E poi succede che ti arriva una schermata di questo tipo, proprio mentre stai lavorando, nel bel mezzo della settimana. Perchè per individuare la meta per il week end si usa il Google maps, quello Pro, si intende.  E per questa modalità, strana e a cui non sono abituata, ci sto quasi prendendo gusto! Stranamente questa volta non si tratta di un luogo in cui non arrivano strade nè sentieri, ma una più turistica Val Formazza, in cresta al Piemonte e al confine con il territorio elvetico.

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E così ti ritrovi ad esplorare questa propaggine all’estremo nord del Piemonte per due settimane (qualcuno lo ha fatto addirittura per tre!) perchè è fondamentale percorrere tutti i sentieri (nessuno escluso, anche quelli inesistenti e che ti costringono ad uno snervante striscia striscia sotto le piante, che in confronto il Tetris è una bagatella!). Cose che per un attimo ti chiedi perchè, ma poi ci rinunci e ti godi il paesaggio. Che non manca di riservare sorprese.

Ricchissima di corsi d’acqua e laghi, la Valle è stata terra natìa di una fiera e orgogliosa comunità Walser. I bacini, tutti artificiali (almeno quelli di maggiori dimensioni) sono caratterizzati da alte e imponenti dighe. La prima che si incontra salendo da Riale, a tasso di fatica 0%, è quella di Morasco, atta a limitare l’omonimo lago e dal cui sbarramento si vanno a formare, un po’ di centinaia di metri più a valle, le Cascate del Toce. Qua tripudio di ometti in sneakers e famiglie felici a fare foto che manco i Japan in vacanza a Firenze. Ma io questa volta ho un ometto in FiveFingers che, per i test sulla neve, direi hanno proprio il grip che si conviene.

E si sale, costeggiando il lago e lasciandoselo infine alle spalle.

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I sentieri nella prima parte generalmente agevoli e a tratti addirittura corribili, si fanno presto più impegnativi, sassosi. In queste zone si svolge anche la BUT (Bettelmat Ultra Trail) che, visti i panorami, credo possa essere davvero una di quelle avventure da mettere in lista per un futuro non lontanissimo. Anche se per quest’anno, a dirla tutta, ad attendermi ci sono i 101 k della CCC e tanto mi dovrebbe bastare. Grazie a Giovanni Bonarini la mia preparazione è entrata nel vivo proprio in questo periodo, nonostante i continui cambi di tabelle e tutte le irregolarità di allenamento dettate dai miei impegni e viaggi di lavoro. Lui ha pazienza, sempre. Anche quando gli scrivo i miei obiettivi improponibili. Anche quando gli scrivo che mi sono ammalata (mal di gola, raffreddore, schifezze varie) e salto l’unico fine settimana in cui avrei potuto allenarmi su tre! Povero Giovanni… questa CCC sarà anche per lui.

Intanto si continua a salire, tra le rocce e i prati, che lasciano presto spazio alle ultime lingue di neve.

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Sulle quali ci troviamo presto a dover passare. Io più serena, con le mie scarpette, mentre l’uomo Five Fingers perde un dito più o meno ogni 100 metri. Ma non si lamenta, no che non si lamenta. Stoico, eroico, stup… endo, continua nella sua folle corsa verso l’assideramento totale di quelle pendici che una volta potevano definirsi piedi (piatti, gli avevo detto, ma pur sempre piedi!).

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A lasciarmi a bocca aperta, dopo 750 metri di dislivello da Riale, è il Lago del Sabbione. E ancora ghiacciato e la superficie è cosparsa di curiose geometrie. Penso che a volte sia sufficiente essere qui per dimenticare tutto lo stress della settimana, per non voler più tornare alla realtà. Poi ti accorgi che anche quella che stai vivendo è realtà, ma che ormai la vita della maggior parte di noi è così lontana da questi mondi, che sembrano essi apparirci alla stregua di un surrogato… Sospiro all’idea, ma sorrido perchè io ci sono, sono qua, sono viva e felice.

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L’alternativa è non costeggiare tutto il Lago di Morasco, ma seguire verso passo Nefalgiù e quindi infilarsi nella Val Vannino. Sicuramente più selvaggia e meno frequentata, passa in un pianoro bucolico e poi si inerpica tra sassi e tratti nevosi fino al passo.

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Da qua si scorgono, in fondo, il Lago del Vannino e il Rifugio Margaroli, sito proprio sulle sue sponde.

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Dopo una super mangiata di Polenta e Brasato al rifugio (TOP!!!) saliamo verso Passo del Gallo, in modo da non ripercorrere la stessa vallata che abbiamo asceso all’andata. Qua si apre un tripudio di fiori Rosa Barbie che fa sognare… ma l’indole romantica si placa presto, per via della discesa (su terreno ricco di detriti e sassi assolutamente appuntiti) che ci aspetta. E così, tra sofferenze e urla di dolore (sempre per le Five Fingers, perchè qua qualcuno non demorde) si giunge a Valle… molto a Valle. Ben sotto al parcheggio, in zona Cascate del Toce. Inutile menzionare un tentativo di taglio trasversale del versante (“perchè un sentiero c’è sempre”, “perchè se c’è un sentiero non può andare a morire”) finalizzato ad evitare di scendere fino a Valle. Tentativo miseramente fallito (il sentierto poi non esisteva) con conseguente perdita di tempo in un bosco verticale fatto di piante intrecciate, ortiche e cervi che ti passavano accanto a 1000km/orari… Se fate Passo del Gallo, vi prego, non tentate di tagliare… Il sentiero non esiste! E se lo dico io che vedo sentieri ovunque, potete starne certi! Scendete alle Cascate e risalite poi a piedi a Riale.

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