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Un’ora al via. Piove. Entriamo in griglia. Facce note (poche) e sconosciuti (tantissimi). Tutti con la stessa tensione in volto. Percorso ridotto (queste sono le info ufficiali) a 73 km e 4.900/5.000 D+, perchè al Ventina e alla Marinelli sicuramente non è consigliabile avventurarsi, soprattutto con i temporaloni previsti. E mi immagino di già, versione pollo arrosto, sbruciacchiata da un fulmine sui sassi del Ventina. Qualcuno ride, per alleggerire la tensione. Molti si limitano a sorridere e si preoccupano per l’outfit, e questa volta non per una questione di stile.

Trenta minuti al via. Voglio tornare a casa.

La maggior parte di noi non indossa i pantaloni antiacqua, “perchè poi ci sudi dentro”. Io decido che preferisco essere sudata e calda piuttosto che bagnata e fredda. Mio papà insiste per farmi indossare i guanti. Non sono convinta ma lo ascolto. Guanto in lana con sopra un guanto impermeabile (sì… proprio come quello del dentista) : sembro un cardiochirurgo! Guardo il mio guanto azzurro da dentista e sorrido. Perfetto per una operazione a cuore aperto. Accanto a me i bastoni, quei Masters nuovi nuovi che temevo non sarebbero arrivati in tempo per la gara. Ultime occhiate al telefono e un selfie-ricordo.

Dieci minuti al via. Piove a dirotto.

Paura. Paura di non arrivare, di non passare i cancelli. Paura di deludere me stessa. Brutta bestia la paura. Non riesco a partire a cuor leggero, come invece dovrebbe essere.

Un minuto al via. Via!

Il serpentone di giacche antipioggia si mette a correre attraverso le vie del centro. Campanacci che suonano e urla. Bravi, Bravi. Mi sento Davide tra un esercito di Golia. Mi sento minuscola. I piedi finiscono dritti dritti in una pozzanghera e le scarpe si riempiono di acqua all’istante. In cielo dei fuochi d’artificio bagnati accompagnano la nostra partenza. Il tifo per le vie del paese è qualcosa di indescrivibile. Sono tutti qua, sotto una acquazzone, a guardare quattro cretini che corrono sotto la pioggia. Ne ha dell’incredibile. Mi fa sentire bene. Ho ancora quella paura ma ora, tra un “brava” e un “forza”, sorrido. E ben presto le voci finiscono e si imbocca il nero del bosco.

Terminata l’euforia iniziale ognuno comincia a impostare il proprio passo. Io sono lenta e vengo superata da tanti e da tante. Anche da una ragazza con la giacca verde. Ha un buon passo. La lascio andare. Tanto questa chi la rivede più! Lo penso per davvero. “Questa chi la vede più… magari poi tanto scoppia… magari invece no!”. Freddo e acqua. La salita al rifugio Bosio, che col sole è un piccolo paradiso, è un inferno di tuoni e fulmini che sembrano così vicini. La pioggia non dà tregua ed si insinua ovunque.E si mischia al sudore. Cammino a passo spedito, ogni tanto il piede scivola tra un sasso e una radice. Non penso a nulla… ormai sono in gioco e si gioca. I lampi squarciano il cielo a metà. Ho ancora paura. I piedi diventano freddi freddi, tanto che mi pare di non sentirli più. Ogni volta che entrano in una pozzanghera (la cui acqua supera abbondantemente le caviglie) si congelano.

Il tempo passa. La mente è vuota. Sento solamente i piedi che fanno male. E l’acqua in viso. Prepotente. Finalmente arriva il rifugio Bosio. Un volontario mi dà un bicchiere di the caldo in mano e mi spinge dentro.

La saletta interna al rifugio è piena di noi, mezzi congelati, coi volti seri e tirati. Le donne che mi hanno passata. E i tanti Golia che mi facevano sentire piccola alla partenza. Eppure sono qua anche io, con tutti loro. E dentro si accende qualcosa. Penso che io sono una forte, che non molla e non ha mai mollato. Che sono una di montagna e che in fondo, questa, è solo acqua. Che la montagna è mia amica, da sempre. Non perdo un secondo, mi tolgo la maglia fradicia di sudore e acqua e ne indosso una asciutta. Rimetto la giacca, la chiudo bene benissimo e calco in testa la frontale. Intanto mangio una barretta. Il tizio davanti mi guarda stranito. Finisco il bicchiere di the, saluto tutti, anche quelli attaccati al calorifero elettrico e riparto. Piove, i piedi sono freddi e fanno male ma io sono forte. Lo sono per davvero. Come ho potuto pensare di non esserlo? Sono AlVento, ed è proprio quando sei AlVento che le avventura hanno inizio.

(CONTINUA)

 

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