VUT, a poche ore dal via (Parte1)

Ansia. Il giorno stesso della gara ho avuto un attacco d’ansia. E non volevo partire. Lo avevo già scritto a mio padre: “Papà, questa volta non si va. Troppa ansia”. E lui mi aveva fatto l’ok col pollicione. Niente gara. Niente VUT.

“E poi ho lavorato fino alle 12,30…” E la gara partiva alla mezzanotte dello stesso giorno.

“E poi quest’anno non ho fatto le tabelle, gli allenamenti come si deve, le ripetute… Mi sono limitata a fare dei lunghi durante i fine settimana liberi e un po’ di bike”. Anche perchè fino a maggio ho fatto scialpinismo e di voglia di correre non ne avevo proprio!

“E poi non sono preparata, nè di testa nè fisicamente”… o almeno credevo di non esserlo.

E poi, semplicemente, mi faceva troppo male l’idea di ritirarmi o di non passare un cancello solamente perchè non avevo avuto il tempo di allenarmi! Avrei deluso me stessa e gli altri.

Ieri, ad un giorno da quello che considero un bellissimo quanto inaspettato successo, mia madre mi ha rammentato che “Sei sempre stata così, anche a scuola! Andavi a dare gli esami dicendo di non essere abbastanza pronta e poi tornavi a casa con 30…”.

Beh, io non so che cosa sia… sta di fatto che davvero io non mi sento mai all’altezza delle cose che vado a fare. Mi impegno, ci metto anima e cuore, e poi quando arriva il momento in cui dovrei dimostrare al mondo che anche io so fare qualcosa … niente… Mi autoconvinco che “tanto saranno tutti più bravi di me”. 

Per fortuna questa volta ha prevalso il senso del dovere e terminato di lavorare ho infilato tutto il materiale in auto e sono partita in direzione Chiesa Valmalenco per il ritiro pettorale. Senza dirlo al papà (perchè tanto non avrei passato il primo cancello ed era inutile fargli fare tutta quella strada per farmi riportare a casa piangente… Sì, perchè delusa da me stessa mi sarei messa a piangere sicuramente!). Il papà però si è accorto della mia fuga e mi ha raggiunta un paio di ore prima della partenza, pronto a farmi assistenza, comunque sarebbe andata. Quando l’ho visto gli sono corsa incontro e l’ho abbracciato. Ero già vestita con lo zaino in spalla, anche se mancavano due ore allo scoccare della mezzanotte. Mi veniva da piangere e un po’ anche da ridere. Mi ha dato dell’immatura, nonostante i miei 35 anni suonati.

Sopra di noi nuvole nere, lampi e tuoni, un percorso tagliato e modificato per ragioni di sicurezza. Previste bombe d’acqua. Insomma… il peggio del peggio. Un nodo alla stomaco. Tanta stanchezza. Tanta tensione. Due ore al via. Ho il numero 18 e una fottuta paura di cosa succederà questa notte.

(CONTINUA)

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