Ore 5 del mattino… la sveglia suona impietosa. Ma che cavolo di ore sono? E’ notte! Perchè mi “impegolo” sempre in certe cose! Se il Bianchetti non mi avesse detto “Taty, io salgo in furgone al Madesimo Freeride Festival. Una toccata e fuga perchè la sera devo essere a casa. Se vuoi c’è posto anche per te”… Se lui non avesse detto così, io non avrei chiamato Irene con fare supplichevole dicendo “Scusa, lo so che sono quella dell’ultimo momento, ma non è che hai un accredito stampa se faccio un salto al festival domani?”… Ecco, senza tutti questi SE, io ora, alle 5 del mattino, me ne starei a letto per le successive tre ore!

E invece eccomi in un bar a prendere il secondo caffè, mentre attendo il BianFurgone (che non è il furgone del BianConiglio, ma semplicemente il furgone bianco del #BiancoBianchetti #severomagiusto).

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Diversi caffè dopo, ore 9 del mattino. Il Village del Madesimo Freeride Festival è già operativo. I partecipanti vengono accolti e si possono iscrivere ai telemarkdiversi workshop e alle lezioni. C’è un po’ di tutto. Dal Telemark allo Speedriding, dal campo Arva allo sci ripido… Propendo, visto che è un “pallino” che ho da anni, per il Telemark. Per il materiale vado a “saccheggiare” il Village: scarponi da Crispi, sci da Scott. E con fare sorridente vado a conoscere il mio maestro per le prossime due ore. Luca Ciali, maestro di sci specializzato in Telemark e operante a l’Aprica, mi spiega che quella che andremo a fare è “telemark experience“, cioè un metodo innovativo che si propone di insegnare la sciata in stile telemark partendo non tanto dalla didattica ma bensì da una esperienza sensoriale. Il concetto è semplice: se fare telemark significa idealmente camminare, scivolando, sulla neve… allora la sciata telemark dovrebbe essere un qualcosa di naturale. Certo, dico io, con la testa “impostata” secondo la tecnica dello sci alpino (quindi peso in avanti ecc ecc) non è facile, ma seguendo le indicazioni di Luca, ammetto, nel giro di un paio di piste riesco ad accennarla. Scoperta, consapevolezza, conoscenza e qualità sono le fasi che portano, secondo questo metodo, al corretto apprendimento dello stile telemark.

Sfatiamo un mito: il telemark è faticosissimo perchè si basa su una serie di affondi. Non credo sia poi così vero! Al termine delle due ore non avevo assolutamente mal di gambe, cosa che invece mi sarei aspettata. La gamba anteriore (quando riuscivo a piegarla correttamente!!! Ahahahah! Abbiate pazienza sono una neofita imbranata!) non supportava il peso del mio corpo (come in un affondo tradizionalmente inteso) in quanto il peso se ne stava sulla gamba dietro.

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Insomma, grazie a Luca e a Giuliano Pederiva (che si è unito a noi nell’ultima discesa per constatare, curioso, cosa avessi appreso), la mia esperienza telemark è stata assolutamente piacevole e per niente faticosa. Direi… Promossi.

Info: www.telemarkexperience.com

E infine … che dire… quelli che sciano bene…. vanno così 🙂

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Ph. credits: Marco Zanin for Madesimo Freeride Festival

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