Neve, neve, neve! Finalmente neve (e non più sparata!) sotto le pelli. E bianco sugli alberi, bianco tutt’intorno, bianco nella testa e rosso nel cuore. Perchè a me la neve mette allegria, gioia di vivere. Adoro il rumore delle pelli, che trascino in maniera non troppo elegante e un po’ pesante; il crepitìo del rametto che si spezza sotto il mio “dolce dolcissimo” peso, il freddo che taglia il naso, che blocca le labbra e poi il sole che le riscalda. Amo quel silenzio, l’ovatta della neve. Amo il mio respiro, il battito del cuore che sale, il sangue che pulsa nelle vene, il sapore vago di sangue nella trachea. E poi rallentare, lasciarlo abbassare quel battito, lasciarlo andare quel sapore vermiglio. E niente. e guardarmi attorno, e far entrare insieme all’aria tutto il bello che c’è e rinchiuderlo nel cuore, laddove nessuno me lo possa togliere. E’ andata così. questo fine settimana, finalmente, è andata così. Passo del Tonale e Cima Paganella. Fresca in Tonale e sentiero nel bosco (con annessa discesa in pista su neve spaziale!) in Paganella. Partiamo dalla seconda, dalla Paganella appunto.

Ti svegli di buon’ora (il pomeriggio devi essere al lavoro a Bergamo) e decidi di salire per una pellata veloce e ripartenza altrettanto veloce, alla volta della Città dei Mille. La macchina è carica dalla sera precedente e, nonostante un muso che ti guarda un po’ ingrugnito dal tavolo della cucina, decidi di andare. #itsmylife e #amepiacecosìfatteneunaragione. Ma il navigatore è malefico e quando digiti Paganella pensa di doverti portare in macchina a 3000 metri. Lobotomizzata, mezza addormentata, lo segui fino a che non ti rendi conto di essere, con la tua Suzuki che se potesse ti direbbe #maseiscema? laddove osano solo le aquile. Ti fermi, reimposti Fai della Paganella (si trova a 41 km – volano imprecazioni di vario tipo) e riparti. Hai perso un’ora! Quasi a Fai guardi nello specchietto retrovisore e becchi Monica&Giordi che stanno andando a fare lezione ad Andalo. Salutano, saluto, fanno segno di fermarsi a bere un caffè. Giordi mi salta quasi in auto per salutarmi, Monica è elegantemente composta e la saluto con un bacio. Bello. Sono proprio loro a consigliarmi di salire per il sentiero Tre Tre, che parte (quasi) dal parcheggio di Fai (dal Santel di Fai della Paganella 1.038 m arriva fino alla Selletta 1.985m).

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L’itinerario di salita ripercorre il vecchio tracciato della pista, ora scomparsa, dove si svolgeva il trofeo Tre Tre. Frequentato da scialpinisti e ciaspolatori, permette di salire in sicurezza, stando lontani dalle piste (il cui permesso di salia è fino alle 9 del mattino). Il sentiero è in leggera salita, a gratti pianeggiante, senza tratti eccessivamente ripidi. Ben segnalato, è praticamente impossibile perdersi.

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Partenza Santel, tracciato tratteggiato verde fino alla Selletta

Tenere per Malga Zambana e, una volta giunti a questa, risalire (nel bosco o a bordo pista) fino alla selletta. Da lì è possibile, con altri 200 metri circa di dislivello, arrivare in cima. A parere mio il Rifugio La Roda merita sempre la fatica!!!

E sei in cima. Salendo hai conosciuto uno. Si chiama Giuseppe, è tornato ieri dal Nepal, ha 67 anni e #madonnaseviaggiasuqueglisci. E niente, lo guardi mentre ripone ordinatamente il suo materiale, avvolge le pelli in un guanto di seta, e la tua allegria sembra quasi sguaiata dinanzi alla sua eleganza. Lui vive qui, sa di montagna. Lui sa leggere dentro secondo me. E’ un mezzo stregone, ma di quelli che non lo capisci subito. Mi ha vista salire e mi ha detto “senso di libertà eh!?” e io… io non sapevo che dire, perchè mi sentivo esattamente così. E poi scendente insieme, su quella splendida. Bevete un prosecco in baita, per poi arrivare al parcheggio e infilare nuovamente, ognuno le proprie esistenze, in auto. E ripartire. Ma ora sono pronta, anzi più pronta, a ricominciare una nuova settimana. Grazie!

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