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E nell’epoca in cui vince (in popolarità) chi più grida, sui social o nelle piazze, c’è anche chi, senza necessariamente urlare, decide di prendere i propri sci e dare il buon esempio. Il problema è che molto spesso, se non gridi, non riesci a far sentire la tua voce e soprattutto il tuo messaggio. Non riesci perchè tutt’intorno c’è troppo rumore. Quindi, che tu lo voglia o meno, che sia nelle tue corde oppure no, devi far vedere che ci sei. Ecco un esempio di chi, senza fare troppo baccano, fa il primo passo verso il cambiamento epocale.

Quando parli con Giovanni lo vedi che ci crede. Che ci crede proprio. In quello che fa e nel messaggio che vuole dare. E quasi riesce a contagiarti. Ti fa venire voglia di prendere gli sci e qualsiasi altro mezzo “ambientally correct” (credo di aver coniato in questo momento un nuovo neologismo!) e di raggiungere la vetta. Che poi, a pensarci bene, la metafora della vetta calza perfettamente: la cime, la meta, l’obiettivo. Tutto torna.

Ski Local è la campagna di Ortovox che promuove la pratica del proprio sport preferito “dietro casa”, evitando lunghi, dispendiosi e inquinanti trasferimenti. Significa uscire di casa con gli sci in spalla e, anzichè prendere l’auto, spostarsi con i mezzi pubblici (il treno è un’ottima alternativa), e/o con la bici (muscolare o e-bike) e poi ancora a piedi, per poi, finalmente, poter indossare gli sci. Giovanni è uno dei “local” che ha trasformato l’idea promossa dalla campagna in realtà, proponendo itinerario che, dalla stazione di Domodossola (280 metri sul livello del mare) porta in bici fino alle pendici del Gruppo Cistella-Diei (2900 m) sul confine Svizzero, pernottando presso l’Alpe Solcio (1700 m) e il giorno successivo salendo il bel canalone del Solcio. Per documentare il tutto si è fatto seguire da un fotografo e un videomaker.

Altro caposaldo dell’approccio Ortovox è, oltre al rispetto dell’ambiente, anche la condivisione dell’esperienza con i compagni di viaggio. “Le esperienze in quota più indimenticabili, poi, sono quelle condivise con gli amici: è più sostenibile, perché si viaggia insieme, più sicuro, perché ci si può aiutare a vicenda in caso di emergenza, e, soprattutto, si arricchisce l’esperienza dell’aspetto sociale”.

Non è il primo a fare questa esperienza e (si spera) nemmeno l’ultimo. L’approccio multidiscplinare e green alla pratica sportiva, soprattutto se si parla di montagna, sta prendendo sempre più piede. Niente mezzi a motore, portando con se tutto il necessario e riportandosi a casa tutto, per vivere una esperienza nella natura e facendo in modo che questa sia il meno impattante possibile. A impatto zero, sarebbe auspicabile.

La scorsa estate Carlotta Montanera ha affrontato il suo “Cammino Sostenibile” percorrendo in sei giorni e in maniera sostenibile L’Alta Via delle Dolomiti 4. Una vacanza? Sì, anche, forse. Ma prima di tutto un progetto, anche questo, comunicato in maniera seria e pensata sul proprio blog, con tanto di manifesto e dichiarazione di intenti. Abbigliamento sostenibile e di buona qualità, no alle stoviglie usa e getta, cibo sfuso e non in confezione monouso, cosmetici, creme e prodotti per l’igiene biodegradabili… Oltre all’impegno di riportare a casa tutti i rifiuti prodotti durante l’esperienza di viaggio.

“La rotta verso il cambiamento epocale, verso un processo di sostenibilità globale deve passare anche attraverso le nostre passioni. E questo è un buon modo per iniziare”

Photo by Carlotta Montanera, durante la seconda tappa del Cammino sostenibile

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