilista e patriarcale, è cosa certa. Così come è evidente che la montagna, l’alpinismo e le professioni a essa legate siano oggi uno dei terreni sui quali giocarsi la partita che ha come goal l’assoluta parità di ruoli e responsabilità tra i generi. Questa riflessione nasce da uno spiacevole episodio accaduto qualche settimana fa sul profilo Instagram degli Alpinisti in Erba. Il profilo in questione sfotte, in maniera assolutamente simpatica, goliardica e non offensiva, alpinisti e arrampicatori. Il tono è canzonatorio e strappa sempre un sorriso, anche agli stessi protagonisti dei post. Solitamente il tutto si risolve in qualche battuta ironica e nel rumoreggiare dei fan della pagina che difendono i loro beniamini (sono passati dalle grinfie degli Alpinisti in Erba da Simone Moro a Messner, da Barmasse e Honnold, etc.). Questo però non è accaduto quando il post degli “Alpinisti” ha ripreso la partecipazione dell’alpinista Federica Mingolla al programma della Rai “I soliti ignoti”, dal quale peraltro è passato anche Moro.

Federica Mingolla ci racconta la “shitstorm” che l’ha investita dopo la partecipazione a “I soliti ignoti”, programma di Rai1: Federica, ci spieghi cosa è accaduto?

Una cosa veramente assurda (ride, ndr): ho partecipato al programma “I Soliti Ignoti”. Ero uno dei personaggi di cui, il concorrente, deve indovinare la professione. Qualche giorno dopo sul profilo Instagram degli Alpinisti in Erba è comparso il solito post nel quale si ironizzava sulla mia partecipazione al programma. E qui si è scatenata quella che in gergo viene chiamata “shitstorm”, insulti gratuiti e allusioni di ogni tipo, comprese quelle volgari. Alcune di queste sono state poi cancellate dagli autori stessi. Non è la prima volta che ricevo commenti a sfondo sessista. Succede a me come ad altre donne, soprattutto sui social. Simone Moro mi ha mandato un messaggio in privato dicendomi di non prendermela, perché spesso la gelosia genera mostri, soprattutto se sei una ragazza e di bell’aspetto.

Donne, alpinismo e atteggiamenti maschilisti. È una cosa che riscontri o in cui ti sei imbattuta?

Devo dire che all’inizio, appena mi facevo spazio nel mondo dell’arrampicata e poi della montagna, lo riscontravo di più. Con il passare del tempo e dopo alcune realizzazioni, probabilmente, mi sono “fatta un nome” e le persone hanno cominciato a portarmi più rispetto. All’inizio ero per tutti la ragazzina che voleva uscire dalla palestra e fare cose in montagna ed ero guardata con ironia. Probabilmente se fossi stata un ragazzo questo non sarebbe accaduto. In pochi mi hanno dato fiducia e mi hanno sostenuta, tra questi Adriano Trombetta.

Sappiamo che vuoi diventare Guida Alpina. Altro tasto dolente?

Vero, mi manca l’ultimo esame per diventare Aspirante Guida. Purtroppo quest’ultimo test è saltato causa Covid, spero di poterlo recuperare il prima possibile. Con gli altri allievi, in verità, mi sono sempre trovata molto bene. Ho incontrato tanti ragazzi, più giovani ma anche più grandi di me, che mi stimano e mi considerano alla loro altezza, e questo mi rende felice. Ho tuttavia un aneddoto divertente, accadutomi proprio a inizio corso, quando uno degli istruttori (non faccio nomi, ma uno di quelli più famosi e blasonati) mi si è avvicinato e mi ha chiesto: “Come mai vuoi diventare guida tu, che sei donna?”. Io sono rimasta un po’ basita, non capendo se scherzasse o meno. Poi, nel dubbio e visto che pareva volermi ascoltare, gli ho spiegato le mie ragioni. Il giorno dopo lo stesso istruttore è venuto ancora da me, mi ha stretto la mano e fatto i complimenti.

Le aziende e i brand, attraverso la loro comunicazione, possono farsi artefici del cambiamento?

Le aziende possono, devono farsi artefici di questo cambiamento. In molte si stanno muovendo in tal senso. La Sportiva per esempio, che ha chiesto a me e ad Amer Wafaa di raccontare, attraverso un cortometraggio, le nostre storie. 

Abbiamo a questo punto intervistato Luca Mich, Marketing Communication Manager di La Sportiva, sponsor di Federica. La domanda che gli abbiamo posto era assai complessa e articolata ma Luca non è solo un brillante Marketing Manager, ma anche una persona con una forte sensibilità soprattutto quando si parla di parità, non solo di generi, e di rispetto per l’umanità in quanto tale. Di tutta l’umanità. 

Anni fa scrissi un claim che riassumeva tutto questo: La Sportiva, il trucco è nel nome. Nel senso che La Sportiva, nonostante sia associata a un’idea di performance molto mascolina se vogliamo, basti pensare alla prevalenza maschile dei primi alpinisti e arrampicatori, è donna.

Clicca qui e sfoglia la rivista fino a pagina 29 per scoprire la nostra domanda e la risposta completa di Luca. 

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